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La portaerei Cavour è partita alla volta degli Stati Uniti dove acquisirà la certificazione per poter operare con gli F-35B. Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha salutato l’equipaggio quando era ancora in navigazione nel golfo di Taranto accompagnato dal capo di Stato Maggiore della Difesa, Enzo Vecciarelli, dal capo di Stato Maggiore della Marina, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, e dall’ammiraglio Paolo Treu, comandante in capo della Squadra Navale.

Il ministro ha detto una frase particolarmente importante: “Si tratta certamente di un’attività di natura tecnico-operativa, ma con risvolti importanti sul piano strategico-militare per la Difesa e per il Paese nel panorama internazionale”. Il motivo è che dietro questa visita c’è effettivamente un elemento di particolare rilevanza nella strategia della Difesa italiana, e cioè la capacità di una portaerei di operare con gli F-35B. La missione di nave Cavour, dal nome “Ready for operation” vedrà infatti i marinai italiani impegnati per tre mesi in Virginia per operare con la versione “B” degli F-35 sulle portaerei. Sistemi d’arma che poi dovranno sostituire gli “Harrier” che, nell’arco di poco tempo, termineranno la loro vita operativa dopo il primo impiego sulla portaerei Garibaldi nell’agosto del 1991.

Gli F-35″B”, che hanno appunto lo scopo principale di essere imbarcati sulle portaerei in quanto a decollo corto e atterraggio verticale e soprattutto utilizzabili in particolare su piste perfettamente idonee come appunto quelle delle portaerei di ultima generazione, sono oggi uno dei pilastri dell’intero sistema Nato. Pochi sono i Paesi in grado di farne uso e sono altrettanto pochi quelli in grado di operare con una portaerei. L’Italia, grazie a questa certificazione, entra quindi nel ristretto gruppo di Stati con una portaerei in grado di operare con i velivoli di quinta generazione, composto da Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone. Un tema di particolare importanza se si pensa che Londra e Tokyo rappresentano i principali partner militari di Washington nei teatri operativi del Pacifico e dell’Atlantico.

Lo sfruttamento degli F-35B, per la Marina, risulta quindi essenziale non solo nell’ottica di una modernizzazione complessiva della Forza armata, ma anche per il sistema-paese nel momento in cui si richiede questo sforzo per entrare nel novero degli Stati in grado di proiettare la propria forza nei teatri operativi in cui è richiesta la presenza o la prossimità di una portaerei. Questione che ha creato anche un lungo dibattito tra analisti e militari per le distribuzione dei compiti tra Aeronautica e Marina.

La partenza del Cavour verso Norfolk è stata anche l’occasione per Guerini di parlare con il suo omologo americano, il generale Lloyd Austin, con il quale sono state dette parole di particolare interesse nell’ottica dell’impegno italiano e della Nato nel Mediterraneo, che è poi il punto fondamentale dei rapporti tra Italia e Stati Uniti. Guerini ha parlato della Libia, che “rimane tra le principali priorità nazionali” e nella quale “la Difesa contribuisce allo sforzo politico italiano di facilitazione del dialogo intra-libico e di pieno sostegno all’azione delle Nazioni Unite”. Ed è chiaro che la volontà di rafforzare la cooperazione militare (industriale e operative) tra Italia e Stati Uniti può essere anche una delle carte da giocare per avere Washington dalla propria parte nel momento in cui il Mediterraneo sta cambiando gradualmente e repentinamente la propria fisionomia.

In questo senso, le prime notizie che arrivano dalla Casa Bianca devono essere lette con molto interesse. Joe Biden ha fermato la cessione di F-35 agli Emirati Arabi Uniti e di armi all’Arabia Saudita che sono coinvolte anche nel conflitto libico in altre aree di crisi del Mediterraneo allargato. L’ambasciatore americano ad interim all’Onu, Richard Mills, nel Consiglio di sicurezza sulla Libia ha chiesto “a tutte le parti esterne, comprese Russia, Turchia ed Emirati Arabi Uniti, di rispettare la sovranità libica e di fermare immediatamente ogni intervento militare in Libia”. Facendo capire anche ad Ankara, alleato nella Nato, che la sua attività in Tripolitania non è più così gradita agli apparati del Pentagono, addirittura considerandola una forza esterna al pari di Mosca e Abu Dhabi. E lo stesso nuovo segretario di Stato americano, Tony Blinken, ha detto di essere “ansioso di collaborare” con l’Italia proprio su Libia e Mediterraneo.

Dalle parole, ovviamente, bisogna poi passare ai fatti. È chiaro che vi siano le premesse per un rapporto Italia-Usa dove si possa chiedere a Roma più impegno, ma anche più peso, nell’area mediterranea. La certificazione di nave Cavour per gli F-35B a Norfolk, in questo senso, non è una semplice prassi, ma anche un segnale preciso dell’America, visto che la stessa certificazione non può averla la Turchia, cui è stata bloccata proprio la cessione dei caccia multiruolo per la sua politica ambigua sul fronte Nato. “Un passaggio fondamentale su cui si concentrano le energie della Marina Militare, in un settore che allargherà ulteriormente le possibilità di cooperazione tra i nostri due Paesi, tra i pochi ad avere portaerei che imbarcano aerei di quinta generazione. Le importanti cooperazioni industriali transatlantiche in atto ci fanno guardare con soddisfazione e ambizione a nuove future opportunità di collaborazione” ha detto Guerini. Bisognerà capire come e quanto l’Italia sarà in grado di sfruttare questa nuova carta. Altri Stati sono pronti a cogliere le opportunità degli errori italiani da parecchio tempo.