Per la prima volta nella storia della Bundeswehr, la Germania ha una dottrina militare complessiva. Il ministro della Difesa Boris Pistorius (Spd) ha presentato una strategia che segna una cesura epocale per la politica di sicurezza tedesca e, inevitabilmente, per gli equilibri europei. «Vogliamo sviluppare la Bundeswehr fino a renderla l’esercito convenzionalmente più potente d’Europa», ha dichiarato Pistorius davanti alla stampa. Un’affermazione che suona come un vero e proprio programma per i prossimi decenni, in risposta a un mondo diventato «più imprevedibile e pericoloso».
Un piano in tre fasi
La strategia si articola in tre orizzonti temporali ben definiti. Entro il 2029, l’obiettivo è aumentare rapidamente la capacità di resistenza e difesa. Entro il 2035, la Bundeswehr dovrà consolidare il proprio ruolo di guida in Europa. Infine, la fase «2039 e oltre» si concentrerà sulle «capacità del dopodomani»: sistemi d’arma automatizzati, intelligenza artificiale, droni intercettori e difesa dai missili ipersonici.
Il tallone d’Achille del piano è però la manodopera. L’obiettivo è raggiungere 460.000 soldati in caso di conflitto, di cui 260.000 in servizio attivo. Attualmente la Bundeswehr conta circa 185.400 effettivi: servono quindi quasi 75.000 nuove reclute. Il ministero ha registrato nel 2025 un record di assunzioni (circa 25.000), ma i dubbi sulla sostenibilità del modello volontario restano. Alla domanda dei giornalisti, Pistorius ha risposto con una certa insofferenza: «Se i numeri non bastassero, valuteremo una leva obbligatoria su base necessaria».
Il paragone con la Finlandia è impietoso: Helsinki, che non ha mai abolito la coscrizione, potrebbe mobilitare 280.000 riservisti in pochi giorni da una popolazione di soli 5,5 milioni di abitanti.
Il nemico? La Russia
Per giustificare questo ambizioso piano militare serve un nemico. E il nemico, per il governo Merz e per l’establishment tedesco, è la Russia. Come ha sottolineato il ministro della Difesa tedesco Pistorius, Mosca impiega anche in modo selettivo «mezzi ibridi» – spionaggio, atti di sabotaggio, attacchi informatici e campagne di disinformazione – che «non sono più fenomeni marginali». Curioso che si parli di «sabotaggi» proprio mentre i magistrati tedeschi indagano su quello che potrebbe essere il più grave atto di sabotaggio della storia recente europea. Un atto di cui, stando alle indagini, non sarebbe responsabile la Russia, bensì l’Ucraina.
Ma di questo Pistorius non parla e afferma che Mosca mira a «indebolire la coesione dell’alleanza e a ottenere un disimpegno degli Stati Uniti dall’Europa», con l’obiettivo finale del fallimento della Nato e dell’espansione della propria sfera d’influenza nel continente. In questo contesto, sottolinea, la Russia «si sta preparando, attraverso il riarmo, a uno scontro militare con la Nato» e considera «l’uso della forza militare uno strumento legittimo per imporre i propri interessi».
Il clima politico evocato da Pistorius sembra il medesimo descritto da Christopher Clark nel suo I sonnambuli. Come l’Europa arrivò alla Grande guerra. Clark, in quel saggio, descrive i Pistorius di ieri, ovvero i politici dell’epoca, che apparivo appunto come dei sonnambuli, apparentemente vigili ma non in grado di vedere, ciechi di fronte alla realtà dell’orrore che stava per portare nel mondo.
Una postura bellicista testimoniata anche dalla notizia – su cui poi Pistorius ha fatto una mezza retromarcia – secondo la quale, dal 1° gennaio di quest’anno, tutti gli in età di leva tra i 17 e i 45 anni debbano avere un’autorizzazione del Centro Carriere della Bundeswehr per soggiorni all’estero superiori a tre mesi.
La riserva diventa centrale, anche a 70 anni
Per sopperire al deficit demografico, la nuova strategia punta sulla riserva, che dovrà crescere fino a 200.000 unità e diventare «cerniera tra società civile e forze armate». Il presidente dell’associazione dei riservisti, Bastian Ernst, ha già proposto di alzare l’età massima a 70 anni per non disperdere il capitale di esperienza professionale. Una soluzione che evidenzia quanto il cambiamento demografico stia già incidendo sulla pianificazione militare tedesca.
Accanto alle difficoltà di reclutamento, emerge un altro problema: l’opacità crescente sulla spesa per gli armamenti. Grazie alla riforma del freno al debito e ai fondi speciali, la Germania spenderà 108 miliardi di euro quest’anno, destinati a salire a 153 miliardi nei prossimi anni. Eppure, il ventesimo rapporto sugli armamenti del 2025 non è stato pubblicato. Le informazioni sui progetti, ritardi e costi sono state classificate come «riservate» in base alla nuova normativa sulla segretezza. Alla domanda della Berliner Zeitung, il ministero ha risposto che la misura è necessaria per «preservare la sicurezza militare».
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