Guerra /

Il 2020 ha visto, tra i suoi fronti caldi, il risorgere delle tensioni tra Cina e India per il controllo sul Kashmir, regione della catena himalayana contesa, in una partita a tre, tra Pechino, Islamabad e Nuova Delhi.

Il parossismo di questa nuova stagione di confronto tra i due giganti asiatici è avvenuto a giugno, quando nella regione del Ladakh, ed in particolare nella valle di Galwan, soldati indiani e cinesi sono giunti, letteralmente, a scontrarsi a colpi di mazze e sassi, provocando qualche decina di morti da ambo le parti.

A seguito di quell’episodio entrambi i contendenti hanno intrapreso un’accelerazione del processo di rinforzo della proprie Forze Armate, ma la Cina ha anche aumentato la velocità dei lavori infrastrutturali nella sua regione meridionale confinante con l’India: il Tibet occupato militarmente tra il 1949 ed il 1950.

Le ultime immagini satellitari che ci provengono da fonti aperte di intelligence hanno evidenziato come in prossimità della cittadina di Shigatse (nel Tibet sudorientale), il locale aeroporto stia per essere connesso alla rete ferroviaria, costruita a tempo di record. Le riprese mostrano, oltre ai progressi nella costruzione della linea, anche una nuova base per missili Sam (Surface-to-Air Missile), una serie di edifici che si ritiene siano degli acquartieramenti militari di supporto, ma soprattutto una qualche attività sotterranea, evidenziata da cumuli di terra di riporto e dall’individuazione di due ingressi nella montagna.

La costruzione di infrastrutture viabilistiche nel Tibet, soprattutto ferroviarie, non è affatto una novità: lo scorso anno lo stesso presidente Xi Jinping aveva posto l’accento sulla necessità di aumentare gli sforzi per l’ultimazione della linea ferroviaria Chengdu-Lhasa, facente parte del progetto Sichuan-Tibet Railway, che andrà a collegare l’esistente rete della Cina orientale con la capitale del Tibet passando per Ya’an e Nyingchi. La linea, formalmente, è per scopi civili: secondo i progetti sarà ad alta velocità, ovvero in grado di sostenere il traffico di treni che viaggiano sino a 200 Km/h, ma, come quasi sempre accade quando si tratta di un certo tipo di infrastrutture costruite dalla Cina, avrà un utilizzo duale.

La ferrovia, di cui si prevede il completamento entro il 2030, metterà in comunicazione gli snodi aeroportuali della zona e fornirà un importante aiuto alla logistica in campo militare, permettendo il rapido dispiegamento di mezzi pesanti. Guardando ad una carta geografica si capisce bene come l’infrastruttura sarà strategica per l’Esercito Cinese: collegherà località situate a poche decine di chilometri dal confine con l’India e dai territori contesi come il Dokalam, dove si ebbero scontri nel 2017.

Pechino lavora alacremente alla costruzione del suo reticolo stradale e ferroviario in tutta la regione di confine: proprio a ridosso del confine, presso il lago Spanggur Tso, uomini del genio hanno costruito a tempo di record una nuova strada più al riparo dallo sguardo dei militari indiani, arroccati sulla montagna in posizione dominante, e lo stesso tipo di lavori è stato effettuato anche in altri settori della Lac (Line of Actual Control), la linea di controllo effettivo che separa il Kashmir indiano da quello cinese.

Parallelamente la Cina ha fatto affluire nella regione, lentamente ma con costanza, sempre più uomini e armamenti: oltre ad aver costruito nuovi acquartieramenti proprio nella zona contesa, le basi aeree circostanti hanno visto aumentare la presenza di velivoli e altri mezzi. A ottobre dell’anno scorso, ad esempio, sulla base di Hotan, situata circa a soli 300 chilometri di distanza dal confine indiano, sempre la ricognizione satellitare ha individuato, oltre a un numero consistente di cacciabombardieri J-20, alcuni Uav (Unmanned Air Vehicle) da ricognizione di grosse dimensioni, capaci di voli di lunghissima durata anche di 30 ore, in grado quindi di garantire attività di ricognizione persistente e senza preavviso (al contrario dei satelliti la cui orbita è nota e perciò sono ampiamente prevedibili i tempi dei loro passaggi).

Sempre per quanto riguarda il dispiegamento di armamenti e altri sistemi, la Cina ha anche rinforzato il suo fronte meridionale dislocando nuove postazioni di radar a medio/lungo raggio, in modo da avere una qualche forma di allarme precoce in caso di attacco indiano.

Va anche ricordato come, nei passati mesi estivi, lungo tutta la regione che va dall’Aksai Chin sino al confine con l’Arunachal Pradesh, siano spuntati eliporti a macchia di leopardo: un altro segnale dell’importanza data da Pechino alla regione ed indice della non sottovalutazione, da parte del Politburo, della diatriba di confine che la contrappone a Nuova Delhi.

La rigida stagione invernale sul “tetto del mondo” sembra quindi avere solo rallentato questo processo di rinforzo dei confini meridionali della Cina, e la costruzione di nuove infrastrutture, che sta avvenendo a tempo di record, dimostra, ancora una volta, come Pechino guardi oltre il loro esclusivo scopo civile. La stessa filosofia viene utilizzata, infatti, anche nel quadro più ampio della Nuova Via della Seta (Belt and Road Initiative): i porti che le società cinesi stanno costruendo per conto degli Stati ospitanti tra il Pacifico Occidentale e l’Oceano Indiano sono concepiti non solo come scali commerciali, ma potenzialmente anche come basi logistiche per il naviglio militare.

 

Un Natale di pace per i Cristiani che soffrono
DONA ORA
Un Natale di pace per i Cristiani che soffrono
DONA ORA