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La Casa Bianca ha pubblicato la parte non classificata della Nuclear Post Review (NPR) 2018 che delinea la postura strategica alla base delle opzioni nucleari conferite al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. 100 pagine in cui l’amministrazione Trump motiva lo sviluppo di nuove “armi nucleari a basso rendimento”. E’ ovviamente un’inversione di tendenza rispetto alla Nuclear Post Review del Presidente Obama ed una rottura anche nei confronti delle precedenti amministrazioni repubblicane.

La dottrina sostiene pienamente i programmi di modernizzazione nucleare attualmente in corso e riafferma gli impegni nei confronti dei trattati di non proliferazione. L’NPR del 2010 ha sostanzialmente rimosso le armi tattiche dall’arsenale statunitense. Nella nuova dottrina, l’amministrazione Trump riporterà in inventario le armi nucleari a basso rendimento. “Poiché i nostri avversari utilizzerebbero le armi tattiche (è una percezione, non una conferma) in conflitti scalari isolati, abbiamo bisogno di ulteriori opzioni per colmare questo vuoto di credibilità immaginato”. Ovviamente chiunque può inventare uno scenario che richiede una nuova arma. Difficile è invece spiegare l’inefficacia delle capacità nucleari esistenti.

La postura strategica statunitense

La deterrenza statunitense si basa su un arsenale in grado di scongiurare qualsiasi ricorso al nucleare: è il concetto della Distruzione Mutua Assicurata. Non è concepito in linea teorica per essere utilizzato per prevenire o durante un attacco convenzionale o in presenza di impiego di armi chimiche e biologiche sul campo. Il principio di base di questa postura è che nessun avversario avrebbe alcuna ragionevole possibilità di azzerare l’intero arsenale nucleare americano e sfuggire ad un apocalittico attacco di rappresaglia. L’infallibilità del ruolo di Presidente degli Stati Uniti gli conferisce questa precisa capacità di discernimento. Come parte vitale della deterrenza nucleare Usa, Donald Trump può autorizzare senza la dichiarazione di guerra del Congresso un attacco preventivo (First Strike) e di rappresaglia (Second Strike) in risposta alla rilevazione di testate nucleari nemiche in volo o pericolo imminente per sopravvivenza stessa della nazione. In sintesi: non esiste limite al potenziale uso della forza nucleare.

La triade nucleare degli Stati Uniti

Si legge nella sezione The Triad: Present and Future della Nuclear Post Review 2018

“Gli Stati Uniti attualmente gestiscono 14 sottomarini classe Ohio. Questi ultimi saranno sostituiti dalla futura classe Columbia strutturata su dodici unità SSBN. La forza Icbm annovera 400 missili Minuteman III a singola testata schierati in silos sotterranei e dispersi in diversi stati. Gli Stati Uniti hanno iniziato il programma Ground-Based  Strategic  Deterrent che prevede la modernizzazione della linea Minuteman a partire dal 2029. La capacità nucleare dell’Air Force, infine, si basa su 46 bombardieri B-52H e 20 B-2A stealth. Gli Stati Uniti hanno avviato un programma per lo sviluppo del prossimo bombardiere di nuova generazione il B-21 Raider. Il Pentagono incorporerà nell’F-35 la Dual Capable Aircraft in sostituzione della flotta F-15E (2020/2022)”. La doppia capacità dell’F-35 è ritenuta essenziale nella nuova dottrina strategica.

La garanzia politica USA

Lo scopo finale delle armi nucleari è il medesimo elaborato alla fine degli anni ’40: scoraggiare un attacco armato contro gli Stati Uniti e proteggere i suoi alleati. Per definizione, “gli asset nucleri sono uno strumento per impedire l’aggressione di qualsiasi tipo contro gli interessi nazionali e vitali dell’America”. E’ il concetto della garanzia politica. E’ il medesimo che si applica, ad esempio, per la bomba nucleare tattica guidata B-61 in Europa. Le B-61 dovrebbero rappresentare un deterrente strategico ritenuto in grado di dissuadere anche gli stessi alleati dallo sviluppare armi nucleari fatte in casa. Vanno quindi intese come una garanzia politica degli Stati Uniti, che ne detengono la proprietà e la discrezionalità, a protezione dell’Europa. L’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord è stata concepita per supportare logisticamente la presenza in Europa degli Stati Uniti. Parliamo di una strategia che proviene direttamente dalla guerra fredda. La responsabilità condivisa per le armi nucleari si basa sulla solidarietà degli alleati della Nato e l’unità di intenti a protezione dell’integrità territoriale.

Nella NPR 2018 si parla di integratori in riferimento alle armi tattiche. Come abbiamo più volte rilevato, il termine tattico è ambiguo e pericoloso poiché ogni arma nucleare impiegata è in realtà strategica. L’effetto di una resa tattica sarà sempre strategica. Se qualcuno attaccasse gli Stati Uniti con armi nucleari tattiche per definizione, la risposta sarebbe certamente strategica e non tattica. Il punto è che superando la linea, l’ultima volta nel 1945, la risposta sarà affidata alla rappresaglia termonucleare. E’ corretto dare le opportune definizioni.

Nel documento si spiega che “gli integratori miglioreranno la deterrenza”. Con il termine integratori ci si riferisce alle armi tattiche, le medesime (così come spiegato nella NPR) che utilizzerebbe la Russia nei conflitti regionali scalari.

Secondo i sostenitori della nuova Nuclear Post Review di Trump, in qualsiasi conflitto con la Russia sul fianco orientale della Nato, Mosca utilizzerebbe delle armi nucleari tattiche. I russi, secondo la visione statunitense, utilizzerebbero tali asset a potenza scalare puntando sulla riluttanza americana nell’impiegare la linea leggera e pesante Trident imbarcata sugli Ohio per un conflitto termonucleare che non avrebbe un domani.

“Correggere questa errata percezione russa è un imperativo strategico. Per affrontare queste sfide e preservare la stabilità della deterrenza, gli Stati Uniti miglioreranno la flessibilità delle opzioni. Le opzioni a basso rendimento sono importanti come deterrente nelle aggressioni regionali.  . Alzando la soglia nucleare i potenziali avversari non percepiranno alcun vantaggio nei conflitti scalari. Di conseguenza gli Stati Uniti manterranno la doppia capacità con l’F-35, lavorando con la Nato per migliorare la prontezza, la sopravvivenza e l’operatività della flotta DCA in Europa”.

Le armi nucleari non strategiche

La definizione che raggruppa “le armi nucleari non strategiche” è una reliquia della guerra fredda. In base al concetto scalare di un asset tattico, il suo impiego è teoricamente ritenuto isolato, limitato e proporzionale. Tuttavia ogni arma nucleare impiegata è strategica. Ciò è dovuto al crescente riconoscimento che qualunque utilizzo del nucleare avrebbe conseguenze strategiche. Ed è sotto la lente strategica che bisogna valutare il loro reale fine, cioè convincere l’avversario di non poter raggiungere i propri obiettivi pena una rappresaglia devastante. E’ questa la deterrenza, scopo primario delle armi nucleari negli arsenali degli Stati nazionali che li possiedono. Nell’aprile del 2009, l’ex presidente Barack Obama da Praga affermò che gli Stati Uniti avrebbero compiuto passi concreti per un mondo senza armi nucleari. Tuttavia Obama affermò anche che “fino a quando queste armi esiteranno gli Stati Uniti manterranno un arsenale in grado di dissuadere qualsiasi avversario e garantire la difesa degli alleati”. Il requisito primario della sicurezza nazionale statunitense è la protezione del proprio popolo, ma così come ha ricordato Obama, l’ombrello nucleare e convenzionale Usa si estende per oltre trenta stati in tutto il mondo. Il concetto di deterrenza estesa significa semplicemente che uno Stato fornirà la sicurezza ad secondo Stato paventando la ritorsione contro un terzo che potrebbe desiderare di attaccarlo. È un’estrapolazione logica della teoria della deterrenza. La deterrenza estesa impegna gli Stati Uniti ad entrare in guerra con un’altra grande potenza per proteggere uno Stato più vulnerabile. Quando gli Stati Uniti scelgono di garantire la deterrenza estesa ad un altro Stato, tale impegno include tutte le misure previste, comprese quelle nucleari.

La deterrenza è essenzialmente un’arma psicologica attiva sulle percezioni del potenziale avversario, ma perderebbe la sua efficacia senza una capacità credibile. I giudizi non possono essere determinati dalla moda, ma l’unica utilità positiva delle armi nucleari è il loro non impiego. Il concetto Dial-a-yield è puramente teorico e si basa sulla facilità di impiego a causa delle resa esplosiva relativamente piccola.

Trump avrà le testate a basso rendimento

Si legge nella NPR: “A breve gli Stati Uniti modificheranno un piccolo numero di testate SLBM per garantire un’opzione d’attacco a lungo termine. Svilupperemo inoltre un missile da crociera garantendo ulteriore diversità nelle piattaforme per capacità e sopravvivenza ed una preziosa copertura per i futuri scenari nucleari. La testata a basso rendimento Slbm garantirà un’opzione di risposta rapida. Con tale capacità contrasteremo ogni percezione errata di un gap sfruttabile nella deterrenza regionale. L’SLCM fornirà una capacità di risposta immediata nei contesti regionali. Il sistema SLCM per decenni ha contribuito alla deterrenza a protezione degli alleati in particolare in Asia. Inizieremo immediatamente gli sforzi per ripristinare questa capacità. La deterrenza invierà ai potenziali avversari un chiaro messaggio: il limitato impiego nucleare non offrirà alcun vantaggio sfruttabile”.

La NPR consta di diverse sezioni dedicate a Corea del Nord, Cina e l’Iran anche se l’obiettivo principale è chiaramente la Russia.

Confermato lo Status-6

Nella Nuclear Post Review (NPR) 2018 in merito alla Russia si legge testualmente: “Oltre a modernizzare i sistemi nucleari sovietici, la Russia sta sviluppando e dispiegando nuove testate nucleari e lanciatori. Ogni ramo della triade nucleare russa sta ricevendo numerosi aggiornamenti. Mosca sta inoltre sviluppando almeno due nuovi sistemi: un velivolo a planata ipersonica ed un nuovo siluro autonomo intercontinentale radioattivo a propulsione nucleare”.

Il Dipartimento della Difesa USA riconosce ufficialmente per la prima volta l’esistenza dell’Ocean Multipurpose System Status-6 soprannominato Kanyon dal Pentagono, siluro a propulsione nucleare con testata al cobalto. La Nuclear Post Review 2018 riafferma l’impegno degli Stati Uniti nei confronti della triade nucleare, ma non suggerisce alcun interesse per lo sviluppo degli AUV, Autonomous Underwater Vehicle, armati di testate nucleari.

La nuova Nuclear Posture Review rileva la diversità del programma nucleare russo ed il crescente numero di piattaforme che potrebbero essere equipaggiate con un carico utile nucleare o convenzionale, consentendo di espandere il loro arsenale senza violare il nuovo trattato START.

Lo Status-6

Lo Status-6, nome in codice Kanyon, sarebbe stato testato il 27 novembre del 2015 durante un’operazione segreta. Si tratterebbe di un’arma nucleare strategica in grado di contaminare i target economici delle coste nemiche come le aree di pesca ed i giacimenti di petrolio offshore. Il test dovrebbe essere stato eseguito da un sottomarino classe Sarov, progetto 20120. Il Progetto 20120, ispirato progetto PL 877B, implementa una propulsione radicalmente diversa da qualsiasi altro sottomarino in servizio. Alla propulsione diesel-elettrica standard è associato un reattore nucleare ausiliario designato VAU-6, evidentemente progettato per consentire al sottomarino tempi di immersione maggiori, grazie alla fonte di energia di backup. Il B-90 deriva chiaramente dalla classe Kilo, ma è un banco di prova sperimentale per sistemi d’arma e nuovi reattori. Lo Status-6 è stato progettato come sistema missilistico automatico di rappresaglia da piattaforme sottomarine senza equipaggio. Il Kanyon è concepito per affamare dal mare i sopravvissuti ad un olocausto nucleare creando delle zone radioattive morte a lungo termine. Costruito dal Rubin Design Bureau, il drone dovrebbe avere un’autonomia di 6.200 miglia, una velocità massima superiore a 56 nodi e sarebbe in grado di raggiungere una profondità di 3.280 piedi. Attualmente dovrebbero essere tre le piattaforme sottomarine progettato per lo Status-6. Il K-139 Belgorod Progetto 09852, evoluzione della classe Oscar II Progetto 949A, potrà trasportarne quattro. Il B-90 classe Sarov dovrebbe essere in grado di trasportarne due. Del sottomarino Khabarovsk, progetto 09851, simile alla classe Borei, non sappiamo quasi nulla. Gli Status-6 dormienti nelle profondità degli oceani, infine, saranno collegati a Perimeter, il sistema automatizzato russo per la rappresaglia termonucleare.

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