Skip to content
Guerra

Perché i morti a Gaza possono essere anche cinque volte più di quelli dichiarati dai palestinesi

E se i morti di Gaza fossero migliaia in più rispetto ai numeri ufficiali? Vi raccontiamo tutti gli errori dei resoconti ufficiali.

Mesi prima che Israele attaccasse Gaza, il profilo Telegram del Ministero della Salute palestinese, con cadenza quasi quotidiana, ha continuato ad aggiornare il numero di morti palestinesi uccisi dall’esercito israeliano a cavallo tra la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. Da quando l’esercito israeliano (IDF), dopo il 7 ottobre, ha lanciato l’offensiva nella Striscia, i numeri ufficiali del Ministero della Salute palestinese hanno registrato oltre 38 mila morti. Techforpalestine, un progetto palestinese che riunisce ingegneri, designer e analisti per settimane ha raccolto dai resoconti ufficiali nomi, cognomi e statistiche sul massacro che l’IDF sta portando avanti. 

The Human Toll, grafico di Palestine Datasets che raccoglie solo le morti ufficiali provenienti dal Ministero della Salute Palestinese.

Nonostante i numeri ufficiali sulle morti oggi provengano da fonti palestinesi valutate in maniera “credibile e sicura” anche dalle Nazioni Unite, c’è una domanda che continua a rimbalzare nella testa di milioni di persone che osservano passivamente le terribili immagini provenienti ogni giorno da Gaza: e se i morti fossero di più?

Il metodo

Il primo elemento da cui partire è il metodo con cui i dati ufficiali diffusi dal Ministero della salute palestinese – utilizzati come fonte ufficiale e ripresi negli ultimi 7 mesi dalla stampa di tutto il mondo – vengono calcolati. Sappiamo che il Ministero della Salute palestinese per costruire i resoconti settimanali e mensili aggrega i dati degli ospedali e degli obitori del Nord di Gaza, di Gaza City e del Sud della Striscia. I resoconti vengono compilati dai medici e dagli infermieri rimasti a Gaza e dagli obitori.

La maggior parte di questi dati, come riporta AP News, sono raccolti su pezzi di carta o block notes e solo successivamente vengono aggregati online. AP scrive: “Gli amministratori dell’ospedale dicono di tenere registri di ogni persona ferita che occupa un letto e di ogni cadavere che arriva in un obitorio. Inseriscono questi dati in un sistema computerizzato condiviso con al-Qidra e colleghi. Secondo gli screenshot dei direttori ospedalieri inviati ad AP, il sistema sembra un foglio di calcolo con codice colore diviso in categorie: nome, numero di identificazione, data di ingresso in ospedale, tipo di infortunio, condizione”. Oltre agli ospedali, il Ministero di Gaza raccoglie i numeri anche da alcune organizzazioni umanitarie come la Mezzaluna palestinese. 

Di conseguenza, la maggior parte dei numeri registrati dal Ministero palestinese provengono dagli ospedali o comunque da medici che registrano il ferimento o il decesso di un paziente. Questo significa che migliaia di persone che non passano attraverso le strutture sanitarie o che rimangono vittime e intrappolate sotto le macerie sfuggono al conteggio ufficiale. In aggiunta, ogni volta che un ospedale è stato bombardato, tutti i documenti cartacei sono stati smarriti o distrutti.

Pochi aggiornamenti dai pochi ospedali di Gaza

Politico a maggio di quest’anno ha riportato che nell’ospedale di Al-Aqsa restavano solo 5 dottori operativi e che il resto dei medici o era deceduto, oppure aveva lasciato il posto di lavoro per paura di cadere vittima di un attacco israeliano. In questa condizione appare chiaro che, con centinaia di vittime ogni giorno, è impossibile che un numero così esiguo di dottori si dedichi alla compilazione di resoconti sulle vittime in ingresso piuttosto che alla cura dei pazienti stessi.

Non solo pochi medici ma anche pochi ospedali. A maggio 2024 solo 12 dei 36 ospedali in Gaza erano ancora operativi. Nel Nord di Gaza, una grafica del Washington Post ha evidenziato tutte le strutture ospedaliere bombardate, evacuate o diventate inattive. Oggi gli ospedali sono ancora meno.

Abbiamo confrontato la mappa del Washington Post con una cartina della stessa area di Gaza in cui sono indicati i principali ospedali operativi prima del 7 ottobre. Come è possibile osservare nella figura in basso, delle oltre 19 strutture sanitarie attive prima dell’invasione israeliana, solo 1 è rimasta attiva, il centro medico Al-Sahaba (in figura il puntino verde).

Questo ci dice che in tutta l’area del Nord di Gaza solo un ospedale ha raccolto e sta raccogliendo dati sulle morti e sui feriti. Inoltre, bisogna considerare che solo una minima parte dei feriti giornalieri riescono ad essere assistiti nell’unico ospedale rimasto. La maggior parte dei feriti muore prima di arrivare in struttura e non viene nemmeno portata in obitorio. Di conseguenza, queste morti non rientrano nel conteggio ufficiale del Ministero della Salute palestinese.

Una mappa degli ospedali di Gaza prima del 7 ottobre 2023 (in alto a sinistra), rispetto ad una grafica di WP dove in verde vengono evidenziate le strutture ancora attive. Solo un ospedale – il Al-Sahaba hospital – su 19 strutture sanitarie oggi risulta ancora operativo.

Ad evidenziare la carenza di raccolta dati negli ospedali è anche ReliefWeb un servizio di OCHA che in un rapporto dal titolo “L’analisi dei nuovi dati sulla morte del Ministero della Salute di Gaza rivela diverse preoccupazioni”, scrive: “Siamo fortunati che il MoH (Ministero della Salute, n.d.r.) fornisca informazioni così dettagliate e in tempo reale sulle morti in una guerra in corso. Non è disponibile nulla di qualità comparabile (ad esempio, per le devastanti guerre in Etiopia, Sudan o anche Ucraina). Eppure la tendenza verso il declino della qualità dei dati sta continuando. A metà febbraio 2024 solo tre degli otto ospedali di Gaza destinati a segnalare i decessi in quello che chiamerò il “Central Tracking System” (CTS) lo stavano facendo“.

Relief evidenzia quindi che in Gaza, date le condizioni in cui versano le strutture ospedaliere e il personale sanitario, è praticamente impossibile lavorare su una banca dati credibile per le morti in Gaza.

In queste immagini prese da AlJazeera/PlanetLabs è possibile osservare la devastazione di almeno 8 aree a Gaza in cui prima erano presenti strutture ospedaliere. Avere meno ospedali significa avere intere aree dove il numero dei morti non viene inserito nel conteggio ufficiale del Ministero della Salute.

The Lancet: “Arriveremo a 186 mila morti”. Ci vorranno 14 anni per scavare e ritrovare migliaia di corpi

Partiamo dalla fonte. The Lancet è una rivista medica britannica peer reviewed – una metodologia di revisione critica di alto livello nel settore accademico e di ricerca – tra le più autorevoli e famose nel settore scientifico mondiale. Questa settimana ha diffuso un rapporto dal titolo “Contare le morti in Gaza: difficile ma essenziale”, fornendo un dato che ha sconvolto milioni di lettori in tutto il mondo. I morti dell’attuale conflitto in Gaza potrebbero arrivare ad una cifra superiore a 180 mila. Come si costruisce questa cifra?

Grafico a cura di InsideOver che mostra il numero delle morti ufficiali rispetto al numero dei morti non inclusi nei resoconti ufficiali di MHO.

Innanzitutto, come abbiamo evidenziato nella prima parte del nostro articolo, anche Lancet ribadisce che la conta dei morti negli ultimi mesi – soprattutto – è diventata estremamente difficile. Infatti la conta ufficiale tra marzo e luglio 2024 è incrementata di sole 4.000 unità a fronte di diversi e pesantissimi attacchi di Israele, nonchè dell’incursione totale dell’IDF nella Striscia di Gaza.

Secondo le Nazioni Unite, alla data del 29 febbraio 2024 il 35% degli edifici di Gaza era completamente distrutto. Al 19 Aprile invece, Anadolu Agency riporta che secondo un’analisi satelittare di UNOSAT gli edifici totalemente ditrutti o parzialmente distrutti erano 360.000 mila – che corrisponde al 55% degli edifici di Gaza, con 36.000 complessi abitativi totalmente distrutti. Il The Guardian ha stimato che in Gaza oggi ci sono 37 milioni di tonnellate di macerie. Per smaltirle e recuperare quello che resta dei corpi ci vorranno 14 anni. Le Nazioni Unite stimano inoltre che sotto le macerie ci siano ancora oltre 10.000 persone. Un numero ancora una volta sottostimato che tiene conto dei dispersi e si basa su una stima sulla densità abitativa.

Come arriva il rapporto Lancet alla stima di 186 mila morti? Con un calcolo che tiene conto delle morti non provocate direttamente da Israele, ma dalle condizioni che Israele ha creato a Gaza.

Riprendiamo integralmente le conclusioni di Lancet: “Il bilancio totale delle vittime dovrebbe essere molto elevato data l’intensità di questo conflitto; infrastrutture sanitarie distrutte; gravi carenze di cibo, acqua e riparo; l’incapacità della popolazione di fuggire in luoghi sicuri; e la perdita di finanziamenti per l’UNRWA, una delle pochissime organizzazioni umanitarie ancora attive nella Striscia di Gaza. Nei conflitti recenti, tali morti indirette vanno da tre a 15 volte il numero di morti dirette. Applicando una stima prudente di quattro morti indirette per una morte diretta ai 37 396 decessi segnalati, è plausibile stimare che i decessi potranno arrivare fino a 186 000 o anche più. Questo numero equivale al 7,9% della popolazione totale nella Striscia di Gaza”.

Cause che porteranno il numero dei morti a salire oltre le 180 mila unità entro la fine dell’anno secondo The Lancet

Ad oggi inoltre, secondo Relieweb sono oltre 21 mila i bambini dispersi nella striscia di Gaza che, secondo il centro di ricerca, potrebbero essere “persi, scomparsi, detenuti, sepolti sotto le macerie o in fosse comuni”.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Tassonomie

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.