Mosca sembra aver imparato dai suoi errori. Lo avvertono le avanguardie ucraine che stanno sondando le difese russe lungo la linea che dovrà respingere la controffensiva delle truppe di Kiev. Pronte ad attaccare con l’inizio della stagione calda e la solidificazione del fango che ovunque fa impantanare tank e mezzi per il trasporto della fanteria meccanizzata.
Dopo 15 mesi di guerra, errori strategici e pesanti battute d’arresto e ritirate – fossero strategiche o meno – i generali del Cremlino coadiuvati dai capi banda della compagnia Wagner sembrano avere “imparato dai proprio errori”, annotano gli analisti occidentali. Ma chi potrà mai sfatare il mito che fosse solo una cruenta tattica di battaglia prima della fine della guerra?
Mosca “ha migliorato le sue armi e le sue abilità” in campo, scrivono su Associated Press. Le linee di difesa sono state fortificate per tutta la lunghezza del fronte: 1.000 chilometri. Ovunque sistemi jamming e apparati per la guerra elettroniche sono stati posizionati per ridurre al minimo il vantaggio concesso dai droni armati che le forze speciali ucraine hanno impiegato come silenziosi killer durante l’inverno, relegando aerei da combattimento ed elicotteri d’assalto a missioni in difesa.
La nuova strategia di Mosca
Come riporta l’Ap, Sir Richard Barrons, ex-generale britannico, “l’esercito russo ha costruito linee difensive da manuale”. Calibrando manovre e tattiche dopo le frettolose “ritirate da ampie aree delle regioni di Kharkiv e Kherson” dello scorso autunno. Questo a dimostrazione che le nuove e “mutevoli” tattiche russe sono frutto di un cambio di passo del Cremlino, che, insieme all’aumento delle truppe schierate sul campo dopo la mobilitazione, e al miglioramento delle armi schierate – si è lungo disquisito sull’assenza di sistemi d’arma più moderni ed efficaci fino a indurre a crede che tali sistemi “non esistessero” – potrebbero rendere assai difficile ogni rapido progresso sul campo per la parte di Kiev. Costringendo entrambe le armate sulle loro posizioni, per una lunga e devastante guerra di logoramento.
Se da un lato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky afferma che una serie di operazioni offensive – che non – senza annunciare l’inizio di una grande e unificata controffensiva – ha dichiarato che “i suoi comandanti hanno una mentalità positiva” riguardo all’ottenimento di una vittoria sul campo; dall’altra il presidente russo Vladimir Putin, ha liquidato l’ottimismo dell’antagonista, dichiarando che l’Ucraina non è riuscita a fare progressi e ha subito perdite “significative” durante la serie di attacchi sferrati lungo il fronte a quelle che vengono definite le “multistratificate” difese russe.
Stiamo parlando di fortificazioni ben improvvisate dagli ingegneri militari russi, che hanno disposto sul campo ostacoli anticarro come i vecchi “denti di drago”, bunker di comando e difensivi in cemento armato, fossati e campi minati di una complessità difficile da evadere, secondo quanto affermato da un rapporto del Royal United Service Institute (Rusi).

Basta pensare a Kherson e Kharkiv
Le dure sconfitte subite dall’Esercito russo nelle prime fasi del conflitto non possono più essere un punto di riferimento se si vuole guardare veramente allo stato delle cose sul campo di battaglia. “Le persone stanno ancora usando questi due successi, e sono stati successi, come punti di riferimento, il che penso sia ingiusto, irragionevole date le circostanze”, prosegue il generale intervistato da Ap, che sottolinea il miglioramento tattico dei russi, sia nell’utilizzo dei droni sia nella difesa dall’attacco/impiego questi ultimi mediante l’arretramento degli obiettivi chiave come quartier generali, comandi operazioni e depositi di munizioni che non sono più alla mercé dell’artiglieria ucraina indirizzata proprio da quegli stessi droni lanciati da piccole squadre avanzate. Segnale che dimostra come la Russia non fosse davvero preparata ad un’operazione su vasta scala – dovendosi trattare di un’operazione di “decapitazione” con l’ottenimento di obiettivi chiave in poche settimane – ma ha saputo adeguarsi.
Il generale Barrons si è soffermato inoltre sul drastico cambiamento nello schieramento di mezzi e uomini sul campo, che pare si stia traducendo in maggior numero di truppe schierate a proteggere la lunga linea del fronte e in uno schieramento tattico e ben ponderato dei mezzi militari, che non sono più ammassati in lunghe colonne e convogli, rendendosi facili prede di droni, missili e artiglieria. Essi hanno ricevuto un adeguato camuffamento – mimetico e termico – per non essere individuati con facilità.

Foto: EPA/YURI KOCHETKOV
Il morale è comunque basso: mancano le munizioni
Secondo le fonti della Nato il morale delle truppe russe, speso giovani poco addestrati, sarebbe da considerate tiepido se non addirittura basso. Mancano le munizioni e la presa di Bakhmut non rappresenta una vittoria tanto significativa da infiammare gli animi. Il coordinamento – in particolare modo con la milizia privata Wagner che sta fungendo da apri pista e come un comando “autonomo” sebbene con gli stessi obiettivi – è ancora scarso e la mancanza di una forza aerea capace di penetrare in profondità per supportare le truppe di terra, continua a rappresentare un grave handicap strategico per Mosca.
Come sappiamo infatti, le Forze Aerospaziali russe hanno subito gravi perdite della prima fase del conflitto senza ottenere la bramata superiorità aerea. Guardandosi bene dal penetrare nella profondità dello spazio aereo ucraino da quando è difeso dai letali sistemi anti-aerei forniti dai partner occidentali di Kiev.
L’incognita di una nuova guerra dell’aria
Sir Barrons non ha mancato l’occasione per ricordare quando sia “essenziale” per i vertici militari ucraini tenere sotto controllo gli aerei da guerra avversari. Mosca potrebbe aver pianificato nuove strategie per impiegare i suoi aerei e la controffensiva potrebbe essere “il momento in cui l’aviazione russa trova improvvisamente la sua capacità e il suo coraggio e si scatena … in tutta l’Ucraina”. Un’ipotesi che potrebbe vedere, anche in questo caso, lo schieramento di vettori più moderni dei precedenti: sebbene meno affidabili in battaglia come tutti i nuovi mezzi (pensiamo ad esempio ai Su-57).
Sul piano della guerra dei droni e della difesa/attacco missilistico, si è riscontrata – riportano i rapporti del Rusi – una strage di droni ucraini dopo il cambio di passo dei russi che inoltre hanno trovato il modo di trasformare vecchio munizionamento aeronautico da 500 chilogrammi in “bombe plananti“. Ciò è stato reso possibile da un modulo Gps e piccole modifiche. La capacità di queste munizioni fai da te consentirebbe di colpire obiettivi “fino a 70 chilometri di distanza”. E di questo munizioni d’epoca sovietica ce ne sarebbero a decide di migliaia negli arsenali di Mosca.

Vecchie armi e lezioni di storia
L’analista militare ucraino Oleh Zhdanov ha osservato all’attenzione di Associated Press come “Mosca abbia mantenuto” – in ogni caso e come più volte ribadito fin dall’inizio del conflitto – “un vantaggio numerico in truppe e armi, nonostante eventuali debolezze” che si sono in vero manifestate. Ricordando come la Russia “abbia sfruttato i suoi arsenali della Guerra Fredda, dispiegando carri armati risalenti agli anni ’50 per rimpiazzare le massicce perdite iniziali” mostrando come “vecchie armi possono ancora funzionare bene”, e aggiungendo che “non importa di quali carri armati si tratti; ne hanno migliaia”. Un concetto che è stato ripetuto allo sfinimento dagli analisti che in virtù delle dottrine di guerra del Cremlino non hanno mai sottovalutato la grandezza dell’Orso e le sue risorse nel lungo periodo: un grande e lento avversario che già nel Secondo conflitto mondiale ha dimostrato la smisurata quantità di uomini da chiamare alle armi in un continente sconfinato, solo dopo, considerare perdite e affinare le tattiche.
Se a questo si aggiunge che le forze russe in campo hanno imparato a fare i conti con quella guerra elettronica che fino a poco tempo fa sembrava “esclusiva” degli ucraini, a impiegarla come ci si attendeva dall’Esercito di una grande potenza globale, ad intercettare quelle stesse comunicazioni che hanno distrutto piani d’attacco e localizzato truppe in movimento per tendere imboscate e ricalibrare manovre tattiche per sfruttarle nello stesso modo, oltre a sapere rispondere più efficacemente all’uso di armi letali come il sistema Himars di fabbricazione statunitense; possiamo concludere che la controffensiva non sarà una passeggiata per i ragazzi di Kiev. E che le armate di Mosca, per quanto ferite nell’orgoglio, segnate da enormi perdite e provate dalla durata di una guerra inattesa, si confermano un avversario mutevole e duro da vincere.
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