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Il contrammiraglio Heidi Berg, direttrice dell’ufficio di intelligence per l’Africom, il comando Usa per l’Africa, ha affermato in un’intervista telefonica ad al-Monitor che due cacciabombardieri russi, presumibilmente Mig-29, ma potrebbe anche trattarsi di Su-24, pilotati da personale del Gruppo Wagner, sono precipitati in Libia negli ultimi mesi.

Non è chiaro se i due velivoli siano stati abbattuti, abbiano subito un guasto meccanico o si siano schiantati a causa di un errore del pilota: il contrammiraglio Berg non ha fornito indicazioni in merito.

Secondo quanto riferito dal quotidiano, il primo caccia sarebbe andato perso il 28 giugno scorso mentre il secondo il 7 settembre. Proprio il 7 un video che mostra un pilota russo in prossimità di un paracadute e una trasmittente in ambiente desertico ha cominciato a girare in rete.

Il filmato, della durata di due minuti, non è datato e, come riporta The Drive, non è risolutivo per capire se si tratti di un vero tentativo di salvataggio per recuperare un pilota appena abbattuto, o se sia semplicemente un filmato di un’esercitazione di ricerca e salvataggio in combattimento (Csar – Combat Search and Rescue). Il video però mostra elementi coerenti con l’espulsione da un cacciabombardiere monoposto di fabbricazione russa, e il pilota menziona che è stato espulso dal suo aereo e che si trova a circa 70 chilometri da una base aerea (senza specificare quale), ma non è visibile alcuna presenza di rottami di aerei o fumo.

Al termine delle riprese si nota un elicottero Mil Mi-24 (Hind in condice Nato) dalla livrea mimetica che ricorda quella in uso agli esemplari del Lna (Libyan National Army), ma che è anche simile a quelle usate dalla Russia sebbene, nell’esemplare del video, non si noti alcun contrassegno di nazionalità sulla fusoliera.

La persona che ha diffuso il filmato, Fighter Bomber, un sedicente pilota russo, ha poi riferito, sul suo account Instagram, che in realtà mostrava un esercitazione Csar, indicando appunto la mancanza di rottami o fumo e altre presunte discrepanze, inclusa l’assenza di tuta di volo del pilota, e sostenendo che la radio di emergenza R-855 che si vede non farebbe parte della normale dotazione di una missione di combattimento.

Il mistero però rimane, sostenuto proprio dalle parole del contrammiraglio Berg. Sappiamo, come ha anche ricordato la direttrice dell’intelligence dell’Africom, che a maggio sono giunti in Libia almeno 14 cacciabombardieri russi, dislocati nelle basi aeree di al-Jufra e al-Khadim, che hanno preso parte a operazioni in sostegno delle forze di Khalifa Haftar.

Sino a oggi non è mai stato chiaro se ai comandi dei caccia ci fosse personale russo: il comando americano per l’Africa non aveva mai ufficialmente affermato una tale possibilità. Ora sembra quindi trovare conferma quello che era solamente un sospetto.

Mosca ovviamente nega di avere forze militari in Libia, ma ancora l’Africom ha ribadito come i militari russi siano ormai stanziali nel Paese. Circa 338 voli cargo russi, infatti, sono arrivati in Libia dalla Siria tra novembre 2019 e la fine di luglio, ha detto il contrammiraglio Berg, citando un rapporto delle Nazioni Unite riportato da Reuters la scorsa settimana. A bordo dei velivoli armi, mezzi ma soprattutto personale militare che ha fatto aumentare il numero di operatori del Gruppo Wagner sino a circa 3mila, che si aggiungono ai 2mila mercenari siriani che combattono al fianco dell’esercito del generale Haftar.

Nonostante le smentite esistono però prove schiaccianti che inchiodano la Russia. Recentemente l’Africom ha pubblicato fotografie satellitari che riprendono un accampamento nei pressi di Sirte dove sono riconoscibili dei veicolo blindati 4×4 Tigr russi oltre a del personale militare inquadrato e l’aeroporto di al-Khadim, in Cirenaica, dove si notano due velivoli da trasporto tipo Ilyushin Il-76, due sistemi da difesa aerea Pantsir-S1 (Sa-22 Greyhound in codice Nato), ma soprattutto una coppia di cacciabombardieri Sukhoi Su-24, velivoli impiegati principalmente per l’attacco al suolo.

Secondo il comando americano si tratterebbe di mezzi e velivoli operati dai contractor russi del Gruppo Wagner che “sta dimostrando un totale disprezzo per la sicurezza e la protezione dei libici” come ha detto il generale dei Marines Bradford Gering, direttore delle operazioni, lo scorso 15 luglio. “Le tattiche irresponsabili del Gruppo Wagner prolungano il conflitto e sono causa di sofferenze inutili e della morte di civili innocenti. La Russia ha il potere di fermarli, ma non la volontà”.

Del resto la volontà di Mosca è quella di mantenere una presenza stabile in Libia, che oltre ad avere risorse energetiche importanti, localizzate proprio nell’entroterra tra Sirte e Sarir, quindi sotto controllo di Haftar, ha una posizione strategica nel Mediterraneo essendo molto vicina all’Italia, il fronte sud della Nato, e su un tratto di mare attraversato da importantissime linee di navigazione commerciale. Sappiamo che la Russia vorrebbe avere una base, magari proprio in Cirenaica, che se dotata di sistemi missilistici come quelli presenti in Siria, a Hmeimim/Latakia, ne farebbe una bolla A2/AD pericolosamente vicina al nostro Paese, e soprattutto in grado di controllare un vasto tratto di mare e di cielo tra i più trafficati e strategici del mondo.