Guerra /

La notizia è della settimana scorsa, passata un po’ sottotraccia nelle agenzie stampa occidentali: la Russia, per bocca del suo Ministro degli Esteri Sergey Lavrov, ha stabilito che non firmerà il trattato internazionale sul bando delle armi nucleari. Le parole di Lavrov per motivare questa scelta sono state alquanto semplici e concise: “The document submitted for signing is far from these principles, ignores the need to take into account all the factors influencing strategic stability today and may have a destabilizing effect on the non-proliferation regime, as a result, the world may become even less stable and predictable” (Il documento da firmare è lontano da questi principi – disarmo completo, coinvolgimento totale delle parti n.d.r. – e ignora la necessità di tener conto di tutti i fattori che influenzano la stabilità strategica oggi e può avere un effetto destabilizzante sul regime di non proliferazione e come risultato il mondo potrebbe diventare meno stabile e prevedibile).

A dire il vero la Russia è in buona compagnia: tutti gli Stati che posseggono armamento atomico e tutti i Paesi membri della Nato (esclusa l’Olanda che ha votato contro) non hanno partecipato alla votazione tenutasi a luglio di quest’anno, per un totale di 69 nazioni (tra cui ci piace ricordare la Siria, la Turchia, il Giappone, l’Australia). Non vogliamo però cercare di capire perché tutti questi Paesi non si siano astenuti, ci interessa capire perché la Russia non l’abbia fatto.

La motivazione principale è una: i sistemi ABM americani e Nato che sono piazzati in Europa Orientale.
In Europa Orientale – per il momento solo in Romania, a Deveselu, ma presto anche in Polonia – è difatti installato il sistema antimissile AEGIS Ashore che grazie ai suoi missili “Standard” SM-3 è in grado di intercettare vettori balistici a raggio medio, intermedio e intercontinentale. A questi si aggiunge la capacità ABM data dalla US Navy con i cacciatorpediniere classe “Arleigh Burke” e dai sistemi italo-francesi “Aster” montati su nave e di base a terra (SAMP/T), questi ultimi efficaci solamente, però contro SRBM, MRBM e IRBM. In aggiunta ai sistemi ABM tipo AEGIS, a fare da collare intorno alla Russia (e alla Cina) esiste il ben noto THAAD, dispiegato per il momento oltremare solo in Corea del Sud ma il cui radar di scoperta (l’AN/TPY-2) è stato dislocato anche in Israele, oltre che alla base del GMD (Gound-Based Midcourse Defense) di Fort Greely in Alaska. A completare i vari “layer” della difesa ABM c’è poi il celeberrimo sistema “Patriot” nella sua ultima versione, la Pac 3, che vede numerosi utilizzatori oltre gli Stati Uniti. Tutti insieme questi sistemi formano un “collare difensivo” intorno a Russia e Stati Uniti mettendo così in difficoltà la deterrenza di Mosca. Per completezza ricordiamo che anche i cacciatorpediniere giapponesi classe Kongo e Atago imbarcano il sistema Aegis, sistema che sta acquisendo sempre più precisione e versatilità: il 30 agosto scorso un caccia americano, il John Paul Jones, ha intercettato un MRBM lanciando due nuovissimi missili “Standard” tipo SM-6, confermando la capacità del sistema di adattarsi all’evoluzione delle minacce.

Questo sistema, ormai quasi globalizzato, di difesa antimissile resta al di fuori del trattato sul bando delle armi nucleari e pertanto per una potenza come la Russia – che ha nel suo arsenale atomico strategico l’unico strumento di deterrenza efficace che le permette di essere considerata una potenza globale – risulta una minaccia qualora dovesse adeguarsi agli articoli dello stesso: un sistema ABM come l’AEGIS è efficace anche contro i missili di teatro, non solo contro i missili balistici (che verrebbero teoricamente smantellati secondo la normativa in ratifica all’Onu), pertanto l’equilibrio della deterrenza si sposterebbe in favore degli Stati Uniti e della Nato. Se pensiamo ad uno scenario senza più armi atomiche, quella nazione o alleanza che avesse la superiorità delle armi convenzionali – data ad esempio dai sistemi ABM in grado di intercettare ogni minaccia missilistica o aerea – risulterebbe avere una posizione di vantaggio rispetto all’avversario vanificandone immediatamente la capacità di deterrenza; in un momento storico di transizione verso Forze Armate più moderne ed efficaci come sta vivendo la Russia in questa ultima decade, è questo lo scenario paventato da Mosca che ha spinto il Cremlino a non votare il trattato e a parlare di “destabilizzazione” del mondo. Inoltre alcune nazioni, come l’Iran o la Corea del Nord ma anche India e Pakistan, hanno dato il via da qualche lustro ad un intenso programma di implementazione dei propri missili strategici, e questo a sua volta ha portato tantissimi altri Paesi ad interessarsi all’acquisto e all’acquisizione di capacità ABM: pensiamo, ad esempio, alla Cina che sta compiendo grandi progressi nel campo antimissile, o alla Turchia, all’Arabia Saudita, al Giappone o alla stessa India che hanno acquistato o intendono acquistare sistemi con capacità ABM come il russo S-400 o l’italo-francese SAMP/T.

Si può quindi tranquillamente prevedere che la produzione di missili balistici sempre più precisi, e sempre più efficaci (con caratteristiche MIRV, MARV e penetratori delle difese) è destinata ad aumentare e non è già più appannaggio delle sole “grandi potenze”. L’ultimo missile testato dall’Iran, il Khorramshahr, sembra che sia dotato di MIRV e presto vedremo la disponibilità di penetratori anche nelle testate indiane, pakistane e nordcoreane. Di pari passo quindi aumenterà il desiderio (e l’industria) dei sistemi antimissile come già stiamo avendo modo di vedere.

Il secondo motivo – strettamente legato al fattore deterrenza – che ha portato Mosca a non firmare il trattato è di tipo economico: la Russia, appunto per cercare di mantenere la capacità di deterrenza del proprio arsenale nucleare strategico, ha avviato una campagna di acquisizione di nuovi sistemi missilistici che non si vedeva dai tempi della Guerra Fredda. Al momento si conoscono due nuovissimi progetti principali riguardo agli ICBM: l’RS-26 “Rubezh” e l’RS-28 “Sarmat”. Un terzo ed innovativo sistema balistico iperveloce denominato HGV (Hypersonic Glide Vehicles) sarebbe in fase di studio avanzato ma ancora non si hanno né dati né immagini del nuovo “supermissile” in grado di penetrare le difese ABM grazie all’altissima velocità e alla bassa quota di traiettoria. Questa enorme industria bellica, mobilitatasi a seguito della minaccia antimissile americana, fornisce un importantissimo volano all’economia interna, messa in crisi dalle sanzioni e dal fattore strutturale della dipendenza dell’economia russa dal commercio degli idrocarburi, pertanto Mosca non può permettersi in questo momento storico di firmare un trattato così vincolante come quello sul bando degli armamenti atomici.