Il teatro di Mariupol, l’ospedale pediatrico di Severdonetsk, nella regione di Luhansk, il centro commerciale di Kiev e la scuola di Mykolaiv. Tutti obiettivi civili, tutti bombardati dall’esercito russo. Mosca aveva più volte rassicurato sul fatto che le sue truppe avrebbero colpito soltanto bersagli militari.
Perfino Vladimir Putin in persona, nel corso di un colloquio con Emmanuel Macron, aveva spiegato al capo dell’Eliseo che le forze armate russe stavano facendo il possibile per salvare la vita dei civili. Che le armi ad alta precisione sarebbero state utilizzate per distruggere esclusivamente infrastrutture militari. E, infine, che le accuse di presunti bombardamenti contro Kiev e altre città ucraine non corrispondevano alla realtà, e facevano parte di una presunta campagna di disinformazione anti russa.
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Da quel momento in poi – il dialogo in questione è avvenuto il 3 marzo – Kiev ha denunciato bombardamenti a tappeto e ripetuti su molteplici città e su aree critiche. La replica di Mosca: i nostri attacchi hanno preso di mira le strutture diventate rifugi o basi militari. In altre parole, la Russia sostiene di aver agito in nome della cosiddetta “denazificazione” dell’Ucraina, e che i civili rimasti feriti o uccisi sarebbero stati utilizzati dai soldati ucraini come scudi umani.
Tattica o necessità?
I russi potrebbero star colpendo obiettivi civili per motivi tattici oppure per necessità: gli analisti sono divisi e le opinioni in merito molteplici. Cerchiamo di fare ordine per provare a rispondere alla domanda. È possibile che Mosca abbia scelto di utilizzare l’aviazione come se fosse un’artiglieria aerea, indipendentemente dai bersagli colpiti. Come ha spiegato a Repubblica il direttore della Rivista Italiana Difesa, Pietro Batacchi, questo potrebbe rientrare in un modus operandi ben definito.
“Circondano le città, le assediano e poi le bombardano senza preoccuparsi di quali bersagli vengano colpiti. Vogliono eliminare obiettivi militari, ma il punto è che per farlo utilizzano un volume di fuoco dall’aria senza troppa precisione e discriminazione. Hanno meno remore per quelli che vengono tragicamente definiti danni collaterali”, ha dichiarato Batacchi.
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Ma c’è anche un’altra pista: quella che porta dritto alla volontà di Mosca di voler spaventare i civili ucraini rimasti nelle città e spezzare il morale dell’esercito avversario. A questo proposito, l’attacco al centro commerciale Retroville di Kiev potrebbe essere un chiaro tentativo di voler mettere a ferro e fuoco le ultime risorse rimaste nella capitale.
Kyiv: the parking lot of the Retroville shopping mall was struck.
A 2S7 “Pion” 203mm artillery shell of the 3VOF35 HE-Frag type was seen on the ground where the strike happened. The photo was posted by the Ukrainian MoD… pic.twitter.com/JIJBqTeta0— INTEL UKRAINE (@INTEL_UKR) March 20, 2022
La versione di Mosca
C’è poi la terza e ultima ipotesi. Secondo quanto riportato dalle autorità russe, i bersagli colpiti sarebbero stati civili soltanto “a metà”. La versione più utilizzata da Mosca è semplice: gli edifici finiti sotto il fuoco dell’esercito erano basi militari. Se, durante i raid, sono morti civili la colpa sarebbe da imputare esclusivamente agli ucraini; i quali, senza alcuna pietà, avrebbero utilizzato gli abitanti delle città come scudi umani.
Nel frattempo, le bombe russe continuano a piovere sull’Ucraina. L’ultimo allarme arriva dalla regione di Luhansk, dove l’esercito russo ha bombardato l’ospedale pediatrico di Severdonetsk. Lo ha reso noto il Kiev Independent citando il Servizio statale di emergenza ucraino, aggiungendo che il tetto dell’edificio ha preso fuoco e che sette bambini e 15 adulti sono stati evacuati.
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