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Guerra

Perché le munizioni a Kiev hanno diviso di nuovo l’Europa

Le armi all’Ucraina sono un tema che unisce ma allo stesso tempo divide il blocco europeo che sostiene Kiev. Prima la discussione verteva esclusivamente sul tipo di armi (“offensive” o eminentemente “difensive”), poi sulla tecnologia e i mezzi da inviare,...

Le armi all’Ucraina sono un tema che unisce ma allo stesso tempo divide il blocco europeo che sostiene Kiev. Prima la discussione verteva esclusivamente sul tipo di armi (“offensive” o eminentemente “difensive”), poi sulla tecnologia e i mezzi da inviare, infine ora un altro tema: come spendere i soldi messi sul piatto da Bruxelles per le munizioni da fornire al Paese invaso dalla Russia.

In un recente articolo di Politico, si segnala come nelle ultime settimane sia andato in scena uno scontro tutto interno all’Unione che ha visto soprattutto due contendenti: Francia e Polonia. Il punto della discussione riguarda i contratti congiunti dell’Ue per l’acquisto di munizioni da consegnare alle forze ucraine. Il programma è stato annunciato e approvato già da alcune settimane, con Bruxelles che ha ribadito la volontà di consegnare un milione di proiettili in 12 mesi alle truppe di Kiev. Il problema però è dove debbano essere dirottati i soldi per l’acquisto di queste munizioni: Parigi vuole che restino esclusivamente sul suolo europeo, mentre Varsavia, stando a quanto dichiarato da fonti qualificate a Politico, si è detta sostanzialmente contraria.

L’accordo al momento sembrerebbe puntare su un compromesso tra le due posizioni realizzato con la supervisione della presidenza di turno svedese. In ogni caso, in attesa della soluzione che dovrebbe arrivare questa settimana, restano i due punti di vista opposti. La Francia infatti vuole che i soldi rimangano nell’industria europea per permettere poi a questa di sostenere l’Ucraina in piena autonomia rispetto ad altre potenze fuori dal sistema europeo. La Polonia, dal canto suo, ritiene che l’industria continentale non possa far fronte in maniera certa alle esigenze di Kiev, per cui sarebbe impossibile escludere a priori le industrie extra-Ue a meno di non volere rischiare il mancato rispetto delle consegne all’esercito ucraino.

Le posizioni sul fronte delle munizioni all’Ucraina rimarcano anche un tema di fondo non indifferente, e cioè quello della visione strategica per l’Europa. La Francia, come dimostrato dalle ultime esternazioni del presidente Emmanuel Macron, ha più volte chiarito di volere un’Europa sempre più autonoma e in grado di essere una potenza sganciata dagli interessi Usa (possibilmente, ça va sans dire, a trazione francese). Questo implica anche una questione di carattere industriale. L’industria bellica rappresenta un pilastro per qualsiasi ipotesi di autonomia strategica, e quella transalpina rappresenta anche un elemento centrale dell’economia e della strategia diplomatica di Parigi. Questi due presupposti ribadiscono la necessità per Macron per mantenere la barra del timone sul programma di munizioni per Kiev e per i soldi investiti esclusivamente nel territorio europeo. Anche perché far sì che quei milioni di euro siano investiti per la capacità industriale Ue comporterebbe in larga parte un investimento nella produzione francese.

La Polonia, che si è rivelata la vera potenza in ascesa del panorama europeo con la guerra in Ucraina, ha assunto nel tempo posizioni ben diverse da quelle francesi. L’agenda di Varsavia, specialmente con il governo conservatore, è apparsa sempre più filoatlantica che europeista, sostenendo inoltre un programma strategico fortemente orientato all’aumento delle capacità belliche del Paese e del più ampio sostegno a Kiev. Le posizioni polacche, e cioè intransigenti con la Russia e molto aperte agli alleati della Nato extra Ue (in particolare Stati Uniti, Regno Unito e Norvegia), vengono certificate anche dal modo in cui si vorrebbe investire il volume di denaro dedicato alle munizioni per l’Ucraina. La Polonia ha interesse a velocizzare il riarmo di Kiev e consolidare la propria posizione di forza all’interno dell’Europa orientale sia in ambito Ue che atlantico.

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