“Nel prossimo futuro i primi lanciatori del complesso Sarmat con un nuovo missile pesante andranno in servizio di combattimento”. Parola di Vladimir Putin che, parlando ai cadetti delle accademie militari, ha annunciato l’imminente dispiegamento in combattimento dei nuovi missili balistici intercontinentali in questione, progettati per trasportare testate nucleari.

Ricordiamo che a febbraio di quest’anno, la Russia aveva fallito un test missilistico intercontinentale in concomitanza con la visita del presidente Usa, Joe Biden, in Ucraina. Secondo due funzionari statunitensi citati allora dalla Cnn, Mosca aveva informato Washington in anticipo del lancio, il test non rappresentava un rischio e gli Usa non lo consideravano un’anomalia o un’escalation.

Andando ancora a ritroso nel tempo, scopriamo che in realtà i Sarmat, chiamati Satan-2 dalla Nato, dovevano entrare in servizio già nel 2022, dopo che Putin li aveva presentati al mondo intero nel 2018. Adesso il presidente russo è tornato a citarli, anche se non ha offerto alcun riferimento temporale specifico, limitandosi a parlare di un generico “prossimo futuro”.

Il ritardo dei Sarmat

I Sarmat, destinati a rimpiazzare i R-36M2 Voevoda, in servizio da 50 anni, sono in grado di volare a una velocità di 24 mila chilometri all’ora, pesano 208 tonnellate, possono contenere fino a 178 tonnellate di carburante e riescono a portare una testata del peso di quasi 10 tonnellate.

Sono gli Icbm di ultima generazione, i più avanzati tecnologicamente e che Putin ha avvertito “sono in grado di eludere qualsiasi sistema di difesa antimissile”. La gittata massima del Sarmat, aveva spiegato lo scorso anno una fonte militare all’agenzia Tass, è pari a 18mila chilometri, poco meno della metà della circonferenza equatoriale.

Numeri e caratteristiche sorprendenti ma, per la Russia, pesa il ritardo del loro dispiegamento, che sta procedendo più lentamente del previsto. Come detto, il Cremlino aveva annunciato, ad aprile 2022, che i Saramat sarebbero stati operativi entro l’autunno di quell’anno. Sempre nel 2022, Dmitry Rogozin, allora capo dell’agenzia spaziale russa, spiegava che i missili sarebbero stati schierati con un’unità nella regione di Krasnoyarsk in Siberia, a circa 3.000 km a est di Mosca.

Le parole di Putin

Nel suo discorso Putin ha affermato che la Russia continuerà lo sviluppo della cosiddetta “triade nucleare”, perché questa, a detta del leader russo, è la chiave per la sicurezza militare del Paese e per la stabilità mondiale. “Il compito più importante è lo sviluppo della triade nucleare, che è una garanzia chiave della sicurezza militare e della stabilità della Russia”, ha detto il capo del Cremlino.

“Già circa la metà delle unità e delle formazioni delle forze missilistiche strategiche sono equipaggiate con gli ultimi complessi Yars e le truppe vengono attrezzate con moderni sistemi missilistici con la testata ipersonica Avangard”, ha detto ancora il presidente russo.

La Federazione Russa, ha concluso Putin, continuerà inoltre a rafforzare le sue forze armate sulla base dell’esperienza “preziosa” fatta con l'”operazione militare speciale”, ovvero con l’offensiva in ‘Ucraina che va avanti da oltre un anno.