Sabato, secondo The Times of Israel. Forse domenica, secondo la Cnn. Ma il dato fondamentale è che gli ostaggi israeliani prigionieri nella Striscia di Gaza dal giorno in cui, due anni fa, i terroristi di Hamas uccisero altri 1.200 israeliani, stanno per tornare in libertà. Erano 251 il 7 ottobre del 2023: 148 sono tornati vivi a casa grazie ai diversi scambi (ostaggi per detenuti) realizzati nel frattempo; ne restano 48, dei quali solo una ventina ancora vivi. Nello stesso tempo le truppe israeliane si ritireranno da gran parte della Striscia, anche se non dal Sud, dalla zona del valico con l’Egitto di Rafah, da dove in seguito dovrebbero ricominciare ad affluire gli aiuti per la popolazione gazawi. E questo è certamente un punto “sospetto”, perché l’esercito israeliano continuerà comunque a controllare (oltre ai confini di aria, mare e, a Nord, anche di terra) l’unica fonte di vita per i palestinesi.
Le due parti hanno commentato da par loro la “firma” di questa prima parte dell’accordo, che indubbiamente spiana la strada all’implementazione dei capitoli successivi (venti in totale) del cosiddetto Piano Trump. Netanyahu, che in due anni di massacri non ha sradicato Hamas né è riuscito a liberare gli ostaggi, ha ringraziato “i valorosi soldati dell’idf e tutte le forze di sicurezza: è grazie al loro coraggio e al loro sacrificio che siamo giunti a questo giorno. Con l’aiuto di Dio, insieme continueremo a raggiungere tutti i nostri obiettivi e ad espandere la pace con i nostri vicini”. E ha convocato una riunione del Governo per confermare l’applicazione dell’accordo. Vedremo che cosa diranno i vari Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich, che non hanno smesso di invocare la pulizia etnica a Gaza.
I portavoce di Hamas, invece, dopo aver ringraziato Donald Trump e i Paesi mediatori Egitto, Qatar e Turchia, hanno affermato “che i sacrifici del nostro popolo non saranno vani e ci impegniamo a rimanere fedeli alla nostra causa e a non abbandonare mai i nostri diritti nazionali finché non saranno conseguite la libertà, l’indipendenza e l’autodeterminazione“. Proprio quando, a causa anche delle loro azioni follemente omicide, la prospettiva di uno Stato palestinese sembra più lontana che mai.
Intanto Donald Trump annuncia un viaggio a Gerusalemme e un discorso alla Knesset, dove presumibilmente raccoglierà l’applauso della maggioranza dei parlamentari, ben consci che, senza l’appoggio politico e militare degli Usa di Biden e di Trump, Israele non avrebbe potuto e non potrebbe concedersi le continue violazioni del diritto internazionale di cui è protagonista. Ma questo è domani e dopodomani e chissà quanto altro tempo ancora. Oggi quel che conta è la libertà per gli ostaggi e la fine delle bombe sui civili palestinesi.
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