Il premier britannico Keir Starmer potrebbe benissimo essere un personaggio uscito dalla penna del geniale Ray Davies, storico leader dei Kinks, leggendaria rock band degli anni’60 e ’70: un politico che incarna un’Inghilterra stanca, smarrita nella ricerca di un ruolo che non riesce più a definire. Ma se Davies raccontava con sprezzante sarcasmo i fasti e le illusioni dell’Impero in capolavori senza tempo come Arthur (Or the Decline and Fall of the British Empire, 1969), Starmer sembra essere un nostalgico di tutt’altro genere. Sicuramente non dotato di quella genialità e ironia che ha reso grande Ray Davies.
Una nostalgia e una smisurata ambizione di tornare a contare sullo scacchiere internazionale che traspare anche dalle ultime dichiarazioni. Secondo quanto riportato dal Telegraph, infatti, Keir Starmer ha annunciato di essere “pronto e disposto” a schierare truppe britanniche in Ucraina per garantire il rispetto di un eventuale accordo di pace: il premier ha sottolineato che la decisione di considerare l’invio di militari britannici di peacekeeping “in zone di pericolo” non è stata presa alla leggera.
Starmer in prima linea
È la prima volta che Starmer, in grave sofferenza nei sondaggi per via dell’avanzata di Nigel Farage, esprime esplicitamente la possibilità di dispiegare “forze di pace “britanniche in Ucraina. L’annuncio arriva in un momento di crisi dei rapporti tra Stati Uniti ed Europa a seguito delle parole del vicepresidente Usa J.D. Vance e a poche ore dall’incontro di emergenza con i leader europei a Parigi, convocato dal presidente francese Emmanuel Macron. La riunione è stata organizzata dopo che è emerso che i leader europei non erano stati invitati ai primi colloqui di pace tra Stati Uniti e Russia.

La presa di posizione di Starmer potrebbe aumentare la pressione sugli alleati, in particolare sulla Germania, tradizionalmente riluttante a impegnarsi militarmente, affinché sostengano pubblicamente l’idea di una forza europea di “peacekeeping” in Ucraina. Il Primo Ministro ha inoltre suggerito che il Regno Unito potrebbe svolgere un “ruolo unico” come ponte tra Europa e Stati Uniti nel processo di pace in Ucraina.
Intanto, i ministri degli Esteri di Russia e Stati Uniti si incontreranno proprio in Arabia Saudita per avviare i negoziati su un accordo di pace. Tuttavia, l’Ucraina non è stata invitata al tavolo delle trattative, una mossa che Starmer ha criticato, paragonandola alla decisione degli Stati Uniti di escludere il governo afghano dai negoziati durante il caotico ritiro dall’Afghanistan.
Le vere intenzioni del premier inglese in Ucraina
L’impressione è che Londra non interessi minimamente la pace in Ucraina e voglia sostituirsi – pur non avendone i mezzi e la forza – a Washington. Non a caso, a pochi giorni dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, il Primo Ministro britannico Keir Starmer e il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky hanno firmato, il 16 gennaio 2025 a Kiev, un ambizioso Accordo di Cooperazione Strategica e di Sicurezza di 100 anni, consolidando il ruolo di Londra nella proxy war contro la Russia.
L’accordo – che contiene alcune parti top-secret – prevede un contributo annuale di 3 miliardi di sterline (3,6 miliardi di dollari) in aiuti militari “per tutto il tempo necessario” e mira a rafforzare la difesa ucraina, in particolare nelle regioni del Mar Nero e del Mar Baltico, favorendo al contempo collaborazioni tecnologiche e culturali. Alla luce di tale accordo, risulta improbabile credere che Mosca possa accettare che Londra – visti anche i rapporti pessimi tra i due Paesi – schieri delle forze di peacekeeping in Ucraina.
Idea che a Trump potrebbe persino piacere, visto che l’aveva proposta lo stesso presidente Usa nelle scorse settimane: l’impressione, tuttavia, è che Londra e Bruxelles stiano facendo di tutto per sabotare l’iniziativa diplomatica dell’amministrazione Trump dopo 3 anni di conflitto. Dopotutto, non sarebbe la prima volta: Boris Johnson, durante il suo mandato, mandò all’aria le trattative tra Mosca e Kiev nell’aprile 2022. E, a quanto pare, tra l’ex premier conservatore e il laburista Starmer non sembrano esserci differenze significative su come Londra intenda posizionarsi rispetto alla guerra in Ucraina. Per Londra, infatti, mantenere impegnata Mosca in una lunga ed estenuante guerra per procura rimane una priorità strategica: e se un accordo negoziale lo si deve trovare, tentare di radicare la propria presenza in Ucraina, ai confini con la Russia, è una ghiotta opportunità da cogliere.

