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La Marina militare italiana è forse la Forza armata che più ha bisogno di rinnovamento. L’ultima vera legge navale risale a più di 40 anni fa (era il 1975) e da allora la nostra flotta non ha subito grossi ed organici interventi di pianificazione programmata che servissero a svecchiarne la linea. Le nuove costruzioni come le fregate classe “Bergamini” (tipo Fremm), nave Cavour ed i due cacciatorpediniere classe “Andrea Doria” (tipo Orizzonte) attualmente in servizio servono solo a mettere una pezza nel bilancio complessivo delle unità navali che sarà comunque in perdita anche con le nuove costruzioni.

Globalmente la nostra flotta passerà dalle 60 unità attuali alle 38-41 se non verrà varato un nuovo piano di sviluppo programmatico che vada a sostituire soprattutto alcuni aspetti critici come le navi contromisure mine o, appunto, i pattugliatori.

Il problema dei pattugliatori nella MM

La consistenza della nostra linea di pattugliatori (d’altura e Opv) era, nel 2013, di dieci unità di cui quattro – i classe “Cassiopea” – con 23 anni di servizio mentre gli altri sei – i classe “Comandanti” e “Orione” – rispettivamente con 12 e 10 anni. Se non si fosse intervenuto con una legge per la costruzione dei nuovi pattugliatori polivalenti d’altura (Ppa) la consistenza nel 2025 sarebbe scesa a 6 unità con più di 20 anni di servizio, quindi in rapido invecchiamento.

La “leggina navale” del 2013 che ha portato allo sviluppo dei Pattugliatori polivalenti d’altura ha cercato di ovviare a questo pericoloso inconveniente. Il primo esemplare dei nuovi pattugliatori d’altura per la Marina militare è stato impostato a maggio del 2017 dopo numerosi ritardi e ripensamenti e farà parte di una flotta di sette unità con l’opzione per altre tre da consegnarsi tra il 2021 ed il 2026 facenti parte di un contratto del valore di 5,4 miliardi di euro con Fincantieri

Le caratteristiche tecniche dei nuovi pattugliatori

Queste nuove unità navali seguiranno, come altre, la filosofia del dual use, ovvero la capacità di avere profili di impiego diversi a seconda delle esigenze contingenti. Grazie ad una soluzione modulare i pattugliatori potranno essere impiegati sia come unità militari propriamente dette sia come unità di protezione civile spaziando così dai compiti di pattugliamento in senso stretto al Sar. 

I pattugliatori avranno dimensioni ragguardevoli e confrontabili con quelle di una fregata. La lunghezza, infatti, sarà di 143 metri fuori tutto per 16,50 di larghezza con un dislocamento – stimato – a pieno carico di quasi 6 mila tonnellate. La velocità, data da un sistema di propulsione tipo Codag (Combination of Diesel and Gas) sarà di 32 nodi. L’equipaggio sarà di 171 uomini ed i pattugliatori saranno in grado di operare con due elicotteri Sh-90 oppure un Eh-101 stivati in un apposito hangar a poppavia delle sovrastrutture.

Il design è innovativo e si può riconoscere una certa attenzione alle caratteristiche di bassa osservabilità radar. Anche la stessa suite di sensori elettronici è di tutto rispetto con la versione leggera dei Ppa montante un radar in banda X, quella “intermedia” (light +) un radar in banda C mentre quella full li avrà entrambi.

L’armamento per tutte le versioni sarà composto da un pezzo da 127 mm ed uno da 76, quest’ultimo costruito in versione alleggerita – denominata “Sovraponte” – per poter essere montato sul castello di poppa, oltre a cannoncini e mitragliatrici da 25 e 12,5 mm. La dotazione missilistica sarà leggermente diversa tra le versioni “intermedia” e full con rispettivamente 15 e 30 missili “Aster”.

Le nuove richieste della Marina militare per i pattugliatori 

Abbiamo già avuto modo di dire che le dimensioni dei nuovi Ppa sono confrontabili con quelli di una fregata. Le nuove tipo Fremm, ad esempio, misurano 144 metri di lunghezza per 19,7 di larghezza ed hanno un dislocamento a pieno carico di 6700 tonnellate.

Questo fattore è già oggetto di rimodulazione in quanto, secondo le nuove esigenze della Marina Militare, i pattugliatori dovranno necessariamente essere più piccoli per poter operare da quei porti che attualmente non sono in grado di ricevere unità di così grandi dimensioni. Del resto le unità che andrebbe a sostituire, come i classe “Cassiopea” misurano circa 81 metri di lunghezza per 11 di larghezza e hanno un dislocamento di 1500 tonnellate a pieno carico, valori confrontabili anche coi più recenti classe “Comandanti”. 

Per le ultime tre unità, quindi, la Marina Militare ha richiesto che se ne riducano le dimensioni portando il dislocamento massimo a 3mila tonnellate e soprattutto che si pensi ad un cambiamento delle capacità operative: con il ritiro, infatti, di otto unità Asw (Anti Submarine Warfare) e solo 3 delle fregate Fremm atte a questo compito, la Marina non avrebbe sufficiente “potenza di fuoco” per la guerra antisom in un mutato scenario geopolitico globale dove la minaccia sottomarina è ritornata ad essere presente, quasi ai livelli della Guerra fredda, come dimostra la riattivazione e miglioramento del sistema americano Sosus oppure il ritorno dei pattugliatori oceanici americani (i P-8 “Poseidon”) alla Nas di Sigonella. 

In questo senso, quindi, come riferisce Defense News, una seconda opzione sarebbe di impostare le ultime tre unità della classe in vascelli Asw da 4500 tonnellate di stazza rimanendo però nel bilancio già preventivato. 

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