Dal prossimo anno aumenteranno le tecnologie a disposizione dei piloti dei Lockheed Martin F-35, specialmente quelle relative alle esercitazioni al simulatore. L’azienda statunitense, infatti, si è posta l’obiettivo entro la fine del 2020 di far sì che sia possibile connettere in rete tra di loro tutti i simulatori di volo presenti negli Stati Uniti, così da assicurare lo svolgimento in contemporanea delle esercitazioni. Ma se in un primo momento l’Aeronautica statunitense (Usaf, Us Air Force) è l’obiettivo diretto di Lockheed Martin nel futuro anche il Regno Unito avrà questa capacità, fungendo da trampolino per una sua potenziale estensione anche agli altri Paesi (tra cui l’Italia) che utilizzano il caccia multiruolo di quinta generazione. Lo scopo non è solo quello di aumentare l’interoperabilità tra le diverse aeronautiche, ma anche quello di ridurre i costi e permettere un addestramento dei piloti in scenari maggiormenti complessi in totale sicurezza.

La prima fase di sperimentazione

I primi test si svolgeranno nella base aerea di Nellis, Nevada, dove, da gennaio, i piloti dell’Usaf inizieranno l’ultima fase di sperimentazione del Distributed Mission Training (Dmt). Se tutto dovesse procedere per il meglio, allora i tecnici di Lockheed Martin inizieranno l’implementazione dell’hardware di tutti i simulatori dell’F-35 presenti negli Stati Uniti, che saranno collegati in un’unica rete capace di gestire –potenzialmente– un numero illimitato di connessioni, provenienti anche da migliaia di chilometri di distanza. A spiegare i prossimi passi è stato Chauncey McIntosh, vicepresidente di Lockheed per la formazione e la logistica del programma F-35, che ha spiegato, nel corso di un evento ad Arlington, come le prove di connessione portate a termine abbiano dato ottimi risultati. Il passo avanti è importantissimo, specialmente perché in questo modo sarà possibile ovviare al limite fisico che per utilizzare in tempo reali più simulatori obbliga a portarli nello stesso luogo.

La capacità di connettere in tempo reale simulatori posti a distanza tra di loro e di assicurare la piena ed effettiva funzionalità, però, non sarà l’unica novità nel prossimo futuro. Gli ingegneri e i tecnici di Lockheed Martin stanno, infatti, lavorando allo sviluppo di un sistema che possa connettere anche i simulatori di altri aerei, collegando tra di loro gli F-35 con i caccia Lockheed Martin F-22 Raptor e F-16 Fighting Falcon, così come l’aereo da sorveglianza e preallarme Boeing E-3 Sentry. L’obiettivo è quello di assicurare lo svolgimento di esercitazioni al simulatore nel corso del quale vengono utilizzati i principali velivoli in uso all’Usaf, così da preparare al meglio i piloti alla vita operativa.

I piani per il futuro

In prima linea nello sviluppo di simulatori sempre più avanzati e capaci di interpretare e rappresentare i dati raccolti nelle diverse operazioni, ovviamente, ci sono gli Stati Uniti, guidati dal centro di ricerca dell’Aeronautica che ha chiesto un aumento dei fondi destinati allo sviluppo di software per collegare i diversi simulatori in uso alle varie forze armate. Al momento al Distributed Mission Training di Lockheed Martin l’Usaf ha affiancato il programma Simulator Common Architecture Requirements and Standards (Scars), con l’obiettivo di rendere le simulazioni di volo sempre più interconnesse e con un software capace di analizzare e rappresentare un’elevatissima quantità di dati inseriti. Il primo contratto per continuare lo sviluppo del programma dovrebbero arrivare nel 2020, seguendo alla richiesta del 2018 inviata al Pentagono da 900 milioni di dollari per i prossimi 10 anni.

L’interesse delle industrie sembra elevato e la dimostrazione di ciò è la volontà di Lockheed Martin di connettere in un’unica e sicura rete i simulatori degli F-35. Il naturale proseguo dello sviluppo sarà la connessione con i software addestrativi degli altri aerei in uso all’Usaf, per poi continuare nell’integrazione con i simulatori in uso alle altre forze armate statunitensi. I pro superano di molto i contro, specialmente perché effettuare esercitazioni basati su scenari complessi potrebbe in futuro diventare meno dispendioso in termini economici e maggiormente sicuro, arrivando a simulare senza difficoltà anche conflitti su scala globale.