Doveva succedere ed è successo: è uscita in Ucraina la prima biografia del generale Valery Zaluzhny, dal 27 luglio del 2021 all’8 febbraio del 2024 comandante in capo delle forze armate dell’Ucraina. L’uscita è interessante anche perché il volume, intitolato “Il generale di ferro. Lezioni di umanità” (Edizioni Vivat), è scritto da Lyudmyla Dolhonovska, che è stata che consigliere di Zaluzhny per le comunicazioni strategiche dalla metà del 2021 al marzo 2023 e ora lavora presso l’Università americana di Kiev. Il che porta dritto dritto a due considerazioni: è evidente che l’autrice conosce bene l’ex generale, ora ambasciatore dell’Ucraina a Londra; ed è presumibile che si tratti di una “biografia autorizzata”, o almeno di una biografia che a Zaluzhny non dovrebbe dispiacere.
Il punto chiave su cui ruota il libro è proprio il concetto di “umanità”. Per l’autrice Zaluzhny, pur essendo un “generale di ferro”, non ha mai perso il senso di umanità che lo contraddistingue. “È difficile provare empatia quando c’è così tanto dolore in giro”, scrive la Dolhonovska: “Sembra che l’anima non possa che indurirsi, indurirsi. Ma no, non ho sentito nemmeno una volta una nota di sottovalutazione, irritazione o disprezzo da Valery Fedorovich. Non si è perso, in questa guerra. Anche se ogni giorno vedeva cadere fratelli e sorelle. La giornata del comandante in capo inizia e finisce sempre con i rapporti, dove i numeri (morti, feriti, dispersi) formano una una responsabilità troppo pesante per una persona… Un giorno della primavera del 2022, mentre guardavamo le fotografie dal fronte, ho notato un soldato della 95a brigata morto pochi giorni dopo l’inizio dell’invasione. Un ragazzo bello e sorridente con il soprannome di Viking. Valery Fedorovich, in modo paterno, come se avesse saputo della perdita di una persona a lui direttamente cara, cominciò a sospirare e a scuotere la testa… quasi negli stessi giorni, nelle battaglie per Dovgenke nella regione di Kharkov, morì un soldato della stessa 95a brigata, il giornalista Alexander Makhov. La mattina dopo, quando ho visto Valery Fedorovich, ho capito senza che parlasse, solo dal suo aspetto, che stavamo pensando alla stessa cosa. Ha detto: “Ho scritto a Sasha proprio ieri sera: il tuo compito è restare vivo!”, gli ho detto. Come addio, ho portato dei fiori da parte nostra alla Cattedrale di San Michele…”.
“Quel periodo – dalla tarda primavera all’inizio dell’estate del 2022 – è stato quello delle nostre maggiori perdite”, scrive ancora la Dolhonovska: “I pesanti combattimenti continuavano nella regione di Lugansk e non si placavano nella regione di Kharkov e in direzione di Zaporozhye. Il nemico attaccava con il fuoco dell’artiglieria e noi non avevamo abbastanza armi e munizioni. Zaluzhny ha chiesto con amarezza e forza l’aiuto del Ministero della Difesa, del Presidente e del suo collega americano, il generale Mark Milley. In quanto comandante in capo, non era responsabile della fornitura di armi, ma era lui a dare ordini e ad ascoltare i rapporti dei suoi subordinati, che dicevano: “Signor comandante in capo, non abbiamo nulla con cui rispondere”.
Naturalmente non manca il racconto delle virtù propriamente militari di Zaluzhny e dei suoi successi nel bloccare l’offensiva russa in direzione della capitale Kiev. Ma quello che in realtà tutti si aspettavano da un libro simile era il racconto del dissidio tra Zaluzhny e Zelensky, che nel febbraio di quest’anno ha portato alla rimozione del generale, considerato dagli ucraini un vero eroe nazionale, arrivato a essere più popolare dello stesso Presidente e alla fine spedito nell’esilio dorato dell’ambasciata in un Paese super-alleato dell’Ucraina e dove i rapporti diplomatici, in realtà, non passano certo attraverso la sua mediazione.
E infatti questa biografia, nei Paesi anglosassoni dove è già uscita, viene presentata come un “Zaluzhny contro Zelensky”. La Dolhonovska racconta, e dove non racconta lascia capire, che i contrasti tra i due personaggi erano cominciati già prima della fallita offensiva ucraina dell’estate del 2023. Addirittura nel 2021, all’epoca del famoso “caso Razumkov”, che merita qualche parola. Dmytro Razumkov era il giovane politico emergente che nel 2019 aveva guidato la campagna elettorale del partito Servo del popolo, portandolo a conquistare la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. Zelensky l’aveva premiato mettendolo alla guida del partito stesso, poi facendolo membro del Consiglio di sicurezza e infine facendolo eleggere presidente del Parlamento. Rapida l’ascesa, rapidissima la caduta: a fine 2021 Razumkov perde tutto, il Parlamento lo destituisce dalla carica di presidente e Servo del popolo lo caccia. Secondo Zelensky, in quel periodo in pieno crollo di fiducia presso gli ucraini (gli istituti sociologici facevano ricerche sui candidati migliori per un’elezione presidenziale anticipata), Razumkov brigava contro di lui. Secondo molti, invece, Zelensky era disturbato dalla grande popolarità di quel potenziale rivale politico. Secondo la Dolhonovska, l’ufficio del Presidente fece pressioni su Zaluzhny affinché rilasciasse una dichiarazione critica nei confronti di Razumkov, cosa che il generale rifiutò di fare, segnando così l’inizio del distacco da Zelensky.
Il libro, inoltre, sostiene che Zaluzhny, presentendo il pericolo, già prima dell’invasione russa avesse chiesto l’introduzione della legge marziale e la mobilitazione generale. Zelenskyj e i suoi fedelissimi respinsero l’idea, temendo che potesse provocare il panico, e continuarono a minimizzare la possibilità di una guerra. Ancora: la Dolhonovska sottolinea che dopo il ritiro delle truppe russe dalla regione di Kiev, in conformità con i negoziati che furono successivamente bloccati dal Regno Unito e dagli Stati Uniti, l’amministrazione presidenziale cominciò a interferire nella pianificazione militare, ignorando l’esperienza dei soldati di professione.
L’approccio più prudente di Zaluzhny, incluso il suo consiglio di ritirarsi da Bakhmut per evitare vittime inutili, spesso era in conflitto con la posizione aggressiva di Zelenskyj. Non sono novità clamorose, molte di queste cose, sotto forma di voci o di notizie, erano già note. Ma la conferma di una insider come la Dolhonovska che, pur nelle condizioni durissime dell’invasione russa, la dirigenza ucraina non dimentica le lotte per il potere, anche a scapito di una divisione tra la leadership militare e quella politica.
Questa biografia raconta anche anche le tensioni generate dalla crescente popolarità di Zaluzhny. Le sue apparizioni sui media erano contingentate. Zaluzhny rifiutava le interviste per non aggravare le tensioni nei rapporti con la squadra del presidente. Nel complesso, un quadro non esaltante, soprattutto alla luce dell’andamento della guerra e del suo costo in termini di vite umane.
Fulvio Scaglione
