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“I russi non stanno solo distruggendo Popasna. La stanno rimuovendo dalla mappa”. Nelle ultime ore decine e decine di attacchi missilistici, per la precisione 34, hanno colpito la regione di Lugansk e le sue città, provocando morti e feriti. Siamo nell’est dell’Ucraina, nel quadrante orientale teatro della seconda fase della guerra, nonché terra di conquista russa.

Il grido di allarme è stato lanciato da Sergiy Gaidai, capo dell’amministrazione militare regionale ucraina di Lugansk. Il suo nome, da sconosciuto che era, è ormai diventato una presenza quasi costante all’interno delle agenzie di stampa. “Due persone sono morte – una donna di Lysychansk e un uomo di Popasna”, ha appena scritto Gaidai su Telegram.

Ogni giorno Gaidai informa di quanto sta accadendo nella sua zona di competenza. Gli argomenti e i temi trattati, purtroppo, sono monotoni: luoghi bersagliati dai raid russi, edifici bombardati, numero di vittime e altre atrocità di guerra.

Morte e distruzione

Tornando a Popasna, le condizioni di questa città – o quel che ne resta – sono drammatiche. Da giorni l’esercito russo sta colpendo duro. Gli abitanti non riescono neppure a fuggire. Lo scorso 30 aprile il sindaco, Mykola Khanatov, ha fatto sapere che le forze del Cremlino hanno sparato su due bus per l’evacuazione di civili. La situazione era presto diventata talmente pericolosa che le autorità locali sono state costrette a sospendere le operazioni in attesa del ristabilimento di un minimo contesto di sicurezza lungo il percorso dei bus.

Sono settimane che bombe e missili cadono su Popasna come se piovesse. In un reportage del 14 aprile Afp ha fotografato il volto della città: la strada è una scena di devastazione, gli edifici – dalle abitazioni alle stazioni di servizio – sono state sventrate con una violenza tale che sono rimasti in piedi soltanto gli scheletri accartocciati dei loro tetti. Nessuna struttura è rimasta intatta e la maggior parte degli edifici risulta essere sventrata. Frammenti di vetro, legno e metallo sono sparsi per terra. Se un alieno arrivasse qui da Marte, senza sapere niente del conflitto, penserebbe che Popasna sia appena stata travolta da un tornado.



Una città strategica

Per quale motivo Mosca si è accanita contro Popasna? Colpa – si fa per dire – della posizione strategica della città. Basta dare un’occhiata alle mappe e incrociare le coordinate di questo centro urbano con l’obiettivo del Cremlino.

Nella fase due della guerra la Federazione Russa ha concentrato le sue truppe a est nel tentativo di conquistare quando meno il Donbass. E Popasna si trova in un’area chiave lungo la linea del fronte che separa lo schieramento russo da quello ucraino. Nel caso in cui la città dovesse definitivamente cadere, allora, da qui, gli uomini di Vladimir Putin potrebbero spingersi 50 chilometri a nord-ovest verso le città gemelle di Sloviansk e Kramatorsk, ovvero il principale hub militare dell’Ucraina a est.

“I distretti residenziali di Popasna e Rubizhne, nella regione di Luhansk, sono sotto il costante fuoco nemico”, informava, nei giorni scorsi, lo Stato Maggiore generale delle Forze armate ucraine. Nel frattempo gli attacchi missilistici rivolti verso Popasna non si sono affatto fermati. Con il risultato di aver quasi “cancellato dalla mappa” l’intera città.

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