La geopolitica della corsa allo spazio
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La Russia ha avviato esercitazioni militari nel Pacifico. La flotta militare di Mosca effettuerà le operazioni da qui al prossimo 20 giugno, in conformità con il programma di addestramento 2022 russo relativo alla regione.

Il Ministero della Difesa ha spiegato che saranno coinvolte oltre 40 tra navi da guerra e di supporto e 20 tra aerei da combattimento ed elicotteri. L’agenzia Tass, riportando una nota ufficiale, ha precisato che la nave Maresciallo Krylov e la fregata Maresciallo Shaposhnikov prenderanno parte all’esercitazione, insieme a grandi navi e corvette anti-sottomarino, piccole navi anti-sottomarino, dragamine, navi missilistiche e navi ausiliarie.

“I gruppi di lavoro, insieme all’aviazione navale, rileveranno tra l’altro i sottomarini del nemico fittizio e saranno impegnati in operazioni che coinvolgono bersagli di superficie e aerei”, ha informato la Difesa di Mosca. Tra le altre attività previste, i militari elaboreranno anche l’organizzazione della difesa aerea per gruppi tattici di navi, saranno effettuati esercizi di addestramento al combattimento su obiettivi di superficie e aerei, mentre i militari elaboreranno anche le questioni relative all’organizzazione della logistica delle forze in mare.



L’attivismo di Mosca

Le suddette esercitazioni si svolgeranno mentre sarà ancora in corso la guerra in Ucraina e saranno effettuate a migliaia di chilometri da Kiev. Per quale motivo Mosca ha deciso comunque di investire risorse in un teatro situato agli antipodi rispetto a quello dove adesso è impegnato il suo esercito nel cuore dell’Europa?

Certo, pare che le operazioni marittime del Pacifico fossero programmate in conformità con un piano stilato da Mosca relativo alla regione asiatica. Eppure le attività militari del Cremlino oltre i confini ucraini iniziano ad essere motivo di analisi. Soltanto qualche ora fa, infatti, la divisione Tejkovskaja delle forze missilistiche strategiche russe ha condotto manovre lungo le rotte dei lanciatori autonomi dei complessi strategici Yars.

Circa mille militari e più di un centinaio di sistemi militari sono stati coinvolti nelle esercitazioni, ha fatto sapere il Ministero della Difesa russo. I sistemi missilistici sono stati schierati sul campo dopo tragitti di oltre cento chilometri, disperdendo le unità con un cambiamento nelle posizioni sul campo ed organizzando il “camuffamento e la sicurezza del combattimento”, si legge nella nota. La sensazione è che Mosca voglia lanciare un messaggio chiaro al blocco occidentale e alla Nato. Non si capisce, tuttavia, fino a dove voglia arrivare Vladimir Putin.

Il fronte Pacifico

La Russia è impegnata dallo scorso 24 febbraio nell’ormai delicatissimo fronte ucraino. Eppure, Mosca ha fatto chiaramente capire che gli interessi del Cremlino si estendono anche nel Pacifico, un’area a dir poco turbolenta e per la quale vale la pena fare un paio di considerazioni.

Russia e Cina hanno stretto un’alleanza che, almeno all’apparenza, appare solida, soprattutto dal punto di vista geopolitico. Sappiamo che Pechino ha diverse questioni in sospeso nell’Indo-Pacifico, da Taiwan alle isole contese con Giappone e Corea del Sud, senza contare la continua pressione esercitata dagli Stati Uniti e dai loro alleati locali. È vero che quella annunciata dal Ministero di Mosca è un’esercitazione non congiunta, nella quale cioè è impegnata soltanto la flotta russa, ma è altrettanto vero che, in futuro e in caso di necessità, quelle stesse navi potrebbero supportare il partner cinese.

Altra considerazione: in Asia è riemersa dalle ceneri la mai sopita rivalità tra Russia e Giappone per le contese Isole Kurili. È vero, dunque, che il Pacifico dista migliaia di chilometri dall’Ucraina. Ma è altrettanto vero che gli interessi strategici di Putin vanno ben oltre lo scenario ucraino.

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