Il 28 marzo, durante un incontro televisivo, un portavoce del ministero degli Esteri russo ha dichiarato che Mosca ha inviato in Venezuela “esperti militari” per gestire “l’attuazione pratica delle disposizioni previste dagli accordi di cooperazione tecnico-militare”.

I funzionari della Casa Bianca hanno ammonito Mosca chiedendo la cessazione immediata delle interferenze nella crisi politica in corso in Venezuela e il Segretario di Stato Mike Pompeo ha ribadito che “i russi devono lasciare il Venezuela”. Sembra però che la Russia abbia altri piani.

Come spiega il giornalista Lucas Berti, esperto di politica latino-americana, “la Russia vede il Venezuela come un’opportunità dal punto di vista ideologico ed economico. In contrasto con gli Stati Uniti, che osteggiano Maduro, Putin continua a sostenere il presidente del Venezuela e non riconosce l’autoproclamato Juan Guaidó”.

Guaidó, 35 anni, è stato presidente dell’Assemblea Nazionale del Venezuela, l’ultimo organo statale controllato dall’opposizione anti-Maduro. Egli è diventato il volto del movimento nazionale e internazionale che cerca di rimuovere Maduro, un presidente che l’opposizione considera illegittimo. Guaidó si è autoproclamato presidente ed è stato riconosciuto come tale da diversi Paesi come Stati Uniti, Unione Europea e Gruppo di Lima, un organismo che riunisce la maggior parte degli Stati latino-americani.

Recentemente, l’Osa ha riconosciuto Gustavo Tarré, inviato da Guaidó, come legittimo rappresentante del Venezuela al posto di Asbina Marín Sevilla, rappresentante scelto da Maduro.

Secondo José Antônio Lima, giornalista e dottorando in relazioni internazionali all’Università di San Paolo, le ragioni per cui la Russia è interessata al Venezuela sono tre: petrolio, armi (in altre parole, denaro) e la battaglia geopolitica con gli Stati Uniti.

“Il Venezuela possiede le più grandi riserve petrolifere del mondo, cosa che pone lo Stato sudamericano al centro del panorama geopolitico mondiale. La compagnia petrolifera russa Rosneft è un’importante partner del Venezuela e ha un credito di oltre 2 miliardi di dollari con Caracas. Bisogna anche considerare l’imponente commercio di armi tra Venezuela e Russia, commercio in cui Mosca generalmente fornisce attrezzature militari e relativi contratti per la manutenzione. Il Venezuela deve più di 3,15 miliardi di dollari a Mosca per acquisti effettuati a credito riguardanti principalmente armi”.

Lima aggiunge che “la Russia certamente vede il Venezuela come un alleato in una regione generalmente dominata dagli Stati Uniti: il Paese sudamericano, infatti, ha fornito sostegno diplomatico a Mosca durante le crisi in Abkhazia, Ossezia del Sud e anche in Siria. Possiamo quindi dire che, oltre a essere un punto d’ingresso nella sfera di influenza americana, il Venezuela rappresenta per Mosca un Paese importante che può dare una parvenza di legittimità alle sue azioni”.

Il ministro degli Esteri brasiliano Ernesto Araújo si è schierato con gli Stati Uniti e ha affermato ai microfoni di Reuters che “qualunque elemento che contribuisce alla sofferenza del popolo venezuelano dovrebbe essere rimosso”. Si tratta di un chiaro riferimento sia alle truppe russe sia al presidente venezuelano Nicolás Maduro. Il Brasile ha iniziato ad appoggiare l’opposizione venezuelana dopo l’elezione del presidente di ultra destra Jair Bolsonaro, tuttavia il Paese ha deciso di non impegnarsi in alcun tipo di scontro con il Venezuela a causa delle costanti pressioni fatte dal proprio esercito.

Per Berti “l’invio di soldati russi a Caracas è un messaggio per il resto del mondo: Mosca continuerà ad appoggiare Maduro, specialmente ora che Juan Guaidó ha già il sostegno di almeno 50 Paesi”. Lima, tuttavia, non crede che la Russia sia veramente interessata a un intervento militare in Venezuela simile a quello effettuato in Siria. Il giornalista ha affermato: “La presenza militare mi sembra un messaggio di Mosca rivolto agli Stati Uniti, al Sud America e a Guaidó: Mosca vuole essere ascoltata una volta finita la crisi e desidera tutelare i suoi molteplici interessi in Venezuela (accesso al petrolio, pagamento dei debiti e contratti per la manutenzione di attrezzature militari)”.

Lima e Berti concordano sul fatto che un conflitto armato nella regione sia improbabile. Inoltre, anche se Maduro dovesse esser spodestato, Lima sostiene di non credere “che un nuovo governo venezuelano possa avere stabilità senza adeguate relazioni diplomatiche con Mosca”. In altre parole, anche nel caso in cui Maduro non rimanga al potere, un nuovo governo venezuelano non sarebbe in grado di allinearsi automaticamente con Washington. La Russia, quindi, sta facendo tutto il possibile per avere un posto privilegiato al tavolo dei negoziati.

Secondo Filipe Figueiredo, storico e direttore del podcast Xadrez Verbal, “ci sono due fattori in questa equazione: costo politico e denaro. Cina, Turchia e Russia hanno investito soldi in Venezuela, un sacco di soldi, e gli Stati Uniti vogliono sbarazzarsi di questa influenza straniera nel loro cortile, cosa che comporta un costo politico. Alcuni Paesi sono allineati con gli Stati Uniti, come il Brasile e la Colombia, altri invece sono allineati con il Venezuela, come la Bolivia, e infine ci sono quelli che sostengono un tavolo negoziale, come l’Uruguay e l’Ue”. “I Paesi coinvolti nella crisi quanto sono disposti a sacrificare in termini di costi politici e denaro?”.