SEO PER IL GIORNALISMO ENTRA NELLA NEWSROOM ACADEMY

In Qualcosa di nuovo sotto il sole, un libro destinato a diventare una pietra miliare nella letteratura sull’ambiente, John R. McNeill, sciorinando i mali dell’idrosfera nell’Antropocene, tuonava: “Se non si arriva a disporre dell’acqua necessaria, la salute pubblica si deteriora e l’economia si indebolisce”. Più acqua, dunque, non è solo sinonimo di più acqua da bere, ma soprattutto strumento fondamentale per l’igiene personale e pubblica, assieme alla capacità di far defluire o diluire le acque reflue.

Le più grandi epidemie della storia, infatti, hanno avuto un legame più o meno diretto con la scarsità e la salubrità delle acque e con la conseguente povertà di prassi igieniche: i più leggendari corsi d’acqua del mondo come il Gange, il Nilo, il Reno, sebbene forieri di ricchezza e prosperità, sono stati spesso origine di numerosi mali. Per questa ragione, i progressi scientifici sulla modalità di trasmissione di patologie come colera e febbre tifoide hanno contribuito a stimolare una più attenta considerazione delle riserve idriche, soprattutto di città, già a fine Ottocento.

Per questa ragione, che vengano chiamate guerre dell’acqua o indicate con il nome patinato di water diplomacy, saranno i conflitti legati alla sicurezza idrica a guidare il futuro sanitario e geopolitico del pianeta.

La scarsità d’acqua come concausa della pandemia

A più di un anno dallo scoppio della pandemia da coronavirus, nonostante le origini del Covid-19 siano ancora oscure, è ormai chiaro quanto le pratiche igieniche e, dunque, l’acqua siano fondamentali nel prevenire un virus che necessita di abluzioni continue e meticolose. A differenza di una prima fase della pandemia, durante la quale il continente più duramente colpito era quello europeo, soprattutto per via dell’alto tasso di flussi di persone e merci, oggi le situazioni più critiche si registrano in America del Nord, Sud America e Asia. I Paesi che in assoluto contano più casi sono gli Stati Uniti – con oltre 30 milioni di casi confermati-, il Brasile con 11.6 milioni e l’India con 11.4 milioni. Tre paesi che hanno, al di là delle loro amministrazioni, gravissimi problemi di approvvigionamento idrico da tempo immemore.

Negli Stati Uniti, che di certo non sono un Paese in via di sviluppo, uno studio della Cornell University e del gruppo di difesa nazionale Food & Water Watch (FWW) ha rilevato, ad esempio, che il taglio della fornitura idrica, legato all’impossibilità per molte famiglie di pagare le utenze, ha contribuito a sviluppare almeno mezzo milione di contagi e forse più. Nel 2020, 211 milioni di americani – incluso un numero sproporzionato di famiglie di colore – hanno affrontato la minaccia di vedersi chiudere i rubinetti dell’acqua durante la peggiore crisi economica e sanitaria della storia recente. I ricercatori hanno, inoltre, rilevato che gli stati che hanno sospeso i distacchi alla rete idrica attraverso delle moratorie hanno ridotto significativamente i tassi di crescita delle infezioni e dei decessi da Covid.

Ancora più grave il caso del Brasile, la nazione dove le precarie condizioni del sistema sanitario stanno portando i medici a dover intubare i malati gravi senza sedazione alcuna. Nonostante abbia una delle più grandi economie del mondo, esistono ancora profonde disuguaglianze nell’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari tra le varie regioni geografiche. Attualmente, ci sono 3 milioni di persone senza accesso ad acqua potabile e 24 milioni senza accesso a servizi igienico-sanitari. Per coloro che hanno accesso all’acqua potabile, i tempi di inattività dell’approvvigionamento idrico, l’interruzione del servizio e le carenze nei sistemi di acqua potabile rimangono una sfida.

Mentre i fattori naturali contribuiscono alla scarsità d’acqua, i fattori umani sono significativi nel caso brasiliano, dove la corruzione diffusa ha ostacolato i progetti infrastrutturali e spinto la crisi dell’approvvigionamento idrico a livelli senza precedenti. Ci sono molti esempi di governance inefficace delle risorse idriche in Brasile: secondo uno studio intitolato The Water Crisis and Its Consequences, pubblicato dal Senato federale brasiliano nel 2015, si è qui verificato un caso particolarmente costoso e dannoso perché il governo federale ha inviato un messaggio sbagliato alla popolazione. L’elettricità sovvenzionata dal governo ha tagliato i costi e ha indotto in errore la popolazione, inducendola a consumare più elettricità prodotta dall’acqua proprio quando si stava profilando la grande la siccità.

L’India, invece, proprio in queste ultime settimane vive una recrudescenza dell’epidemia, dopo una insolita fase di crollo dei contagi, anche a seguito dei bagni sacri nel Gange in occasione del Khumba Mela: lo stesso Gange definito un vero “incubo batteriologico” negli anni ’80, quando si era stimato che qui finissero milioni di tonnellate di corpi cremati malamente ogni anno. Nel paese, oltre il 50% della popolazione non ha accesso all’acqua potabile e circa 200.000 persone muoiono ogni anno per mancanza di accesso all’acqua potabile. L’attuale pandemia di coronavirus non sta rendendo questo problema nazionale più facile da gestire. Circa l’82% delle famiglie rurali non dispone di acqua potabile. Lavarsi le mani è un lusso che milioni di indiani non possono permettersi: quella in corso dal 2020, infatti, è stata definita dal National Institution for Transforming India “la peggiore crisi idrica” ​​nella storia dell’India mentre il Composite Water Management Index (CWSI) 2018 ha rilevato che la domanda di acqua supererà l’offerta disponibile entro il 2030.

Dobbiamo aspettarci nuove guerre dell’acqua?

Se le crisi idriche sono più o meno coinvolte nella genesi della pandemia e nell’aumento della sua virulenza in alcune aree del mondo, al contempo la pandemia sta accedendo la miccia delle prossime guerre dell’acqua che già pilotano una fetta consistente della geopolitica attuale: si veda il caso della Turchia di Erdogan che, da tradizionale paese che convive con un’atavica emergenza idrica, ha fatto della sua aggressiva water diplomacy uno strumento fondamentale della politica estera verso Siria e Iraq; a ciò si aggiungono faraoniche opere idrauliche (ad esempio la famigerata Ilisu Dam), strumento di potenza e propaganda, soprattutto nei territori curdi.

Come tutti i fattori di stress acuti, la pandemia Covid-19 agisce come un moltiplicatore di vulnerabilità croniche accelerando notevolmente l’insicurezza idrica, soprattutto nei territori fortemente urbanizzati. Questo fa sì che, caduta nell’ombra la categoria di “guerra per il petrolio”, le paventate guerre dell’acqua, già di per sé una realtà, diventeranno la ragione madre dei prossimi conflitti. La sicurezza idrica, infatti, ha dimostrato di essere fondamentale nella lotta alla pandemia. L’elemento idrico, inoltre, potrebbe far mutare la fisionomia o aggravare numerosi conflitti “congelati” come quello arabo-israeliano: uno degli ostacoli maggiori alla pace tra israeliani e palestinesi, infatti, è proprio legato all’uso comune della falda acquifera di montagna, la cui porzione più ricca di acque è situata nel west bank.

La gravità della pandemia e lo shock geopolitico che ha generato fanno presumere che la corsa all’acqua potrebbe far saltare il principio secondo cui il diritto internazionale dell’acqua non è un gioco a somma zero, bensì bisognoso di cooperazione e di processi di inchiesta, mediazione e conciliazione, ormai scomparsi nel mare magnum della rinnovata aggressività dell’arena internazionale.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.