Un’azione umana, volta davvero all’evacuazione dei civili dall’assediatissima Mariupol, oppure una trappola per costringere alla resa gli ucraini? È la domanda che si stanno facendo tutti all’indomani dell’annuncio di Mosca sul cessate il fuoco temporaneo e locale limitato alla città portuale situata nel sud dell’Ucraina. Le prime risposte non aiutano a comprendere quale siano le reali intenzioni del Cremlino.
Se, infatti, da un lato Iryna Vereshcuk, vice primo ministro ucraino, ha confermato il semaforo verde russo per l’apertura di un corridoio umanitario da Mariupol con transito per Berdyansk, certificato da un messaggio inviato dal Comitato Internazionale della Croce Rossa, dall’altro lato ci sono da mettere in conto le ultime rivelazioni dell’intelligence londinese, secondo la quale sarebbero tutt’ora in corso pesanti combattimenti nell’area con la resistenza ucraina asserragliata ma ancora in controllo del centro urbano. Nel frattempo, al netto di ogni considerazione militare o strategica, Kiev ha inviato 45 pullman per consentire lo svolgimento delle operazioni umanitarie.
Le mosse di Mosca
È difficile interpretare le mosse di Mosca, a meno di non mettere in fila ipotesi e supposizioni sulla base dei pochi indizi fin qui emersi. L’asse Washington-Londra, ad esempio, sostiene che la recente riduzione delle attività militari propinata dal Cremlino, e relativa alle regioni di Kiev e Chernhihiv, non sia altro che una trappola con la quale tornare a colpire, magari con più forza e vigore, il sud e l’est dell’Ucraina.
In un simile scenario, l’esercito russo starebbe guadagnando tempo prezioso, sostituendo i suoi uomini gettando nella mischia le unità più fresche e, in generale, riposizionando le truppe in relazione ai prossimi obiettivi. Più che una concessione, il cessate il fuoco sarebbe insomma un’esigenza spacciata per concessione alla quale Vladimir Putin non potrebbe sottrarsi.
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Il dipartimento della Difesa degli Usa, ad esempio, ha reso noto di aver osservato circa il 20 per cento delle forze russe dispiegate nell’area di Kiev “riposizionarsi” nelle ultime 24 ore. Alcune unità sarebbero dirette verso il confine con la Bielorussia. “La nostra valutazione sarebbe che ristoreranno queste truppe, le riforniranno e probabilmente le impiegheranno altrove in Ucraina”, ha detto il portavoce del Pentagono, John Kirby. La Bbc ha invece sottolineato l’arrivo di circa duemila soldati russi dalla Georgia, di un migliaio di mercenari della Wagner e di un centinaio di siriani.
L’importanza di Mariupol
Vale la pena concentrarsi sulla città di Mariupol. Perché la Russia ha concesso un cessate il fuoco relativo solo ed esclusivamente a quest’area? Mosca potrebbe scegliere di concentrarsi sulle due zone dell’Ucraina nelle quali ha raccolto i maggiori successi (sud ed est). In tal caso, la definitiva conquista di Mariupol diventerebbe altamente strategica in primis per circondare l’esercito ucraino e costringerlo ad alzare bandiera bianca. Come se non bastasse, l’eventuale presa di Mariupol sancirebbe finalmente il corridoio che consentirebbe ai russi di collegare la suddetta Mariupol alla Crimea.
Attenzione, tuttavia, alle altre ipotesi sul tavolo. Non è da escludere che la Russia possa continuare a tenere impegnata Kiev a ridosso della capitale ucraina e in altre città, ma attaccare con maggiore intensità nel Donbass (a questo punto obiettivo primario ma non certo l’unico). In tal caso, Mosca potrebbe monitorare la situazione ed eventualmente raccogliere frutti da entrambi i teatri di guerra.
Putin, infine, potrebbe cercare di annichilire l’Ucraina privandola dello sbocco sul mare e delle aree economiche più importante. A quel punto, il territorio controllato da Volodymyr Zelensky sarebbe notevolmente ridotto ed esposto alle gittate del Cremlino. Nel frattempo, tra una supposizione e l’altra, si continua a combattere praticamente in tutta l’Ucraina. Forse anche nei pressi della stessa Mariupol.



