La Marina americana ha assegnato a Marinette Marine Corporation, una società cantieristica controllata da Fincantieri Marine Group (Fmg) il contratto di produzione per le prime dieci unità del programma FFG(X) per le nuove fregate che dovranno entrare in linea nella marina statunitense.

Il valore totale complessivo della commessa, se tutte le opzioni verranno esercitate, è pari a 5,58 miliardi di dollari, e la prima unità è stata già finanziata con uno stanziamento di fondi per l’anno in corso pari a circa 1,3 miliardi di dollari. La Us Navy ha proposto di mettere a bilancio altri 1,05 miliardi l’anno prossimo per la seconda unità e stima che le successive costeranno circa 940 milioni ognuna. Il contratto si prevede verrà nuovamente messo in gara dopo le dieci unità assegnate a Marinette Marine per completare il programma FFG(X) che prevede 20 unità navali.

Secondo i progetti la prima fregata dovrebbe essere pronta entro giugno del 2026; la seconda unità, che sarà impostata ad aprile dell’anno prossimo, dovrebbe essere pronta in cinque anni e mezzo, quindi sostanzialmente dopo tre mesi dalla prima.

Le caratteristiche delle nuove fregate

Il programma FFG(X) (FF sta per fregata G sta per guided missile e X sta per “progetto in via di definizione”) nasce il 10 luglio del 2017. La Us Navy ha la necessità di avere 20 fregate che insieme alle 32 Lcs (Litoral Combat Ship) andranno a completare il fabbisogno di 52 unità di medio tonnellaggio per compiti di pattugliamento e di scorta (Ssc – Small Surface Combatants).

I requisiti per il nuovo programma di fregate sono essenzialmente cinque: il nuovo vascello dovrà essere una piccola unità di superficie multimissione capace di operare in campo Aaw (Anti-Air Warfare), Asuw (Anti-Surface Warfare) e Asw (Anti-Submarine Warfare) nonché in grado di effettuare operazioni Emw (Electro-Magnetic Warfare); la capacità Aaw e Emw dovrà essere incrementata rispetto alle Lcs e dimostrare migliorate possibilità di sopravvivenza; dovrà essere dotata di sistema da difesa aerea diverso rispetto a quello delle unità più grandi come incrociatori e cacciatorpediniere nella fattispecie essere più efficace alle brevi distanze; essere in grado di operare sia in alto mare (blue water) sia in zone costiere (near-shore); infine essere in grado di operare sia in modo del tutto indipendente sia in formazione con altre navi.

In altri termini il design, che non è ancora definitivo, delle nuove fregate dovrà variare di molto rispetto a quello delle precedenti Lcs in termini di dislocamento e armamento, quindi avere di riflesso anche un’autonomia più elevata.

Per ottimizzare i costi di produzione, ma anche per ridurre i rischi tecnici e snellire la produzione, le FFG(X) non imbarcheranno nuovi sistemi o tecnologie, che dovranno essere quindi presi da unità già esistenti. La Us Navy infatti prevede di montare una versione modificata del radar Raytheon Spy-6 già presente sui cacciatorpediniere classe Arleigh Burke “Flight III”, il sistema di combattimento Aegis e altri sistemi da difesa di punto (o Ciws – Close-in Weapon System) ed il Vls (Vertical Launch System) Mk41 a 32 celle.

Sostanzialmente quindi la nuova fregata dovrà, utilizzando sistemi elettronici e d’arma già esistenti, distruggere le navi di superficie, rilevare i sottomarini nemici, difendere le navi in convoglio, impiegare sistemi di guerra elettronica attiva e passiva, difendersi dagli attacchi di piccole imbarcazioni.

Questo nuovo programma per una fregata americana, che mancava alla flotta dal pensionamento delle classe Oliver Hazard Perry consegnate tra il 1973 ed il 1984, nasce dall’esigenza di sopperire alle carenze emerse proprio dalle nuove Lcs (costruite anche da Fincantieri). Queste unità sono state giudicate infatti troppo poco armate per avere un dislocamento paragonabile a quello di una fregata classica e soprattutto con un costo unitario eccessivo, cosa che ha portato la Us Navy a ridimensionare pesantemente il programma di acquisizione originario, previsto in 55 unità.

Perché ha vinto il progetto italiano?

Il progetto italiano per la gara FFG(X) vede un’unità lunga 150 metri, larga 20, una propulsione tipo Codlag (Combined Diesel-Electric And Gas), autonomia di 6mila miglia a 16 nodi e una velocità massima di 26 nodi. L’armamento principale comprende un cannone da 57 millimetri, un lanciatore Mk41 Vls, otto lanciatori per Nsm (Naval Strike Missile), un sistema Rim-116 Ram (Rolling Airframe Missile). Sostanzialmente si basa su soluzioni già impiegate sulle fregate Fremm in servizio nella Marina militare italiana sebbene, osservando i render e i modelli di Fincantieri, le linee siano diverse.

Anche i progetti concorrenti partivano tutti da unità già esistenti. In particolare quello della Austal Usa partiva da una Lcs Classe Independence (con scafo trimarano) maggiormente armata con lanciatore Mk41 a 16 celle, quello della General Dynamics Bath Iron Works era una versione modificata della Classe Alvaro de Bazan F100 in servizio presso l’Armada spagnola che sono già equipaggiate con tecnologia statunitense, a partire dal radar Aegis, il progetto dei cantieri Huntington Ingalls Industries era una versione modificata dei cutter classe Legend senza però aver fornito un modello o un rendering infine quello della Lockheed Martin aveva prevedeva una Lcs classe Freedom dotata di più armamento, progetto poi ritirato il 28 maggio 2019 per concentrarsi sulla fornitura del sistema di combattimento per le FFG(X).

Per venire incontro agli standard di sicurezza e resistenza ai colpi della Us Navy, Fincantieri ha dovuto ripensare la progettazione degli spazi interni allo scafo: è stato necessario infatti aggiungere 300 tonnellate in più di acciaio per irrobustire le Fremm “americane”. L’acciaio in più è stato impiegato nella protezione balistica e nel modo in cui sono disposti gli spazi, pertanto la compartimentazione, la robustezza della nave ed i requisiti imposti dagli Stati Uniti ne fanno un’unità molto diversa da quelle italiane. Quello che non è stato modificato né compromesso è la modularità della nave che facilita l’ingresso e l’uscita delle principali attrezzature dallo scafo in modo che la sostituzione dei principali componenti del motore o dei computer non richieda l’apertura di un varco nelle strutture della nave.

Ad impressionare positivamente il Pentagono è stata però la capacità delle Fremm di sostenere in modo efficace il ruolo di difesa aerea e in particolare la potenza elettrica disponibile (12 megawatt, la stessa degli Arleigh Burke), che potrebbe dare spazio all’installazione a bordo, in futuro di armi ad energia diretta. Quando la fregata tipo Fremm Alpino della Marina Italiana effettuò una visita negli Stati Uniti proprio per sponsorizzare il progetto italiano, il personale Usa fu colpito anche dall’abitabilità della nave e dal sistema di gestione danni di bordo.

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