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Il ministro della Difesa russo, Sergej Shoigu, nelle scorse ore è tornato a parlare di Mariupol. O, per meglio dire, di quelli che secondo la visione di Mosca sono “territori liberati” dalla presenza ucraina e dove ora “la vita sta tornando alla normalità”, come ha detto lo stesso ministro. Parole, quelle di Shoigu, difficili da decifrare. Perché da un lato ha parlato del fatto che Mariupol può considerarsi sotto il pieno controllo russo. Dall’altro però ha evidenziato come ancora, all’interno dell’acciaieria Azovstal, sono presenti almeno duemila militari ucraini. Una “sacca” però non ritenuta importante nell’economia del conflitto, da tenere al sicuro almeno in vista delle celebrazioni del 9 maggio, e di cui si sarebbero persi i contatti: “Non riusciamo più a comunicare con chi è all’interno”, ha dichiarato il primo cittadino dell’amministrazione ucraina di Mariupol.



Cosa sta accadendo in città

Lo scorso 21 aprile proprio il ministro Sergej Shoigu, recandosi al Cremlino dove ha incontrato (a favore di telecamera) il presidente Vladimir Putin, ha dichiarato che oramai Mariupol è sotto il controllo delle forze russe. Eccezion fatta però per l’acciaieria Azovstal. Un grande complesso industriale situato nella parte meridionale della città e che prima della guerra costituiva l’acciaieria più grande d’Europa. Nella fitta ragnatela di bunker e cunicoli si sono asserragliati migliaia di combattenti ucraini che non vogliono arrendersi, nonostante per loro non c’è più alcuna possibilità di ribaltare le sorti della battaglia. In quel 21 aprile Putin ha dato l’ordine di non procedere con l’assalto finale su Azovstal. Sarebbe costato molte vite umane, sia tra i propri soldati che tra i civili che soltanto da alcuni giorni sono stati fatti (ma solo in parte) evacuare. Per Mosca l’importante è perimetrare l’area dell’acciaieria, così da iniziare a pensare al controllo della città conquistata.

Secondo l’intelligence ucraina, la Russia ha tutto l’interesse di ridare il prima possibile una parvenza di normalità a Mariupol. La direzione generale dei servizi di sicurezza di Kiev, ha fatto presente che soldati ma anche prigionieri e cittadini hanno iniziato a essere impiegati nella pulizia delle strade, nelle rimozione dei detriti e nella preparazione di una parata da svolgersi il 9 maggio. Nel giorno cioè in cui i russi celebrano la vittoria sul nazifascimo. Una vittoria da voler festeggiare anche nel centro di Mariupol, dove oramai non si vedono più bandiere ucraine, ma solo quelle russe, oltre che rosse (le quali riproducono la bandiera sovietica issata a Berlino nel 1945) e della Repubblica Popolare di Donetsk.

La parata che qui dovrebbe svolgersi, a pochi passi anche dal teatro bombardato a marzo durante una delle fasi più cruente della battaglia, avrebbe un forte significato simbolico. Mariupol era contesa dal luglio 2014, mese in cui le forze di Kiev l’hanno strappata dal controllo dei combattenti separatisti nell’ambito della guerra del Donbass. Per il Cremlino, in difficoltà su molti fronti in Ucraina, la città è quindi un trofeo da poter esibire nel giorno di festa per eccellenza per i russi.

Il futuro di Mariupol

Resta però ancora da sciogliere il nodo di Azovstal. I russi forse sperano in una resa degli ultimi reparti ucraini, impossibilitati a ricevere rifornimenti. Di certo, prima o poi la situazione in un modo o nell’altro dovrà essere sbloccata. La presenza di una sacca interna a una città dove Mosca sta allestendo una parata, non è una bella notizia per il Cremlino. Perché importanti forze russe saranno costrette a rimanere qui per garantire una fascia di sicurezza. Da domenica almeno 156 civili, stando alle parole del presidente ucraino Zelensky, sono andati via grazie a un corridoio umanitario gestito da Onu e Croce Rossa. Martedì sono stati segnalati nuovi raid russi sull’acciaieria, ma non è detto si tratti di assalto finale. Il sindaco ucraino di Mariupol ha parlato di “contatti persi” in queste ore con i combattenti all’interno della struttura.

Nel frattempo però la Russia sta pensando al futuro politico di Mariupol. Membri della nuova amministrazione comunale fatta insediare da Mosca, hanno parlato informalmente nei giorni scorsi di un’annessione alla provincia russa di Rostov. Le parole odierne di Shoigu potrebbero confermarlo: “Mariupol, il più grande snodo industriale e dei trasporti sul Mare d’Azov, è sotto il controllo russo”, ha dichiarato. Il riferimento al ruolo economico della città potrebbe indicare la volontà del Cremlino di farne uno snodo russo sull’Azov, un riferimento economico per l’intera grande area di Rostov. Presto forse ancora per dirlo. Occorrerà vedere anche in quanti, tra chi è fuggito dal conflitto, faranno ritorno da queste parti.

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