Porti e navi, nel Mar Nero adesso colpiscono duro anche i russi. E scoppia la crisi del grano

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Nella disattenzione generale, il ministro degli Esteri dell’Ucraina, Andriy Sibyga, ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU “in risposta agli attacchi alla libertà di navigazione nel Mar Nero”, dopo giorni in cui nessuna nave mercantile è riuscita ad attraccare in uno dei tre porti delle regioni di Odessa e Mykolaev, un fatto che non si verificava dal 2023, cioè da quando la mediazione della Turchia portò alla creazione in quelle acque del cosiddetto “corridoio del grano”. Che cos’è dunque successo?

Nulla di particolarmente complicato. Dopo aver subito una lunga serie di attacchi contro i suoi mercantili e le sue petroliere (tanto da dichiarare “non sicure” le acque della propria zona di competenza economica esclusiva), la Russia ha deciso di rendere pan per focaccia e ha cominciato a lanciare droni e missili sui porti ucraini (quello di Odessa è colpito quasi ogni giorno) e anche sulle navi che verso quei porti stavano dirigendo. I risultati sono arrivati in fretta: Maersk, il gigante danese della logistica, ha deciso di sospendere le operazioni da e per l’Ucraina, e subito anche gli altri operatori hanno preso decisioni analoghe. Il ministro Sybiga, com’è giusto fare da parte ucraina, ha accusato la Russia di “tenere in ostaggio la sicurezza alimentare globale… Questo è terrorismo umanitario ed economico… Milioni di famiglie in Africa, Asia, Medio Oriente e America Latina dovranno affrontare un’impennata dei prezzi e la fame se questo terrorismo continua”.

È certo che il danno per gli ucraini è notevole, arrivando questo blocco proprio all’apice della stagione del raccolto. Altrettanto vero è che agli ucraini della “sicurezza alimentare globale” e delle famiglie in Africa importava poco quando, bombardando le navi russe nel canale Don-Azov, portarono al blocco del traffico mercantile e a un aumento immediato del 4% del prezzo del grano. Il risultato di questo colpi incrociati è il grano a quotazioni da record (vedi tabella sotto), fenomeno inevitabile visto che Russia e Ucraina sono due dei maggiori esportatori di grano al mondo. Le stime indicano che la produzione annua tipica di grano in Russia è di quasi 90 milioni di tonnellate metriche, mentre l’Ucraina produce quasi 30 milioni all’anno la Russia rappresenta circa il 10% (con circa 90 milioni di tonnellate prodotte l’anno), mentre l’Ucraina circa il 3% (circa 30 tonnellate) della produzione mondiale di grano.

Perché allora di tutto questo si parla così poco? Perché nessuno ricorda che tutto questo è già avvenuto? Nel 2022 la Russia impose un blocco ai porti che strangolò le esportazioni agricole del Paese (una delle più importanti fonti di reddito), contribuendo a far salire i prezzi globali dei prodotti alimentari di oltre il 60%. Poi, appunto, arrivò il corridoio marittimo nel Mar Nero e l’Ucraina ha potuto esportare oltre 168,9 milioni di tonnellate di merci attraverso di esso, tra cui oltre 100 milioni di tonnellate di cereali. E dunque?

Le ragioni di questo silenzio sono diverse. La crescente e prevalente preoccupazione per la crisi nello Stretto di Hormuz e in quello di Bab al Mandeb. Una sorta di abitudine al conflitto tra Russia e Ucraina e ai suoi colpi di scena: gli ucraini martellano la Crimea e le sue strutture civili, i russi rispondono colpendo le navi e così via, in una guerra che si trascina e, settimana dopo settimana, cancella un numero crescente di regole. E poi le esigenze della propaganda, che impone di trasmettere solo buone notizie sulla resistenza ucraina.

Alla fin fine, però, l’apparente distrazione delle grandi capitali europee schierate con Kiev, da Londra a Parigi a Berlino, sembra rispondere soprattutto a un criterio di prudenza o, forse, di importanza. L’Ucraina è stata in grado di impedire alla flotta russa di occupare le acque del Mar Nero ma non è in grado di impedire ai droni e ai missili russi di colpire i porti e le navi al largo. Potrebbe farlo la Nato, che già pattuglia regolarmente quei cieli. Intervenire nel Mar Nero per garantire la libertà di navigazione a favore dell’Ucraina, però, vorrebbe in pratica dire dichiarare guerra alla Russia. E questo è un passo che, palesemente, nessuno vuole fare.