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La Corea del Nord nella giornata di ieri ha effettuato il sesto test atomico della sua storia facendo detonare una seconda bomba all’idrogeno dopo il test del gennaio scorso. L’esplosione ha causato un sisma avente la magnitudo di circa 6.3 secondo i dati forniti dal servizio geologico statunitense (Usgs), fattore che ne fa ascrivere la potenza a circa 100 Kilotoni, ovvero circa 5 volte la bomba atomica di Hiroshima. Il test segue le dure prese di posizione degli Stati Uniti e dell’Onu successive al recente lancio missilistico di un vettore tipo Hwasong-12 avvenuto pochi giorni fa e rappresenta quasi senza dubbio il punto di svolta per l’arsenale atomico di Pyongyang.

La potenza della testata unita alla possibilità di essere montata su di un missile balistico (non sappiamo ancora se su un IRBM o su un ICBM alla massima gittata) ne fanno per la prima volta un’arma pari a quelle che si possono rinvenire negli arsenali delle altre potenze nucleari, e in seguito analizzeremo meglio il perché.

Occorre fare una premessa storica. I recenti e rapidi progressi del nucleare nordcoreano sono frutto di un iter di lunga data: tutto iniziò negli anni 50 con i primi rudimenti (di origine sovietica) in materia di energia nucleare, ma concretamente i primi veri sviluppi si ebbero nei primi anni ’60 quando fu costruito il complesso di ricerca per l’energia atomica a Yongbyon. Il primo reattore costruito dai russi (l’IRT-2M) divenne operativo nel 1965 e successivamente la Corea del Nord ne costruì autonomamente un secondo grazie alle forniture sovietiche, che proseguirono sino agli anni ’70.

Il combustibile atomico non è di certo un problema per la Corea del Nord, dato che Pyongyang possiede giacimenti di minerali di uranio, principalmente costituiti da uraninite (biossido di uranio), di alta qualità stimati in circa 4 milioni di tonnellate; grazie a questa risorsa naturale e al successivo aiuto anche della Repubblica Popolare Cinese è stato quindi possibile iniziare un programma per gli armamenti nucleari, cominciato negli anni ’80, che ha dato un forte impulso allo sviluppo della missilistica dato che per avere un deterrente nucleare rispettabile è necessario disporre di vettori adeguati, rappresentati in questo caso, dagli ultimi IRBM e ICBM tipo Hwasong-12 e 14 che risultano essere sempre più affidabili.

Nel 1985, a seguito della accuse degli Stati Uniti in merito alla costruzione di un reattore segreto a nord della capitale nordcoreana, Pyongyang aderì al Trattato di Non-Proliferazione Nucleare, ma senza firmare l’accordo di salvaguardia con l’Aiea (Agenzia Internazionale Energia Atomica) che venne ratificato solo nel 1992 sebbene non venne raggiunta l’intesa sulla ispezioni dell’Agenzia.

L’anno successivo la situazione infatti peggiorò quando venne negato il permesso di accesso a due siti sospetti agli ispettori dell’Aiea, sino a quando la Corea del Nord decise di ritirarsi dal Trattato di Non-Proliferazione Nucleare all’inizio del 2003, periodo in cui sia i vettori missilistici che gli ordigni erano in fase avanzata di sviluppo. Sviluppo che ha avuto un vero e proprio incremento esponenziale da quando è salito al potere Kim Jong-un. La capacità di dotarsi di testate atomiche è anche legata alla produzione di plutonio, sottoprodotto della fissione dell’uranio 238 nelle centrali nucleari: secondo gli ultimi dati il reattore da 5 Mw di Yongbyon sarebbe in grado di produrne 6 kg all’anno, sufficienti più o meno per un ordigno. Nel contempo però la Corea del Nord sta ultimando la costruzione, sempre che non sia già stata ultimata, di altri due reattori: uno sempre a Yongbyon della potenza di 50 Mw ed uno a Taechon di 200 Mw, senza considerare la possibilità dell’esistenza di altri reattori tenuta segreta.

Il test effettuato nella giornata di ieri è solo l’ultimo frutto dei progressi nella tecnologia atomica nordcoreana che, grazie alla miniaturizzazione degli ordigni, anche per merito della collaborazione russa, ora è in grado di armare i propri missili a raggio intermedio e lungo raggio con una testata atomica di potenza medio alta: se andiamo a guardare alla potenza del penultimo test atomico effettuato a settembre dello scorso anno (tra i 10 e i 30 Kton) possiamo dedurre che, grazie a questo test, presto la Corea del Nord sarà in grado di armare i propri missili con testate che potrebbero avere una potenza compresa tra i 400 Kton ed il Megaton proprio come i missili delle altre potenze nucleari del mondo.

Quello di ieri è il sesto di una serie cominciata il 9 ottobre del 2006 quando nel poligono di Punggye-yok, nel nord del Paese, è stato fatto detonare un ordigno sperimentale che, secondo Mosca, aveva una potenza compresa tra i 5 ed i 15 Kt (Kilotoni, ovvero equivalenti a mille tonnellate di tritolo) mentre secondo Corea del Sud, Francia e Stati Uniti era meno di un kilotone; esplosione avvenuta in un tunnel orizzontale scavato in una collina che ha provocato un sisma di magnitudo 4. Successivamente il secondo test, sempre sotterraneo, ebbe luogo nel 2009 nel medesimo poligono con una potenza stimata di 2,3 Kton che generò un sisma di magnitudo compresa tra 4,7 e 5,3 a seconda delle stazioni di rilevamento. La potenza andò aumentando col terzo test effettuato nel 2013: questa volta viene stimata tra i 6 e i 16 Kton a seconda delle fonti con una magnitudo compresa tra i 4,9 e i 5,1. Il quarto test, quello del primo ordigno all’idrogeno secondo gli esperti, effettuato a gennaio del 2016, generò un terremoto di magnitudo che si aggirava intorno ai 5,1 gradi della scala Richter con una potenza stimata tra i 7 ed i 15 Kton. Il penultimo test, effettuato a settembre del 2016 che fu il primo di un ordigno capace di essere montato su di un vettore missilistico a medio/lungo raggio, scatenò un sisma avente una magnitudo intorno ai 5,4 gradi ed una potenza stimata compresa tra i 10 ed i 30 Kton.

A questo punto occorre fare una precisazione “geologica” per capire come mai vi sia questa forbice così grande tra i valori della potenza e della magnitudo: i test atomici sotterranei generano onde sismiche paragonabili a quelle di un terremoto di media intensità e tramite l’analisi di queste è possibile risalire alla potenza dell’ordigno detonato.

Le onde sismiche di un tale evento infatti si propagano all’interno della Terra e possono raggiungere stazioni di rilevamento a grande distanza, proprio come avviene per i terremoti naturali.

In particolare vengono prese in considerazione due tipi di onde che sono generate dalla composizione delle onde principali generate da un sisma (le onde P di compressione e le onde S dette “di taglio”): le onde di Rayleigh e le onde di Love (dette Lg).  Attraverso semplici calcoli logaritmici effettuati sulle misurazioni dei sismogrammi si riesce a stabilire, con un certo margine di errore, la potenza dell’ordigno esploso. In particolare la potenza Y viene determinata dalla formula M=A+B Log Y dove A e B sono delle costanti che dipendono da quale sistema di misurazione della magnitudo viene utilizzato (ne esistono diversi) ed M è la misurazione della magnitudo data dalle onde P, S, Lg misurate dal sismogramma. Il margine di errore è dato da fenomeni di attenuazione dati dalla particolare composizione della Terra, che non è omogenea sia a livello di composizione che a livello di densità, da qui l’incertezza nel calcolo della potenza degli ordigni: stazioni di rilevamento diverse, e molto distanti tra loro, otterranno quindi dei valori diversi ma che comunque sono corretti in base alle loro costanti.

Occorre sapere che esistono 4 tipi di ordigni atomici che possono raggiungere al massimo determinate potenze, questo perché l’uranio ed il plutonio quando raggiungono una massa predeterminata, detta “massa critica”, innescano spontaneamente la reazione nucleare: dispositivi a fissione al plutonio 239 con potenze sino a 20 Kton (tipo la bomba di Nagasaki), dispositivi a fissione con uranio 235 di potenza compresa tra i 20 e i 200 Kton (come per la bomba di Hiroshima), dispositivi a fissione-fusione dove la reazione di fissione dell’uranio innesca la reazione di fusione degli isotopi dell’idrogeno (deuterio e trizio sottoforma di Litio 6) con potenze comprese tra i 40 Kton e i 20 Mton (Megaton, ovvero un milione di tonnellate di tritolo equivalente), dispositivi a tre stadi, fissione-fusione-fissione, che hanno potenze che superano il megatone e possono arrivare anche a 100 (la più potente fatta detonare dall’Urss, la Tsar Bomba, aveva una potenza di 57 Mton), che nonostante siano valide risultano essere molto “sporche”, cioè provocano un notevole fallout radioattivo, perché si possa pensare ad un loro impiego intenzionale. In molte testate nucleari moderne è possibile poi selezionare la potenza, alterando la quantità di materiale del primo stadio a fissione o agendo sulla velocità di reazione con un “ritardante”.