La geopolitica della corsa allo spazio
LEGGI IL MAGAZINE IN INGLESE

Ci sono le armi, ma non ci sono gli uomini in grado di utilizzarle. É questo lo scenario maggiormente temuto da Kiev. Nei giorni scorsi dalla capitale ucraina per la verità sono emersi anche altri malumori, indirizzati agli stessi alleati. E cioè che di tutte le armi promesse nelle settimane passate, ne sono arrivate in territorio ucraino solo il 10%. Ma se dovessero giungere lungo tutti i fronti i vari rifornimenti, soprattutto quelli costituiti da armi pesanti, ci vorrebbero giorni prima che i soldati siano in grado realmente di impiegarli. Da qui, come sottolineato da Domenico Quirico su La Stampa, l’invocazione della presenza di istruttori occidentali sul terreno. Ma questo vorrebbe dire avvicinarsi di molto a una tanto sottile quanto delicata linea rossa: l’intervento diretto sul campo dell’occidente. Circostanza che non sarebbe molto gradita a Mosca e che potrebbe far a sua volta avvicinare una nuova escalation.

Perché Kiev chiede anche gli istruttori

Sul campo la situazione si è fatta, soprattutto negli ultimi giorni, molto difficile per l’Ucraina. Nel Donbass i russi stanno attaccando in forze. Non è dato avere conferme sul fatto che il presidente russo Vladimir Putin voglia realmente chiudere i conti nell’est del Paese entro il primo luglio, come trapelato da fonti dell’intelligence di Kiev alcuni giorni fa. Ma di certo da Mosca stanno imprimendo una certa accelerazione. Severodonetsk non è caduta, ma è quasi del tutto circondata e con le vie di fuga distrutte e impraticabili. Poco più a ovest, avanguardie russe hanno oltrepassato in alcuni punti il Seversky Donetsk per puntare verso Slovjansk e Kramatorsk. Gli ucraini stanno ancora resistendo, ma temono la rottura del fronte e l’incursione delle truppe nemiche in profondità.

Forse non è propriamente esatto parlare di panico tra i quadri dirigenti di Kiev, ma di certo, a partire dal presidente Zelensky, gli spettri di un aggravamento della situazione nel Donbass non stanno facendo dormire sonni tranquilli alla dirigenza ucraina. Non si è quindi persa occasione per chiedere nuove armi. E per rimarcare, con toni non proprio da alleati, come dall’occidente sia arrivata solo una minima parte delle strumentazioni promesse. Ma a Kiev c’è anche la consapevolezza di non poter usare da subito gli armamenti, anche se per assurdo dovessero arrivare improvvisamente tutti entro domani. Le armi pesanti, quelle che possono fare la differenza contro i russi e possono aiutare gli ucraini a reggere l’urto di Mosca nel Donbass, non sono semplici da maneggiare specialmente per un esercito che ha avuto sempre tra le mani materiale post sovietico. Dunque, secondo la visione ucraina, occorrerebbero istruttori sul campo.

Non solo soldati che, senza molto mistero, oggi vengono addestrati in campi della Nato all’estero. Ma anche forze straniere dell’Alleanza Atlantica in grado di arrivare a Kiev e spiegare ai militari locali come si usano determinate armi. Secondo l’Ucraina, questo permetterebbe un notevole risparmio di tempo e la possibilità, nel giro di pochi giorni, di usare le armi pesanti.

Lo spettro di una nuova escalation

Questo però mette l’occidente davanti a uno scenario molto complicato. In primo luogo perché per sostenere Kiev per come auspicato (e a volte preteso) dalle autorità ucraine, occorrerebbe uno sforzo senza pari. Lo ha in parte spiegato mercoledì il segretario della Nato, Jens Stoltenberg: “Ci stiamo impegnando per fornire il prima possibile tutto quanto serve all’Ucraina – ha dichiarato in una conferenza stampa a una domanda sulle rimostranze di Kiev per il mancato arrivo di molte quantità di armi – Con gli alleati discuteremo di come ammodernare l’equipaggiamento ucraino, facendolo passare da uno sovietico a uno di stampo più moderno”. Un po’ come dire che, per l’appunto, il problema non è tanto l’invio di armi in sé, quanto il trasformare nel giro di poco tempo un esercito figlio della dissoluzione dell’Urss in uno strutturato ed equipaggiato sul modello occidentale. Per farlo oggi servirebbero istruttori, domani direttamente interi nostri reparti sul campo.

Se per davvero la Nato dovesse acconsentire all’invio di istruttori in Ucraina, potrebbe essere oltrepassata una delicata linea rossa. Si andrebbe cioè verso uno scontro diretto con la Russia, la quale potrebbe anche bombardare basi e postazioni dove sono presenti forze speciali occidentali impegnate a istruire gli ucraini. E poi, come detto, se oggi dovessero essere inviati istruttori, successivamente si potrebbe pensare a un ulteriore passo in avanti nella presenza occidentale a Kiev. Portando, di fatto, l’intero occidente in guerra.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.