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“L’esercito iracheno non è migliorato negli ultimi otto mesi. Ci sono svariati problemi. Tra questi, la resistenza di alcuni ufficiali iracheni di livello inferiore nell’inviare le unità alla formazione americana. Il problema è che non siamo sicuri di dove tutto ciò ci porterà”.Cruda analisi quella del generale Mick Bednarek, comandante delle operazioni militari USA volte all’addestramento delle truppe irachene dal 2013 al 2015, esposta alla Reuters.“A 17 mesi dall’impegno degli Stati Uniti di riqualificare e riunificare l’esercito regolare iracheno, i risultati tardano ad arrivare a causa delle potenzi milizie settarie”.La ripresa di Falluja sarà il banco di prova per tali esternazioni: si teme una catastrofe umanitaria per quella che potrebbe tramutarsi come una resa dei conti tra le forze governative irachene, le milizie sciite ed i sunniti che si trovano nella città assediata.“La continua debolezza delle normali unità dell’esercito iracheno e la loro dipendenza dalle milizie sciite, potrebbe ostacolare il più ampio sforzo del premier Haider al-Abadi di sconfiggere Stato islamico e vincere il sostegno a lungo termine dei sunniti iracheni. La divisione settaria tra la maggioranza sciita e la minoranza sunnita rischia di dividere il paese per sempre”.Il quadro che emerge è drammatico, non di certo inaspettato.Sia le forze speciali irachene (le più efficaci sul campo tra quelle addestrate dagli USA) che le milizie sciite, continuano a recuperare terreno dallo Stato islamico. Proprio le milizie al servizio di svariati signori della guerra, continuano ad approfittare dei vuoti di potere.Il comando iracheno delle operazioni militari nella provincia di Salahuddin, a nord di Baghdad, ad esempio, è nelle mani di Abu Mehdi Mohandis. Quest’ultimo coordina le forze paramilitari sciite. Per il Pentagono è un terrorista. Già nel 2009 è stato oggetto di sanzioni da parte del Dipartimento del Tesoro americano per implicazioni in svariati attentati contro le forze statunitensi in Iraq. E ‘stato anche condannato a morte in contumacia dai tribunali del Kuwait per gli attentati contro le ambasciate di Stati Uniti e Francia. E’ ritenuto vicino all’Iran.L’intera Quinta Divisione dell’esercito iracheno nella provincia orientale di Diyala? è considerata sotto il comando del gruppo Badr, una potente milizia sciita, con forti legami con il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie dell’Iran.Il Pentagono stima che tra il 10 ed il 20% dei 300 ufficiali iracheni dello Stato Maggiore dell’esercito regolare, sono affiliati alla milizia Badr o con il leader religioso sciita Muqtada al Sadr. Il portavoce del Ministero della Difesa iracheno, il generale di brigata Yahya Rasool, smentisce tali accuse, sostenendo che le forze armate rispondono soltanto al governo.Samarra e Tikrit, secondo i militari americani, sono controllare dalle milizie sciite. Qualora il processo di riconciliazione con i sunniti dovesse fallire, ciò che verrebbe dopo la sconfitta dello Stato islamico, potrebbe essere ancora più devastante. E’ proprio la mancanza di forti unità dell’esercito regolare che consente alle milizie di rimanere come giocatori dominanti nei vuoti di potere nelle aree a maggioranza sunnita. Lo scorso ottobre il Pentagono riconosceva lo status di ‘pronto al combattimento’ a cinque divisioni irachene, pari al 60/65% delle truppe. Oggi, queste cifre sono aumentate solo marginalmente.

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