“Vogliono parlare con noi e noi parleremo con loro”. In partenza per la Florida, Donald Trump è stato chiarissimo nel sottolineare come gli Stati Uniti intendano riprendere i negoziati di denuclearizzazione con la Corea del Nord. Poco importa se Pyongyang ha appena compiuto un test missilistico diverso dal solito, lanciando un missile balistico che, secondo il portavoce delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric, costituisce una violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle stesse Nazioni Unite. Trump non vuole rompere proprio adesso, a pochi passi da un traguardo che sarebbe storico.

Diplomazia a lavoro

Novembre 2019 ha tutte le carte in regola per essere un mese cruciale. Kim Jong Un potrebbe infatti incontrare per la quarta volta Trump ma anche e soprattutto essere ospite del presidente sudcoreano Moon Jae In in quel di Seul. La visita del leader nordcoreano in Corea del Sud, scrive il New York Times, non è un miraggio.

I test missilistici della Corea del Nord da maggio a ottobre 2019 (Infografica di Alberto Bellotto)
I test missilistici della Corea del Nord da maggio a ottobre 2019 (Infografica di Alberto Bellotto)

Semplicemente tutto dipenderà dai risultati ottenuti dal dialogo di pace tra Pyongyang e Washington. Nel frattempo Moon sta considerando l’idea di invitare Kim alla conferenza dei Paesi del sud-est asiatico in programma tra un mese a Busan, e l’occasione sarebbe ottima per consentire all’ospite di onore una trasferta nella capitale del Sud.

I progressi missilistici della Corea del Nord dallo scorso febbraio

Al di là della diplomazia, c’è un aspetto da considerare, ed è prettamente di natura militare. In particolare, riguarda le capacità balistiche raggiunte oggi dalla Corea del Nord e raffrontate con quelle su cui poteva contare il Paese asiatico lo scorso febbraio, il mese in cui si tenne il vertice di Hanoi tra Kim e Trump. Ebbene, da allora Pyongyang ha realizzato evidenti progressi che dovrebbero mettere in guardia gli Stati Uniti. Progressi messi in chiara luce in occasione dei vari test effettuati nel corso delle settimane e dei mesi precedenti. L’ultimo missile lanciato pochi giorni fa ha raggiunto un’altitudine massima di 910 chilometri e una distanza, in direzione del Mar del Giappone, di 450. Gli esperti hanno subito notato che il proiettile sparato dalla Corea del Nord, probabilmente da un sottomarino, ha raggiunto un’altitudine quasi dieci volte superiore rispetto a qualsiasi altro missile sparato dal suddetto vertice di Hanoi.

Pyongyang è da prendere sul serio

L’obiettivo militare della Corea del Nord è quello di lanciare missili intercontinentali che siano capaci di trasportare testate nucleari miniaturizzate. La strada per maneggiare con destrezza questa tecnica è lunga e complicata, ma Pyongyang è arrivata, sorprendentemente e contro ogni previsione, a un buon punto. In generale, ci sono tre step per conseguire l’ambizioso traguardo che si è prefissato il governo nordcoreano. Prima di tutto i missili sparati devono entrare in contatto con l’atmosfera e riscendere intatti, senza un’esplosione anticipata; in un secondo momento è necessario che questi proiettili centrino i bersagli prefissati. In ultima battuta, dopo aver ottimizzato la fase di lancio e la balistica, bisogna riuscire a miniaturizzare le testate nucleari così da “montarle” sui un vettore a lungo raggio. La Corea del Nord è molto brava a lanciare i missili, ha affinato eccezionalmente anche la balistica e, ma non ci sono ancora certezze assolute, pare sia riuscita a miniaturizzare pure le testate nucleari. Dovesse arrivare l’ennesima fumata nera nell’imminente incontro diplomatico, gli Stati Uniti devono sapere che ora, in caso di eventuali conflitti militari, Pyongyang non rappresenta più quella minaccia lontana e folkloristica che era una volta, ma una minaccia reale e concreta.

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