Tra i documenti trapelati dal Pentagono, uno, visionato dal Washington Post, fa riferimento alla capacità russa di finanziare la guerra in Ucraina. Il “leak” di Washington, che conferma da un lato la mole di documenti fuggiti dalla rete di sicurezza Usa ma dall’altro lato anche la capacità americana di penetrare la cortina russa, segnala un dato: Mosca sarebbe in grado di finanziare il conflitto per almeno un altro anno nonostante le sanzioni inflitte dall’Occidente.
La resistenza di Mosca alle sanzioni
I dati dell’intelligence statunitense, che non sono, va ricordato, esaustivi né necessariamente corretti, forniscono un quadro interessante. Il sistema russo, secondo questi leak, si è dimostrato capace di resistere e di rimodularsi in base alle sanzioni, evitando crolli di banche, istituti finanziari o colossi legati al Cremlino. Questo non significa che l’economia di Mosca sia florida, soprattutto perché il documento di marzo non tiene conto né degli effetti delle sanzioni nei mesi successivi e in quelli futuri né degli effetti a lungo termine del blocco del mercato petrolifero e gasiero in Europa. Tuttavia, l’impressione che si ha dalla fuga di documenti è che Vladimir Putin sia in grado di rimanere al potere anche grazie a un’élite che, indebolita e preoccupata dalle sanzioni occidentali, “è probabile che persista nel sostenere gli obiettivi del Cremlino in Ucraina” e nell'”aiutare Mosca ad aggirare le sanzioni”.
In questa disamina, seppure parziale, si confermerebbero gli avvertimenti di molti analisti sul fatto che non esista in Russia una particolare opposizione di vertice alle mosse di Putin, sia per timore delle reazioni del capo del Cremlino, sia per una relativa vicinanza alle sue decisioni sia anche per l’incapacità di creare consenso da parte degli oligarchi, visti non certo come potenziali leader politici ma anzi come fortemente legati al sistema di potere. Questo non significa che gli oligarchi e i funzionari dell’economia di Mosca non siano preoccupati dall’impatto della guerra e delle sanzioni, ma sembra in qualche modo certificare un sistema che al momento risulta in grado ancora per un anno di reggere l’urto dell’invasione dell’Ucraina, quantomeno a livello finanziario.
I timori cinesi
Questo è un punto essenziale poiché lo stesso Washington Post sottolinea che il documento non deve essere preso singolarmente, ma messo a sistema con tutte le variabili che servono a condurre una guerra, dalle munizioni al reclutamento, dalle strategie belliche fino all’impatto futuro delle sanzioni e di un mercato petrolifero quasi azzerato fino ad altre incognite legate alla leadership di Putin e al possibile ulteriore isolamento internazionale. In ogni caso, oltre a questi elementi, va anche ricordato che l’impatto delle sanzioni va visto anche nel modo in cui esse si propagano verso i partner russi, preoccupati da rimanere soggetti ai provvedimento occidentali, così come all’assenza di valuta estera nel sistema di Mosca. Non caso proprio il rappresentante della Cina alle Nazioni Unite ha chiesto nei giorni scorsi al Consiglio di Sicurezza di “fermare immediatamente le sanzioni unilaterali” contro la Russia. Per le aziende del gigante asiatico è fondamentale poter lavorare in territorio russo evitando inoltre che il sistema della Federazione collassi in futuro.
Il timore cinese e le aspettative Usa ed europee sulle sanzioni vanno quindi messe in parallelo con la volontà del Cremlino di continuare la propria guerra. A questo proposito, collegando anche varie dichiarazioni dei funzionari militari statunitensi e altri leaks dell’intelligence, sembra ormai certo che Putin possa proseguire nella sua “operazione militare speciale” almeno per un anno, e lo dimostra il fatto che anche il Pentagono sembra convinto che almeno per il 2023 non si apriranno finestre di opportunità per la fine del conflitto. In attesa degli effetti della controffensiva ucraina e del riposizionamento delle forze russe tra Donbass e altre aree del fronte, è probabile, anche alla luce delle varie analisi di intelligence e dei documenti trapelati, che si debba attendere almeno la fine dell’anno o il 2024. Un anno fondamentale anche dal punto di vista politico, con le elezioni presidenziali in Russia ma soprattutto negli Stati Uniti.
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