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Mambij fino a pochi giorni fa era sconosciuta al grande pubblico; del resto, si tratta di una cittadina della periferia siriana, prima della guerra contava circa ottantamila abitanti suddivisi in due grandi realtà etniche: arabi siriani da un lato, curdi dall’altro.

Un centro quindi medio grande, posto a nord di Aleppo ed a 30 km dall’Eufrate; di altro, almeno per la fase precedente la guerra civile siriana, c’è poco da aggiungere se non che la vita trascorreva via tranquilla e non vi erano mai stati problemi di convivenza tra le varie etnie così come del resto in gran parte della Repubblica Araba Siriana. Poi è intervenuto il conflitto, sono prima arrivati i terroristi di Al Nusra ed in seguito, nell’agosto 2014, i miliziani del califfato dell’ISIS; Mambij è diventata subito una roccaforte per gli uomini di Al Baghdadi soprattutto grazie alla sua vicinanza con la frontiera turca e quindi, per i mezzi militari e commerciali che provenivano dal paese anatolico questo centro per due anni ha rappresentato insieme ad Al Bab il primo approdo sicuro a nord di Aleppo, prima di smistare proventi ed armi verso Raqqa e l’Iraq.Adesso Mambij è stata liberata dalla presenza dell’ISIS; al posto delle bandiere nere simbolo del terrore per questa parte depredata e sventrata del medio oriente, vi sono quelle a bande gialle, rosse e verdi del curdi della SDF. In questo sforzo durato relativamente pochi mesi, iniziato con l’attraversamento dell’Eufrate da parte di quegli uomini che nel 2015 hanno ripreso Kobane, i curdi della SDF sono stati aiutati dagli americani; è forse per questo motivo quindi, che improvvisamente Mambij è diventata più popolare di Palmyra in molti network occidentali. L’arrivo in questa città dell’SDF, per due giorni ha soppiantato nei telegiornali anche le Olimpiadi di Rio; per carità, è un bene che i media tornino ad occuparsi in maniera importante della guerra in Siria, ma la domanda sorge spontanea: perché analoghe celebrazioni non sono state effettuate nelle tv e nei media quando all’ISIS è stata strappata Palmyra?Senza nulla togliere a Mambij e fermo restando che ogni famiglia liberata dai fucili e dal terrore dei jihadisti è una vittoria per tutti in qualsiasi luogo, togliere dalle mani del califfato i resti romani di Palmyra ha un’importanza simbolica e tattica di gran lunga più importante; strappando questa città all’ISIS, si è potuto salvare l’immenso parco archeologico patrimonio dell’umanità, simbolo della presenza romana nella zona, crocevia da diversi secoli lungo la via della Seta. Ma Palmyra è stata liberata dall’esercito di Assad, considerato per qualche motivo despota, per di più con l’aiuto dei russi; dunque, la vittoria sul califfato in un luogo così importante e così strategico in vista del crollo dello Stato Islamico, è stata messa a suo tempo in secondo piano. Il fatto che anche lì si è festeggiato, che la strategica ed importante Palmyra è stata tolta da chi ha ucciso tra le rovine romane centinaia di civili ed ha imprigionato numerose donne in delle gabbie per venderle come schiave, non ha avuto lo stesso eco in occidente che in questi giorni sta avendo invece la liberazione di Mambij.Quelle città che vengono liberate con l’apporto russo, valgono evidentemente meno di quelle liberate grazie al sostegno dell’aviazione americana; molti tg hanno evidenziato la festa degli abitanti di Mambij, la loro rincorsa a tagliarsi la barba ed a tornare a circolare senza paura per le proprie strade, così come in altri media è scattata la rincorsa alla ‘foto da sensazione’: al momento, su molte bacheche dei social, circola quella di una donna che si è appena tolta il velo ed ha iniziato a fumare per festeggiare la liberazione dai miliziani. In pochi, quando è caduta Palmyra, hanno evidenziato le stesse feste in quella città, il ritorno graduale degli abitanti, il lavoro di sminamento delle forze speciali russe nell’area archeologica; solo qualche accenno, soltanto poche immagini, niente rincorsa mediatica all’accaparramento delle emozioni e delle sensazioni del pubblico occidentale, il quale non ha potuto ben comprendere l’importanza della vittoria in quella città.Su Mambij si è dirottata tutta l’attenzione, obiettivo principale è dimostrare l’efficacia dell’intervento americano e della coalizione a guida USA la quale, dopo mesi di inutili bombardamenti e dopo due anni di stallo, soltanto adesso (a ridosso delle elezioni) sta aiutando l’SDF ad avanzare contro le postazioni del califfato; c’è da scommettere che analoga situazione, avverrà per Mosul, in Iraq: l’esercito iracheno da un lato ed i Peshmerga curdi dall’altro, stanno cingendo d’assedio la terza città del paese (non la seconda, come erroneamente ripetono molti media ignorando evidentemente i tre milioni di abitanti di Bassora), la stessa da dove Al Baghdad nel maggio 2014 ha annunciato la nascita del califfato. Anche in questo caso, un ruolo importante lo stanno avendo i raid USA, ma è bene specificare che la futura liberazione di Mosul, come nel caso di Ramadi e Falluja, avverrà soprattutto grazie all’azione di terra dell’esercito iracheno, della politica di inclusione all’interno di esse di numerose milizie e dei volontari anche di fede sciita.Dopo la liberazione di Mambij, sono apparse notizie sia di fonte russa che americana, secondo cui Mosca e Washington sono pronte a collaborare nell’area di Aleppo ed a coordinare le azioni di forza contro i terroristi; il riferimento probabilmente non è su quanto sta accadendo all’interno della seconda città siriana, bensì nella parte nord ed in particolare nel triangolo di Al Bab: qui stanno convergendo le forze dell’SDF provenienti da Mambij (sostenute dagli americani), la forze siriane (che da mesi stazionano vicino la periferia di questa città e sono sostenute ovviamente dai russi) e le forze dell’ISIS che occupano la zona da tre anni. Un intreccio di non poco conto, a pochi chilometri dalla frontiera turca; è per questo forse, che Russia ed USA hanno deciso di proseguire di comune accordo, anche se inevitabilmente alla lunga, sia per Al Bab che per Raqqa, ognuno proverà a far avanzare in primo luogo le forze appoggiate sul campo.Dopo quindi Mambij e l’euforia scatenata sui media per la liberazione di questa piccola cittadina, si assisterà probabilmente ad una vera e propria corsa tra esercito siriano ed SDF per prendere le città sopra citate; arrivare primi per queste forze, e quindi per Russia ed USA di riflesso, sarà importante per gli equilibri della nuova Siria che nascerà una volta cacciato il califfato. Un altro motivo che va a far comprendere il perché, sui media occidentali, si sta cercando di enfatizzare ogni ‘successo’ delle forze sostenute da Washington.