Guerra /

La scorsa settimana è rimbalzata sul web la notizia – da fonti non ufficiali – che la Russia ha schierato in Siria presso la base aerea di Khmeimim i nuovi caccia di quinta generazione dalle caratteristiche stealth Sukhoi Su-57.
La testimonianza video è stata divulgata su Facebook dal gruppo “Syrian Military Capabilities” poi ripresa dal media russo RT-Russia – strettamente legato a Putin – ed in seguito rilanciata dalle agenzie stampa internazionali.

Fonti ufficiali israeliane hanno confermato la presenza di 4 Su-57 attraverso la ricognizione satellitare ed anche il presidente del comitato per l’Industria Militare del parlamento di Mosca, Vladimir Gutenov, ha dovuto ammettere che la presenza dei caccia è un deterrente “per le aviazioni degli Stati vicini, che periodicamente entrano non invitati nello spazio aereo siriano”.

Il Su-57 è l’ultimo ritrovato della tecnologia aeronautica russa. Dotato di capacità stealth – sebbene non così spinte come nei suoi rivali occidentali F-22 ed F-35 quindi più simile al Chengdu J-20 cinese – recentemente è stato ordinato nel numero di 12 esemplari di preserie dal governo russo dopo aver concluso la prima lunga serie di test che hanno condotto all’adozione della motorizzazione definitiva come già abbiamo avuto modo di evidenziare.

Da più parti ci si è chiesta la motivazione di questa mossa del Cremlino, effettuata un po’ in sordina rispetto alle potenti campagne pubblicitarie che hanno caratterizzato il dispiegamento dei nuovi sistemi d’arma russi che si sono visti in azione durante la campagna siriana (ad es. il missile Kalibr, il sistema S-400 e non ultima la portaerei Kuznetsov).
La motivazione ufficiale di Mosca, data da Gutenov, sembra essere meramente propagandistica: 4 caccia ancora non certificati IOC (Initial Operational Capability) di certo non rappresentano un deterrente contro una possibile intrusione nello spazio aereo siriano, anche in considerazione del dispiegamento aeronautico molto più efficace all’uopo già presente in Siria: i Su-35, sebbene di generazione 4++ , rappresentano uno strumento di deterrenza quanto mai efficace da questo punto di vista.

Secondariamente e proprio perché i Su-57 non hanno ancora conseguito la capacità operativa, risulta inverosimile che possano essere utilizzati per intercettare i caccia israeliani o della Coalizione intrusori: un eventuale combattimento rischierebbe di vederli sopraffatti da macchine come l’F-22 – presente nell’area – che a differenza dell’ultima creazione russa ha alle spalle anni di esperienza operativa quindi con piloti capaci di sfruttare al meglio le capacità del nuovo velivolo statunitense. Un eventuale combattimento aereo potrebbe portare quindi all’abbattimento dei Su-57 con tutte le conseguenze del caso sia a livello diplomatico che di pubblicità, fattore che Mosca – ma a livello politico anche Washington – non si può permettere di sopportare.

Anche l’analisi che vorrebbe i Su-57 impiegati in azioni di bombardamento contro i ribelli a Ghouta o Idlib potrebbe non essere accurata: l’aereo non nasce per l’attacco al suolo ma per la superiorità aerea in profondità e la dotazione di bombe, che per mantenere la configurazione aerodinamicamente pulita e quindi la capacità stealth sarebbero portate nei vani interni – non è minimamente paragonabile a quella di un aereo come il Su-34 “Fullback” che è già in azione in Siria.

L’idea di una prima valutazione operativa in un teatro di guerra sembra parimenti essere remota: la neonata macchina abbisogna ancora di mesi di test che permettano al personale di terra e di volo di familiarizzare con i nuovi sistemi e le nuove esigenze che ne derivano, e solitamente valutazioni di questo tipo vengono fatte in poligoni casalinghi nel corso di mesi ben prima di un possibile rischieramento in operazioni di combattimento, questo anche al netto delle considerazioni storiche che hanno visto in Afghanistan, al tempo dell’invasione sovietica, la presenza dei nuovi ritrovati dell’aeronautica russa come gli elicotteri Kamov Ka-50, dispiegati in gran segreto da Mosca ma comunque al termine di tutta una campagna di test e valutazioni effettuata “in casa”.

C’è chi pensa che la mossa del Cremlino sia una campagna pubblicitaria per la futura vendita del velivolo all’India, però se così fosse, sarebbe la campagna meno riuscita degli ultimi anni. A differenza di quanto avvenuto per il missile Kalibr o per l’S-400 i media russi – a cominciare dal più importante, la Tass, che addirittura non ha riportato la notizia – hanno messo in dubbio l’effettiva presenza dei Su-57 limitandosi solo in un secondo momento, dopo l’annuncio di Gutenov, a confermare la notizia. Lo stesso Cremlino è sembrato “costretto” ad ammetterla, forse per parare il colpo dato dalla ricognizione satellitare israeliana, e la motivazione ufficiale, come già detto, sembra molto lacunosa.
Perché quindi, se bisogna vendere un prodotto, non pubblicizzarlo efficacemente sui propri organi di stampa? Anche la stessa attività della portaerei Kuznetsov, con il suo gruppo di volo al primo impiego operativo, è stata molto reclamizzata dai  media russi che quasi quotidianamente ci informavano dell’attività di combattimento, invece in questo caso il tutto è passato quasi in sordina con la sensazione che Mosca si sia ritrovata obbligata a confermare la presenza dei Su-57 in Siria.

Quale potrebbe essere quindi il vero scopo della presenza dei nuovi caccia in Siria?

Proviamo a fare qualche ipotesi stante quanto detto sin qui. Escludendo quindi l’impiego operativo e la pubblicità finalizzata alla vendita, è ragionevole pensare che i Su-57 stiano effettuando dei test sulle contromisure elettroniche e sulla reale efficacia della RCS (Radar Cross Section) ovvero della capacità stealth.

Ai margini della Siria sono infatti presenti numerosi e diversi sistemi radar occidentali: oltre a quelli collegati all’Iron Dome israeliano – il sistema multistrato di difesa aerea e antimissile di Tel Aviv – è presente, sempre in Israele e anche in Turchia, il radar AN/TPY-2 da scoperta aerea, lo stesso che fa parte del sistema THAAD che tanto infastidisce la Cina essendo dispiegato in Corea del Sud. Inoltre non bisogna dimenticare che sempre nel sud della Turchia sono presenti i sistemi franco-italiani SAMP/T ed i “Patriot”: una batteria del sistema italiano è stata inviata da Roma ed è dislocata a Kahramanmaras mentre una batteria di “Patriot” spagnoli è nei dintorni di Adana, località entrambe vicine al confine siriano, nel quadro degli aiuti Nato alla difesa dello spazio aereo turco post abbattimento del Su-24 russo avvenuto a novembre del 2015.

Nel quadro dello sviluppo di un velivolo stealth risulta infatti fondamentale testare le sue capacità con radar che lavorano su frequenze e lunghezze d’onda diverse rispetto a quelli “casalinghi”, pertanto storicamente è sempre successo – sin dai tempi del F-117 – che macchine di tal tipo venissero dispiegate in gran segreto in ambienti possibilmente “ostili”. E’ ragionevole quindi supporre che i 4 velivoli visti in Siria siano “imbottiti” di strumentazioni elettroniche sia per registrare l’attività radar occidentale sia per determinare con efficacia le reali capacità stealth della nuova creazione del bureau Sukhoi.