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La Cina è tornata a mettere in campo il suo peso diplomatico nella sanguinosa guerra civile che si sta consumando in Myanmar, riuscendo a ottenere un importante svolta nel conflitto birmano. Pare, infatti, che Pechino abbia mediato con successo un accordo di cessate il fuoco tra l’Esercito di Liberazione Nazionale Ta’ang (Tnla), ossia uno dei gruppi ribelli più attivi, e le forze governative guidate da Min Aung Hlaing. In attesa di sapere di più in merito a questa nebulosa intesa, ma soprattutto di capire se e quanto tempo reggerà la tregua, la notizia è rilevante per almeno due ragioni.

L’apparente fumata bianca segna, innanzitutto, un altro deciso intervento cinese in una guerra di logoramento ormai dimenticata e in fondo alle agende politiche di mezzo mondo. Rappresenta inoltre un’ottimistica boccata di ossigeno in vista delle imminenti elezioni generali annunciate dalla giunta militare il prossimo 28 dicembre, e pure una sostanziale vittoria locale del Tatmadaw, ossia l’esercito birmano che sta continuando a riconquistare territori in concomitanza con l’avvicinarsi della chiamata alle urne.

Almeno 6.300 persone sono state uccise nella guerra civile, vaste zone del Paese sono state bombardate e oltre 22.500 cittadini rimangono in detenzione militare. Gli sfollati sono almeno 3,3 milioni per una delle più importanti crisi umanitarie del pianeta.

Myanmar

La mediazione della Cina

Ma per quale motivo la Cina ha scelto di mediare i colloqui tra il Tnla e la giunta militare? Il gruppo ribelle coinvolto nell’accordo di cessate il fuoco ha il suo epicentro strategico nel Nord-Est del Myanmar, ossia nei pressi del confine cinese, e i cruenti combattimenti tra gli anti governativi e il Tatmadaw hanno più volte creato problemi lungo la frontiera del Dragone.

La notizia della tregua è stata annunciata dallo stesso Tnla per mezzo di un comunicato su Telegram, nel quale si fa presente che lo stop alle ostilità è stato firmato nella città cinese di Kunming per mezzo della decisiva intermediazione di Pechino.

Come ha spiegato l’Associated Press, la Cina ha importanti interessi geopolitici ed economici in Myanmar ed è profondamente preoccupata per l’instabilità lungo i suoi confini. Il gigante asiatico è anche il più importante alleato straniero dell’esercito birmano, che ha preso il potere dopo aver rovesciato il governo di Aung San Suu Kyi nel febbraio 2021.

Cosa succede in Myanmar

Il Tnla ha anche riferito che l’esercito, che non ha ancora commentato l’accordo, ha accettato di interrompere gli attacchi aerei. Ricordiamo che questo gruppo di ribelli fa parte della Three Brotherhood Alliance, che comprende anche l’Esercito dell’Alleanza Democratica Nazionale del Myanmar e l’Esercito di Arakan.

Cosa chiedono formazioni del genere? Combattono da decenni, anche prima dello scoppio della guerra civile, chiedendo una maggiore autonomia dal governo centrale del Myanmar, e al momento sono più o meno alleati con i gruppi di resistenza pro-democrazia emersi dopo il 2021.

Dall’ottobre 2023, ha sottolineato Al Jazeera, la suddetta alleanza ha conquistato ampie zone del Myanmar nord-orientale e occidentale, salvo poi rallentare in seguito a una serie di cessate il fuoco mediati dalla Cina all’inizio del 2025, gli stessi che hanno permesso alla giunta di riconquistare importanti città, tra cui Lashio ad aprile e Nawnghkio a luglio, nonché Kyaukme e Hsipaw a ottobre.

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