Perché ora Putin ha paura del suo esercito

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Mentre Minsk e Mosca si rimpallano la verità sull’attuale domicilio di Evgeny Prigozhin, la resa dei conti in Russia è appena cominciata. Del resto, il fallito golpe ad opera della Wagner e del suo leader non è nulla che non ci si possa aspettare da un piccolo esercito di mercenari che, di norma, non conoscono fedeltà alle cause bensì al soldo. Questo non significa che un esercito regolare possa offrire garanzie di fedeltà assoluta, e questo Vladimir Putin inizia a sospettarlo da tempo. Per la verità, già all’indomani dello scoppio della guerra in Ucraina, alcune defezioni tra i ranghi dell’esercito della Federazione davano prova di quanto questa “operazione speciale” iniziasse già ad essere guardata con sospetto da centinaia di giovani soldati di leva, a stento consci della missione alla quale erano destinati.

Un anno e mezzo dopo, le cose non sono affatto migliorate, né sul campo né in fatto di equipaggiamento. E il morale basso è il principale nemico da cui guardarsi, in guerra. Anche per questa ragione, la Federazione starebbe tentando di prevenire il malcontento sia dei soldati che delle loro famiglie, reclutando massicciamente dalle carceri: da un mese circa, infatti, la Russia starebbe inviando unità composte prevalentemente da detenuti nelle aree ove si prevedono gravi perdite. La loro scomparsa, infatti, non desterebbe troppo sospetto in patria, dove si temono le rimostranze delle madri e delle mogli. Un escamotage che terrebbe a bada anche le doléances dei giovani militari al fronte, che non si sentirebbero più carne da cannone.

Il timore di un’epidemia di malcontento

Le parole di Putin, all’indomani del tentato putsch, tradiscono in più punti questo sentimento. Il grande timore del neozar è stato, fin da subito, l’effetto domino: non a caso si è precipitato a definire immediatamente “traditori” i responsabili del fallito golpe e tutti coloro che avrebbero appoggiato, anche solo moralmente, l’intera operazione. Una distinzione semantica immediata, necessaria, per marcare la dicotomia con noi/contro di noi. E ovviamente, all’esercito russo così come l’Fsb o la Guardia Nazionale, le parole di Putin non lasciavano altro se non la possibilità di restare fedeli alla linea.

Funzionale a questa condanna morale, ovviamente, la completa cancellazione dal fronte di guerra della presenza della Wagner, al fine di evitare contatti ma soprattutto solidarietà eventuale. Inoltre, come fanno notare Andrei Soldatov e Irina Borogan dalle pagine di Foreign Affairs, sebbene il tentato colpo sia fallito, l’epidemia di malcontento corre a gran velocità. Non si deve dimenticare che ben 13 piloti russi sono stati abbattuti dalle forze della Wagner e che l’odiatissima coppia Gerasimov-Shoigu è stata completamente assente nello scenario pubblico della crisi: questo non fa altro che diffondere ancora di più il malcontento all’interno della fanteria: pronto a esplodere come una bomba ad orologeria alla prossima battuta d’arresto.

Nessuna punizione per gli apparati di sicurezza

Un altro aspetto che tradisce i timori di Putin è la disparità di trattamento tra l’apparato di sicurezza legato a Fsb, Gru, Guardia nazionale e i militari dell’esercito. A conti fatti, la fallita missione di Prigozhin costituisce un enorme buco nero all’interno della catena di sicurezza di alto livello di cui Mosca si vanta. Come è possibile che l’intelligence non sia stata in grado di prevenire le mosse di Prigozhin? Eppure, pur di fronte a un fallimento di tali proporzioni, Putin si è guardato bene dal toccare le catene di comando relative a questo settore. Nulla vieta che possa trattarsi di un corso e ricorso storico, visto che anche in passato gli apparati di sicurezza, in Russia, hanno reagito con la paralisi alle situazioni di crisi nazionale. Diversa sarebbe, invece, la situazione tra i ranghi dell’esercito, dove è già in atto un durissimo nuovo corso, volto a scongiurare qualsiasi fraternizzazione o connivenza con il mondo e gli ideali della Wagner. Logica conseguenza di questo timore è proprio il rafforzamento e la fidelizzazione degli apparati di sicurezza, che potrebbero garantire la sopravvivenza di Putin e del regime.

Il discorso di Putin ai militari il 27 giugno scorso.

In questo frangente, ringalluzzire l’animo dell’esercito è fondamentale. Per questa ragione, Putin ha caricato molto sulla comunicazione, investendo i vari reparti dell’esercito di una missione storica e quasi esistenziale: “Avete difeso l’ordine costituzionale, le vite, la sicurezza e la libertà dei nostri cittadini. Avete salvato la nostra madrepatria dal caos. Di fatto, avete fermato una guerra civile! […] In questa difficile situazione, avete agito con precisione e armonia. avete dimostrato con i fatti la vostra fedeltà al popolo russo e al giuramento militare. Avete dimostrato la vostra responsabilità per il destino della nostra Madrepatria e per il suo futuro”. Fedeltà, eroismo, responsabilità: i toni sono messianici e paternalistici allo stesso tempo, ma tradiscono una minaccia: chi dovesse ispirarsi a Prigozhin, passerà per le armi.

Puntare tutto sulla Rosgvardiya

La rivoluzione che starebbe riguardando la Rosgvardiya potrebbe avere a che fare proprio questo aspetto. Mosca starebbe pensando di riassegnare le unità speciali “Grom” per il controllo delle droghe nella Federazione proprio alla Guardia Nazionale. Creato nel 2016 e dipendente direttamente da Putin, il corpo potrebbe ormai essere l’unico in grado di proteggerlo dagli avversari politici e, dunque, da eventuali rovesciamenti violenti. La decisione sarebbe stata presa in seguito alla riunione che quest’ultimo avrebbe tenuto con gli apparati di sicurezza sulla scia della rivolta mozzata del 26 giugno. Assicurato il potenziamento del cordone sanitario attorno a sé, Putin sarebbe poi passato a setacciare l’esercito alla ricerca di potenziali traditori: la scomparsa del generale Surovikin si inserirebbe proprio in questo solco. Ma non tutti concordano su questo presunto potenziamento: proprio l’ex capo della Guardia Nazionale Viktor Zolotov ha salutato questa mossa come un “esperimento pericoloso”, poichè le attrezzature e l’addestramento di queste unità sarebbero altamente scadenti. Il corpo invece, è altamente scelto: si tratta prevalentemente di anziani che hanno prestato servizio nell’Mvd o in altre agenzie per la sicurezza. Conservatori, amanti delle gerarchie, fedeli ai superiori e poco inclini all’iniziativa, perfetto strumento per la conservazione dello status quo.