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Immagini satellitari risalenti al 14 dicembre, ma divulgate recentemente, mostrano che la Russia ha intrapreso lavori di allungamento della pista di decollo della sua base aerea di Khmeimim in Siria.

Khmeimim, situata nel governatorato costiero di Latakia, è stata un importante sito per l’intervento militare di Mosca, iniziato il 30 settembre del 2015, in quel Paese per supportare le operazioni di contrasto alle milizie dell’Is. Nello specifico il 26 agosto dello stesso anno, tra Russia e Siria fu concluso un accordo per la realizzazione nel territorio della Repubblica Araba Airiana di una base per un periodo di tempo indefinito per il corpo di spedizione aereo delle Forze Armate della Federazione Russa. Il 30 settembre, in conformità con il trattato di “amicizia e cooperazione tra Unione Sovietica e Repubblica Araba Siriana” dell’8 ottobre 1980, il presidente siriano Bashar al-Assad rivolgeva alla Russia la richiesta formale di assistenza militare che si espletava con l’arrivo a Khmeimim del primo contingente di velivoli e truppe.

Due anni dopo, il Cremlino firmò un nuovo contratto di locazione a lungo termine per la base con le autorità siriane, come parte di un accordo più ampio che ha visto anche estendere l’accesso russo alle infrastrutture portuali di Tartus, più a sud, per almeno altri 49 anni. Questo accordo è arrivato dopo che le forze russe, in particolare quelle aeree, erano state determinanti nell’evitare il crollo del regime al-Assad in forte crisi a causa dei successi ottenuti sul campo di battaglia da parte dell’Is e dei ribelli del Fsa (Free Syrian Army).

La base, oltre ad essere stata fondamentale per i successi ottenuti dal contingente militare russo, rappresenta anche un aeroporto strategicamente prezioso al di fuori dei confini della Federazione che può supportare attività militari più ampie, specialmente in Medio Oriente, Nord Africa e Mediterraneo orientale. Ad esempio, la base ha fornito un utile punto di sosta intermedio per i caccia Mig-29 Fulcrum e Su-24 Fencer che Mosca ha inviato in Libia per rafforzare le forze allineate con il generale Khalifa Haftar, che è impegnato in un conflitto contro le forze del governo di Tripoli, riconosciuto dalla comunità internazionale e, oggi, sostenuto attivamente dalla Turchia.

L’aeroporto militare di Khmeimim, che ha due piste parallele orientate da nord a sud, ha già visto importanti miglioramenti da quando le forze russe sono giunte in Siria: ad esempio le strutture di appoggio per gli elicotteri sono state ampliate, così come quelle di difesa e per la logistica. Tali lavori hanno compreso l’aggiunta di una rampa di con accesso diretto alla pista orientale completata nel 2016, nonché una serie di rifugi per aeromobili rinforzati all’angolo nord-ovest che è stata costruita tra il 2018 e il 2019 in risposta alla minaccia di attacchi di droni e altre armi da fuoco indiretto.

Le immagini satellitari ottenute da Planet Labs e diffuse da altri media, mostrano importanti lavori alle estremità della pista più a occidente, che portano la sua lunghezza totale a 3200 metri, rispetto ai circa 2900 precedenti. Sembra che sia in costruzione anche una superficie di raccordo per collegare le estremità settentrionali delle due piste parallele.

È possibile che la pista alla fine sarà ancora più lunga, visti quelli che sembrano essere i preparativi per la costruzione di un’ulteriore sezione aggiuntiva oltre quella che ora è una strada all’estremità settentrionale. Se i lavori di sbancamento lì osservati determineranno la lunghezza finale della striscia di decollo, si potrebbero aggiungere altri 230 metri circa, ma è anche probabile che in quella sezione del sito verranno erette delle protezioni.

I lavori sembrano quindi essere la fase finale di quelli cominciati nel 2017, ovvero quando Mosca ha ottenuto la concessione di utilizzo di Khmeimim per altri 49 anni, e lasciano pertanto presagire che l’aeroporto militare diventerà un sito strategico nel Mediterraneo proprio per via dell’allungamento della pista, che permetterà alle Vks (Vozdushno-Kosmicheskiye Sily), le forze aerospaziali russe, di poter utilizzare velivoli che prima dovevano decollare dalle basi russe o da quella iraniana di Hamadan (utilizzata per brevissimo tempo) per effettuare operazioni in Siria: i bombardieri Tupolev Tu-160 Blackjack e i Tu-22M3 Backfire. Ma non solo. La pista così allungata potrà facilmente supportare le operazioni di altri due giganti dell’aria delle forze aeree russe: il bombardiere Tu-95MS Bear ed il pattugliatore marittimo a lungo raggio Tu-142 Bear F.

Khmeimim, a lavori ultimati, offrirà così non solo una base alternativa molto meno diplomaticamente complessa da gestire per impiegare questi aerei nei combattimenti in corso in Siria, ma aprirà nuove ed enormi possibilità alla Russia per effettuare ridispiegamenti di routine dei propri bombardieri in una posizione altamente strategica, situata nel Mediterraneo e quasi nel cuore del Medio Oriente.

I quadriturboelica Tu-95 o Tu-142 a lungo raggio che, molto probabilmente, decolleranno da Khmeimim per effettuare sortite nel Mediterraneo o verso il Mare Arabico ed il Golfo Persico (una volta ottenuti i consensi al sorvolo di nazioni comunque “amiche” come Egitto. Sudan o Yemen) potrebbero presentare nuove sfide per la Nato sul suo fianco meridionale e direttamente per gli Stati Uniti in Medio Oriente. I bombardieri russi, armati di missili da crociera, sarebbero in grado di tenere sotto scacco obiettivi in Europa Meridionale, mentre i pattugliatori Bear F potrebbero portare la minaccia al traffico navale di superficie e sottomarino in tutto il Mediterraneo. La Russia ha già dimostrato di essere interessata a prolungare la propria capacità di proiezione di forza della sua flotta da bombardamento strategico ben oltre i propri confini negli ultimi anni: in particolare il Venezuela ha rappresentato, di recente, una meta preferenziale per i brevi ridispiegamenti a lunga distanza, tanto che si è ventilata addirittura la possibilità di installare una base semipermanente nel Paese.

Ma l’allungamento della pista significa anche la possibilità di utilizzare al meglio le caratteristiche di carico dei velivoli da trasporto più pesanti della Vks, come l’Antonov An-124 – che si sono già visti decollare e atterrare a Khmeimim.

Ovviamente bisognerà vedere quali altri lavori verranno effettuati alla base siriana, in quanto per poter operare coi Tu-95, o coi Tu-160, occorrono dei particolari supporti logistici e spazi di parcheggio più ampi, anche in considerazione dell’attività svolta che vede ancora azioni di bombardamento da parte dei cacciabombardieri ivi dislocati. La rampa orientale è attualmente il luogo principale in cui vengono parcheggiati gli aerei di più grande dimensione, inclusi i velivoli Aew (Airborne Early Warning) A-50U o quelli spia Il-20M, di cui un esemplare è stato abbattuto per errore dalla difesa aerea siriana a settembre del 2018 durante un attacco aereo israeliano.

Maggior traffico aereo significa dover gestire meglio li spazi, e molto probabilmente la pista orientale, oggi chiusa al traffico e usata per rullaggio e area di sosta, non basterebbe più così com’è e pertanto si potrebbe pensare che, in un secondo tempo, potrebbe vedere anch’essa lavori di ingrandimento. È anche vero che, molto probabilmente, la base non vedrebbe la presenza di bombardieri o pattugliatori marittimi pesanti in modo permanente, ma verrebbe utilizzata esclusivamente per effettuare singole missioni o, per un periodo più lungo, per fungere da deterrente in caso di crisi regionale o globale.

Una cosa però è certa: Khmeimim, come ampiamente previsto già a partire dal 2017, diventerà un tassello chiave del mosaico che il Cremlino sta costruendo nel Mediterraneo e nel Nord Africa che vede anche la futura creazione di una nuova base navale in Sudan, sul Mar Rosso, e la possibilità che in Libia ne venga costruita un’altra, come “pagamento” per l’impegno russo nel conflitto in sostegno del generale Haftar qualora, ovviamente, dovesse ritrovarsi vincitore.