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Un pubblico disinformato, bombardato da messaggi fuorvianti o ambigui, può finire per credere che torturatori e assassini siano “ribelli moderati”. È il caso, ad esempio, degli Stati Uniti, che il 20 febbraio 2024 hanno posto il veto a una risoluzione ONU per il cessate il fuoco a Gaza, pur lasciando trapelare posizioni contraddittorie. Poche settimane prima, il presidente Biden aveva definito il premier israeliano Netanyahu un “asshole” (“idiota” in italiano) per la gestione del conflitto, creando un’immagine ambivalente che distrae dalle reali intenzioni politiche.

La manipolazione mediatica nei conflitti

La propaganda in tempo di guerra può raggiungere livelli tali da riscrivere la storia per servire interessi strategici. Un esempio significativo si è verificato nel gennaio 2023, quando, per la prima volta, la Federazione Russa, erede di chi liberò Auschwitz, è stata esclusa dalle celebrazioni del Giorno della Memoria al Museo statale di Auschwitz-Birkenau. In parallelo, la proposta dell’Unione Europea di equiparare i simboli sovietici a quelli nazisti riflette un tentativo di delegittimare l’avversario, anche a costo di distorcere la storia come illustrato egregiamente in uno splendido volume scritto da Sara Reginella: “Le guerre che ti vendono.manipolazione e propaganda in Ucraina e altrove“, Edizioni Dedalo , maggio 2025

Questa manipolazione non si limita a screditare il nemico, ma può anche riabilitare alleati controversi. Un caso eclatante è la recente rilettura del nazismo ucraino, i cui echi arrivano fino ai giorni nostri. Il Battaglione Azov, con simboli come il sole nero e la runa Wolfsangel della SS Panzer Division “Das Reich”, inizialmente etichettato come neonazista in Occidente, è stato gradualmente sdoganato, grazie a un’operazione di riscrittura storica funzionale alla legittimazione del conflitto ucraino.

Le radici storiche dell’ultranazionalismo ucraino

La ridefinizione della storia ucraina, utile a respingere accuse di ultranazionalismo, affonda le sue radici nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale. Nel 1929, a Vienna, l’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN) fu fondata da gruppi di estrema destra. In un’Ucraina allora divisa tra la Repubblica Polacca (Volinia e Galizia) e la Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, l’OUN mirava a creare uno Stato indipendente, opponendosi sia ai polacchi che ai sovietici. L’organizzazione era caratterizzata da un marcato antisemitismo, considerando ebrei, russi e polacchi come nemici.

Con l’arrivo dei nazisti nel 1941, l’OUN proclamò l’indipendenza ucraina, accogliendo con entusiasmo l’esercito tedesco in chiave antisovietica. Durante l’occupazione nazista, l’OUN organizzò pogrom contro ebrei e polacchi. Tuttavia, Adolf Hitler, che disprezzava i popoli slavi, vide nelle aspirazioni indipendentiste dell’OUN una minaccia e fece arrestare il leader “Stepan Bandera”. Nonostante ciò, le milizie ucraine continuarono a collaborare con i nazisti nella persecuzione di ebrei e polacchi. Nel 1943 nacque l’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), braccio armato dell’OUN. Dopo la liberazione di Bandera nel 1944, questi si trasferì a Monaco, dove fu assassinato nel 1959 da un agente del KGB.

La riabilitazione moderna del nazismo ucraino

Oggi, l’immagine di Bandera è stata ripulita attraverso un’operazione di “whitewashing” che lo ha trasformato in un simbolo dell’indipendentismo ucraino. Ogni 1° gennaio, in Ucraina, si tengono commemorazioni per la sua nascita, mentre strade e monumenti vengono dedicati a collaborazionisti del nazismo. Nel 2010, l’ex presidente Viktor Juščenko proclamò Bandera “Eroe dell’Ucraina”, titolo poi revocato da un tribunale a causa del suo passato controverso.

La nostalgia per l’estremismo è visibile in gruppi come “C14”, noto per attacchi violenti contro rom e membri della comunità LGBTQ, e si è manifestata anche durante il movimento di Euromaidan (2014), che portò alla destituzione del presidente Viktor Janukovič. Sebbene non si possa etichettare l’intero movimento come estremista, la presenza di gruppi ultranazionalisti come Pravij Sektor, con la bandiera rosso-nera dell’UPA, e Svoboda, fondato da Andrij Parubij (ex leader del Partito Nazional Sociale Ucraino, con il simbolo della runa Wolfsangel), è innegabile. Questi simboli, un tempo fonte di allarme in Europa, vengono oggi ignorati o persino celebrati nel contesto della guerra ucraina.

Eroi controversi e silenzi mediatici

La normalizzazione di figure controverse è evidente in casi come quello di Denis Prokopenko, comandante del battaglione Azov, insignito del titolo di “Eroe dell’Ucraina” da Zelensky, o di Jaroslav Hunka, veterano delle SS ucraine, accolto con una standing ovation al Parlamento canadese. In Italia, il giornalista Massimo Gramellini ha paragonato il generale di Azov Abroskin Vasilevič a Oskar Schindler, mentre Alexei Navalny, celebrato in Occidente come oppositore del Cremlino, fu espulso dal partito Jabloko per le sue posizioni ultranazionaliste e la partecipazione alla Marcia russa, un raduno di estrema destra.

Un altro episodio significativo è il massacro di Odessa del 2 maggio 2014, quando estremisti di Pravij Sektor massacrarono decine di attivisti pro-federalisti e filorussi nella Casa dei Sindacati. Nonostante le denunce di organizzazioni come Amnesty International, che ha chiesto un’inchiesta imparziale, i media occidentali hanno minimizzato l’evento, contribuendo a occultare gli aspetti più controversi degli alleati ucraini.

Crimini di guerra e narrazioni selettive

Formazioni ultranazionaliste come Azov, Aidar, UNSO e Tornado sono state spesso ignorate dai media occidentali, nonostante rapporti di organizzazioni come Human Rights Watch e Amnesty International documentino crimini di guerra commessi a partire dal 2014, inclusi torture e violenze contro i civili del Donbass da parte del servizio di sicurezza ucraino (SBU), della Guardia Nazionale e di gruppi come Pravij Sektor e Azov. Un rapporto dell’OSCE del 2016 descrive in dettaglio queste atrocità, eppure i responsabili sono spesso celebrati come eroi in Occidente.

In ogni conflitto, i crimini sono commessi da entrambe le parti, ma la narrazione occidentale tende a occultare quelli degli alleati, mentre amplifica quelli del nemico. Per chi dubita di queste dinamiche, i rapporti delle organizzazioni internazionali offrono una lettura indispensabile per comprendere la complessità del conflitto ucraino.

Il potere della propaganda

La propaganda di guerra non si limita a distorcere la realtà presente, ma può riscrivere la storia per servire interessi geopolitici. La riabilitazione del nazismo ucraino, il silenzio sui crimini degli alleati e la demonizzazione del nemico riflettono una strategia di “marketing della guerra” che manipola l’opinione pubblica. Solo un’analisi critica e documentata può smascherare queste narrazioni, rivelando le contraddizioni di un sistema che, sotto la bandiera della democrazia, perpetua divisioni e conflitti.

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