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Armi sovietiche in Ucraina? Non sono una novità, tutt’altro, a ben giudicare le immagini dell’arsenale dell’esercito di Kiev. Ma è quantomeno curioso vedere come parte delle forniture di armi sovietiche provengano dagli aiuti statunitensi all’Ucraina. Washington ha recentemente visto approvata al Congresso una proposta di legge bipartisan tra Democratici e Repubblicani che garantisce 13,6 miliardi di dollari di aiuti all’Ucraina e tra essi 3,5 miliardi garantiti al Pentagono per sostenere gli aiuti militari.

Ebbene, tra questi sistemi d’arma, assieme ai missili anticarro Javelin, agli Stinger antiaerei, alle armi leggere e alle munizioni, figurano anche dispositivi prodotti ai tempi dell’Unione Sovietica e acquistati negli Anni Novanta in gran segreto da Washington, come riportato da Wall Street Journal che cita fonti governative ucraine.

Nel mese appena trascorso l’amministrazione Biden ha approvato un piano di invio armi da un miliardo di dollari ed è pronta a sbloccarne altri 800 milioni. Tra i prodotti sovietici destinati a Kiev figurano due importanti tipi di batterie antiaeree: gli SA-8 e gli S-300. Il primo dispositivo è stato il primo sistema missilistico antiaereo sovietico i cui componenti fossero tutti riuniti in un unico veicolo, progettato per fornire difesa aerea alle truppe schierate sul campo di battaglia.

Operativo dal 1971, gli Stati Uniti l’hanno studiato dopo aver visto i successi operativi in  Angola (contro le forze aeree del Sudafrica) negli Anni Ottanta e i risultati ottenuti durante la Guerra del Golfo, quando gli I SA-8 dell’Iraq di Saddam Hussein riuscirono a intercettare alcuni missili Tomahawk e, pare, furono responsabili dell’abbattimento del Tornado italiano guidato dal maggiore Gianmarco Bellini (pilota) e dal capitano Maurizio Cocciolone (navigatore) abbattuto su Baghdad nella notte tra il 16 e il 17 gennaio 1991.



Gli S-300 sono l’altra importante arma antiaerea fornita a Kiev via Washington. E sono un componente già oggi fondamentale nella strategia di difesa dell’esercito di Volodymir Zelensky. Ben tre nazioni Nato, del resto, già posseggono queste batterie (Slovacchia, Grecia, Bulgaria) e Washington sta lavorando perché le forniscano a Kiev sostituendole con avanzate batterie Patriot costruite negli Usa e fornite da Paesi come Germania e Paesi Bassi. Ogni invio di S-300 in Ucraina deve, a questo punto, passare per il via libera degli Usa, che sino ad ora tramite il Pentagono hanno respinto l’invio di aerei da combattimento MiG-29 di fabbricazione russa che si trovano in Polonia, ma sotto altri fronti stanno incentivando la resistenza di Kiev.

Inviare armi di questo tipo significa arrivare a sostenere Kiev in forma complementare alle sue disponibilità rendendo più agile e sostenibile la difesa ucraina senza necessità di operazioni di addestramento e inserimento delle nuove armi nell’arsenale ucraino che esponga pericolosamente personale Usa o di altri Paesi Usa. Incentivare la “guerra civile” tra mezzi sovietici che si combatte in Ucraina e aumentare il tributo di sangue della Russia è una strategia precisa degli Usa e di quei Paesi maggiormente attenti a sostenere la resistenza di Kiev, con Regno Unito e Polonia in prima fila.



Ma come hanno fatto gli Usa a impadronirsi di mezzi sovietici? Secondo The Hill, che ha studiato la questione, Washington avrebbe acquistato attrezzatura militare sovietica negli anni successivi alla dissoluzione dell’Urss e della destabilizzazione della nuova Russia per capire il livello effettivo di sviluppo della tecnologia d’oltre Cortina ai tempi della Guerra Fredda. 100 milioni di dollari sarebbero stati stanziati nel 1994 per conoscere apparecchiature costruite dai sovietici e comprenderne apertamente le capacità operative. Il fatto attirò già l’attenzione ai tempi del fatto: il New York Times vi dedicò un articolo di commento. Nel 1994 l’azienda BDM International acquistò in Bielorussia sistemi d’arma come gli S-300. BDM era tra i pochi gruppi che avevano passato gli audit del Pentagono per acquistare sistemi d’arma e alla sua guida aveva Frank Carlucci (1930-2018), segretario alla Difesa sul finire della seconda amministrazione Reagan, facendo parte del Gruppo Carlyle, di cui Carlucci era partner assieme a James A. Baker, capo di gabinetto (1981-1985) e segretario al Tesoro (1985-1988) con Reagan, Segretario di Stato (1989-1992) e nuovamente capo di gabinetto in quella di Bush senior (1992-1993), uno dei più importanti politici del Partito Repubblicano. A cavallo tra imprenditoria, Difesa e intelligence la missione aprì al Pentagono la conoscenza dei sistemi più complessi dell’esercito russo.


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CAUSALE: Reportage Ucraina
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Mediatore dell’affare fu, secondo il New York Times, una figura nota della storia contemporanea Usa: Emmanuel Weigensberg, il mercante d’armi canadese la cui Trans World Arms Inc. mediò la spedizione di armi ai Contras del Nicaragua nel 1984. Legami risalenti alla Guerra Fredda tra apparati e mercanti d’armi, piani di studio degli Anni Novanta, visioni geopolitiche del Duemila: le armi che oggi gli Usa forniscono a Kiev hanno una lunga storia ma nessuna esperienza operativa. Oggi vedranno finalmente il battesimo del fuoco. Contrastando, sull’altro fronte, altri prodotti delle officine militari sovietiche. Impegnate in una vera e propria “guerra civile” a oltre trent’anni dalla caduta della superpotenza rossa.

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