Guerra /

Nella giornata di domenica 22 novembre, un 747 cargo della Fars Air Qeshm, una compagnia iraniana, dopo essere decollato da Teheran è atterrato all’aeroporto al-Maktoum di Dubai, negli Emirati Arabi Uniti.

Cosa ci sarebbe di strano? Nulla se non fosse che la Fars Air è una società di trasporto aereo che opera principalmente per conto delle Irgc (Islamic Revolutionary Guard Corps), le guardie della rivoluzione islamica iraniane note anche come Pasdaran, ed è attualmente sotto embargo per le attività correlate al supporto delle milizie filoiraniane pro Assad in Siria. La compagnia aerea ha ripreso le operazioni nel 2017 e la sua flotta di due aeromobili Boeing 747 ha effettuato voli cargo regolari a Damasco, consegnando merci varie comprese spedizioni di armi, per conto della Forza Quds delle Irgc. La Fars Air è strettamente collegata ad un’altra compagnia aerea iraniana sotto embargo, la Mahan Air: risulta che dipendenti della Mahan occupino posizioni dirigenziali presso Fars Air e la stessa Mahan Air le fornisca supporto tecnico e operativo, facilitandone le operazioni illecite. La consegna di armi da parte di Fars Air ha permesso il sostegno concreto dell’Iran al regime di Damasco, inoltre risulta che la compagnia che la controlla, la Mahan, sia quella più utilizzata per trasportare personale della Forza Quds.

Risulta quindi quantomeno inusuale vedere un volo della Fars Air atterrare negli Eau, che non si possono definire propriamente “amici” dell’Iran, soprattutto dopo che sono stati siglati gli Accordi di Abramo che normalizzano i rapporti con Israele lo scorso agosto, e che molto probabilmente fungeranno da apripista per l’apertura di relazioni diplomatiche ufficiali tra altri Paesi arabi e Tel Aviv.

Proviamo pertanto a dare una spiegazione per questo volo in base a quello che sappiamo ricostruendo quanto è accaduto nelle ultime settimane.

In questo caso, più che gli Accordi di Abramo, il punto di svolta è stato la fine dell’embargo dell’Onu all’Iran sugli armamenti. Il 18 ottobre scorso, infatti, si è aperto dopo anni il mercato delle armi per Teheran che potrebbe decidere di guardare a oriente avendo ancora la porta “occidentale” chiusa dall’embargo dell’Ue che terminerà nel 2023.

Sappiamo anche che l’Iran ha affermato di voler rimettere a nuovo i Boeing 747 appartenenti proprio alla Fars Air Qeshm revisionandoli completamente e utilizzando ingegneri locali, nel tentativo di diventare autosufficienti e di acquisire know how per la manutenzione della sua piccola flotta di Boeing. Teheran aveva affermato già a fine settembre che proprio uno dei suoi due 747-200 sarebbe volato negli Emirati Arabi Uniti e poi di nuovo a Payam Karaj in Iran, probabilmente per effettuare qualche lavoro in loco o per recuperare parti di ricambio.

Sarebbe infatti la prima volta in sei anni che questo tipo di velivolo possa completare le riparazioni ammodernamenti del caso stante l’embargo. Del resto il 747 è vitale per l’Iran in quanto fa parte dell’unica flotta cargo dell’Iran ed è il più grande velivolo di questo tipo in servizio. Teheran ha affermato che l’aereo ha trasportato merci durante le scorse inondazioni e aiuti sanitari per l’epidemia di coronavirus, ma sappiamo che è anche utilizzato per il trasporto di armamenti.

Ad inizio di questo mese, proprio lo stesso velivolo che è stato visto atterrare negli Emirati Arabi Uniti, ha effettuato più di un volo transoceanico diretto in Venezuela: il primo 747 della Fars Air Qeshm diretto verso Caracas è stato “beccato” da fonti open source di intelligence lo scorso 27 ottobre. Il velivolo è decollato da Teheran diretto verso la capitale venezuelana facendo un primo scalo per rifornirsi a Tunisi, ed un secondo a Capo Verde, lasciando quindi supporre che il Boeing volasse a pieno carico. Il 747 è ritornato in Iran due giorni dopo, questa volta effettuando uno scalo a Belgrado, in Serbia, e sorvolando lo spazio aereo italiano. L’ultimo volo noto, effettuato sempre dal 747 della Fars Air Qeshm, è decollato da Teheran nella notte tra il 5 ed il 6 novembre, e dopo aver effettuato il medesimo scalo tunisino, è passato per Capo Verde (evitando accuratamente lo spazio aereo algerino): probabilmente si è trattato sempre di un carico molto pesante che lascia supporre che l’aereo stesse trasportando armamenti di qualche tipo.

Attualmente non sappiamo se il 747 atterrato a Dubai abbia effettivamente effettuato qualche tipo di riparazione o abbia solamente caricato personale o materiale: il Boeing dopo qualche ora è comparso in Tagikistan e sempre lo stesso velivolo è stato visto il 24 atterrare e decollare in giornata da Damasco, mentre il suo gemello, con le marche Ep-Faa, è stato osservato in volo diretto verso Belgrado, dove probabilmente ha effettuato scalo nel suo lungo volo verso Caracas.

Sembra quindi che si sia aperta una vera e propria rotta “commerciale” tra Iran e Venezuela inaugurata proprio dopo la fine dell’embargo sugli armamenti, e anche se non sappiamo se effettivamente i 747 siano carichi di armi, possiamo comunque ipotizzare, dagli scali e dal raffronto tra i voli di andata e ritorno, che abbiano carichi alquanto “pesanti”. La stessa visita negli Eau del 747 che opera per le Irgc dimostra ancora una volta che i rapporti tra le nazioni del Medio Oriente – ma vale per tutte – sono spesso ambigui e dettati più dal senso di utilità piuttosto che da principi assoluti e inderogabili.

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