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La Russia lo ripete da giorni: i negoziati si sono arenati per colpa di Kiev. Dall’altra parte, invece, le parole “negoziati” e “colloqui” sono sparite dal lessico quotidiano, se non per riferirsi alle complesse trattative per liberare i combattenti rimasti all’interno dell’acciaieria Azovstal a Mariupol.

E pensare che fino a qualche settimana fa era proprio Volodymyr Zelensky a parlare di negoziati e della necessità di incontrare il suo omologo russo, Vladimir Putin, per ottenere un cessate il fuoco o quanto meno una tregua temporanea. Adesso la situazione è cambiata. Non solo sul campo di battaglia, dove l’esercito russo ha totalmente cambiato scenario d’azione, ritirandosi da nord per concentrarsi sui quadranti orientali e meridionali dell’Ucraina, ma anche a livello diplomatico.

I rifornimenti militari ricevuti dal blocco occidentale hanno ridato nuova verve alle forze di Kiev, che adesso, in certe aree, possono pure permettersi di effettuare timide ma a quanto pare efficaci controffensive (vedi Kharkiv). Fatto sta che i negoziati non sembrano più essere una prerogativa fondamentale del conflitto, o almeno non in questa fase. Ma che cosa è successo? Per quale motivo c’è stato un simile (apparente) cambio di registro?



Le accuse di Putin

L’ultima accusa di Putin a Kiev è arrivata nel corso di un colloquio telefonico tra il presidente russo e quello finlandese Sauli Niinisto. I negoziati di pace tra Russia e Ucraina sono sospesi a causa del governo ucraino, “che non ha alcun interesse a sviluppare un dialogo serio e costruttivo”. Il presidente russo non ha usato mezzi termini, incolpando la controparte per i mancati progressi diplomatici.

Secondo quanto riportato dal servizio stampa del Cremlino, Putin ha preso nota del fatto che i colloqui sono stati praticamente interrotti in quanto la Kiev non sarebbe interessata ad un dialogo produttivo. “I leader hanno discusso anche della situazione in Ucraina. In particolare, Putin ha condiviso le stime sullo stato del processo negoziale tra russi e ucraini che è stato praticamente interrotto da Kiev, che non mostra alcun interesse per un dialogo serio”, si legge nel resoconto diffuso dalla Tass.

Il “nuovo” Zelensky

Dicevamo, poi, di Zelensky. Lo spaurito presidente assediato e isolato nella sua Kiev, nel giro di un paio di mesi, si è trasformato in un presidente sicuro e pronto ad affrontare a viso aperto la Russia. Il messaggio lanciato dal capo di Stato ucraino è chiaro, se possibile, ancor più di quello di Putin: l’Ucraina non ha alcuna intenzione di salvare la faccia a Vladimir Putin.

In altre parole, Zelensky ha respinto il pressing di chi lo vorrebbe a tutti i costi seduti al tavolo delle trattative, pronto ad accettare pesanti (per l’Ucraina) condizioni da parte di Mosca. “Sono pronto a parlare con Putin, ma senza ultimatum”, ha dichiarato il leader ucraino alla tv italiana, spiegando tuttavia che prima “i russi se ne devono andare dai territori occupati dopo il 24 febbraio”, e che questo è “il primo passo per poter parlare di qualcosa”. E ancora: “Non possiamo accettare alcun compromesso sulla nostra indipendenza, sulla nostra sovranità e integrità territoriale”, ha aggiunto lo stesso Zelensky.

La sensazione è che Kiev, adesso, si senta sicura dei propri mezzi e voglia andare fino in fondo. Anche grazie, si intende, al decisivo sostegno ricevuto dai partner occidentali, Stati Uniti e Regno Unito in primis. Il punto è stabilire quale sia il “fondo” ipotizzato dall’Ucraina: tornare alla situazione pre 24 febbraio – che sarebbe comunque un traguardo complesso da raggiungere – oppure, addirittura, riprendersi Donbass e Crimea?

In entrambi i casi, tuttavia, la Russia subirebbe una vera e propria umiliazione, ovvero proprio quello che, nei giorni scorsi, Emmanuel Macron chiedeva a gran voce di evitare. A questo punto non possono che tornare in mente le parole di Zelensky: “Proporre a noi di cedere qualcosa per salvare la faccia del presidente russo non è corretto. Noi non siamo pronti a salvare la faccia a qualcuno pagando con i nostri territori, non penso sia una cosa giusta”. Intanto, ad eccezione di un dialogo segreto tra i generali russi e ucraini, dei negoziati di pace a livello istituzionale si è persa ogni traccia.

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