Skip to content
Guerra

Perché sono ripresi gli scontri tra Thailandia e Cambogia

Gli scontri sempre più intensi tra Thailandia e Cambogia fanno crollare la tregua mediata da Trump, con evacuazioni e rischio escalation.

Sono ripresi, e sono più intensi che mai, gli scontri militari tra Thailandia e Cambogia. Il famigerato accordo mediato da Donald Trump lo scorso ottobre, e presentato dal tycoon come prova della sua capacità di porre fine alle guerre, è sul punto del collasso totale. L’aspetto più preoccupante è che non sappiamo precisamente perché Bangkok e Phnom Penh abbiano riavviato le ostilità lungo il confine conteso.

Il ministro degli Esteri thailandese, Sihasak Phuangketkeow, ha lasciato intendere che gli scontri potrebbero intensificarsi e che le azioni militari continueranno “finché non riterremo che la sovranità e l’integrità territoriale non siano messe in discussione”. Entrambe le parti si accusano a vicenda di aver sparato per prime e di aver così violato la tregua firmata soltanto poche settimane fa.

L’aeronautica militare di Bangkok incolpa la Cambogia di aver mobilitato armi pesanti e riposizionato le unità di combattimento nei pressi della frontiera. L’esercito cambogiano nega questa ricostruzione e, al contrario, denuncia le forze rivali di aver effettuato “numerose azioni provocatorie per molti giorni”, senza però specificare i dettagli.

Nelle ultime ore sono stati segnalati spari in sei delle sette province thailandesi che confinano con la Cambogia. Circa 400.000 persone che vivono lungo il confine sono state evacuate. Nel momento in cui scriviamo il bilancio parla di almeno otto vittime e una ventina di feriti, con i combattimenti che si sono estesi ad altri punti caldi dislocati lungo la frontiera.

Le accuse reciproche

Come detto, le due parti si sono accusate a vicenda di aver violato l’accordo di cessate il fuoco firmato alla presenza di Trump. Il presidente del Senato cambogiano, Hun Sen, ha dichiarato che, “dopo aver atteso con pazienza per più di 24 ore” per rispettare il suddetto accordo ed evacuare i civili, la Cambogia ha reagito.

“La Cambogia ha bisogno di pace, ma è costretta a contrattaccare per difendere il proprio territorio”, ha scritto in un post su Facebook, affermando che il suo Paese dispone di bunker e armi robuste che gli darebbero un vantaggio sull’avversario. Dal canto suo, la Thailandia si è detta “determinata a difendere la propria sovranità e integrità territoriale” e pronta ad adottare “misure militari ove necessario”.

La miccia è esplosa ed ecco i nuovi combattimenti. L’esercito thailandese ha fatto sapere che la Cambogia ha utilizzato lanciarazzi, droni e artiglieria, e che alcuni proiettili di artiglieria sarebbero caduti su due abitazioni civili nella provincia di Sa Kaeo. La Marina thailandese ha intanto annunciato di aver espulso le forze cambogiane che stavano invadendo il territorio thailandese nella provincia di Trat.

La Cambogia ha invece accusato la Thailandia di aver aperto il fuoco contro aree civili e ha affermato che la “nuova aggressione” subita ha “distrutto infrastrutture, danneggiato templi, beni culturali, patrimonio umano e interrotto servizi pubblici essenziali”.

Il rischio di un’escalation

I media thailandesi scrivono che le truppe cambogiane hanno sparato armi pesanti, tra cui razzi BM-21, contro aree civili e sostengono che la Cambogia abbia schierato unità operative speciali e cecchini al confine, di aver scavato trincee per fortificare le posizioni e di aver invaso il territorio thailandese nella provincia costiera di Trat “in una minaccia diretta e seria alla sovranità della Thailandia”.

L’esercito cambogiano ha dichiarato che Bangkok ha effettuato “ininterrottamente spari per tutta la notte” in diverse zone di confine utilizzando “droni di grandi dimensioni” e “fumo velenoso”.

Oltre 125.000 persone in Thailandia si trovano in rifugi temporanei nelle province di Ubon Ratchathani, Sisaket, Surin e Buri Ram. In Cambogia, più di 21.000 cittadini sono stati evacuati nelle province di Preah Vihear, Oddar Meanchey e Banteay Meanchey.

Un alto funzionario dell’amministrazione Usa ha dichiarato alla Cnn che “il presidente Trump è impegnato a continuare a fermare la violenza e si aspetta che i governi di Cambogia e Thailandia rispettino pienamente i loro impegni per porre fine a questo conflitto”. La sensazione è però che, almeno per adesso, nessuno dei due Paesi intenda procedere verso una de-escalation. Il rischio che gli scontri possano peggiorare di giorno in giorno è sempre più plausibile.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.