In parallelo alla guerra in Ucraina si è improvvisamente riaperta la ferita Taiwan. Nel Mar Cinese non è scoppiato alcun conflitto, ma sono tornati a soffiare pericolosi venti di guerra. Poco importa se al momento a nessuno converrebbe aprire un fronte di fuoco a pochi passi dalla Cina. Le ultime dichiarazioni di Joe Biden hanno tuttavia fatto tremare il fragile equilibrio geopolitico a tutela della regione.

Il presidente statuintense, in sostanza, non ha rinnegato la One China Policy, e cioè la politica che riconosce la Repubblica Popolare Cinese come unico governo legittimo della Cina, ma ha fatto capire di non accettare la volontà di Pechino secondo cui Taiwan sarebbe parte integrante della stessa Cina.

Non è finita qui, perché Biden ha aggiunto un particolare che non deve essere trascurato: gli Stati Uniti sarebbero pronti a difendere militarmente Taiwan qualora la Cina tentasse di conquistare l’isola con la forza. Indirettamente, Washington ha steso un velo di incertezza sulla cosiddetta ambiguità strategica che per decenni ha orientato le mosse delgli Usa su questo argomento.



Ambiguità strategica e difesa

In ogni caso, sono state proprio queste affermazioni di Biden a scatenare un autentico vespaio di polemiche. Certo, il presidente statunitense ha minimizzato la possibilità che la Cina possa tentare di prendere Taiwan, ma ha pure ribadito l’importanza di trasmettere un messaggio forte e chiaro al governo cinese. Un messaggio tanto semplice quanto potenzialmente pericoloso per l’eventuale reazione: ci saranno serie conseguenze nel caso in cui Pechino dovesse intraprendere tale azione.

Per quale motivo Biden ha sentito l’esigenza di mettere in chiaro questo concetto? La sensazione è che, in seguito alla guerra scoppiata in Ucraina – prevista in anticipo da Washington, ma esplosa ugualmente – gli Stati Uniti vogliano tracciare una linea rossa evidente e visibile. Una linea ancora più netta di quella tracciata a suo tempo nel tentativo di scongiurare l’assalto pianificato da Mosca, con il senno di poi evidentemente non abbastanza chiara.

Il Wall Street Journal ha citato l’opinione di un funzionario della Casa Bianca secondo cui le affermazioni di Biden non avrebbero in alcun modo dettato un cambio di rotta della politica americana nei confronti di Taiwan. Il presidente Usa si sarebbe semplicemente riferito all’obbligo degli Stati Uniti di rafforzare la capacità di Taipei di difendersi, come del resto sancisce il Taiwan Relations Act. Questo atto, approvato nel 1979, sottintende qualsiasi tentativo di determinare il futuro politico di Taiwan attraverso qualcosa di diverso dai mezzi pacifici come una minaccia agli interessi americani. La suddetta posizione, spesso definita di ambiguità strategica, ha fin qui dunque sempre avuto lo scopo di fare in modo che né Taipei né Pechino si sentissero abbastanza sicure da compiere mosse che sconvolgerebbero lo status quo.

Taiwan non è l’Ucraina

Al di là del Taiwan Relations Act, vale la pena interrogarsi sul perché gli Stati Uniti – almeno a sentire Biden – sarebbero disposti a intervenire militarmente a Taiwan. Detto altrimenti, perché Washington si impegnerebbe, di fatto, in una guerra contro la Cina, ma non ha intenzione di fare (e non ha fatto) niente del genere in Ucraina, limitandosi a spedire a Kiev soltanto armi? La questione è prettamente strategica. Basta soppesare i due rivali Usa.

La Russia è sì nemica degli Stati Uniti, ma Mosca non ha mai dato l’impressione di voler perseguire un’espansione – in termini militari, economici e perfino di soft power – che superasse il proprio cortile di casa. Il Cremlino è sceso in campo per tutelare gli interessi russi nella propria tradizionale sfera di influenza, aggiungendo sì qualche sortita nel Mediterraneo, in Libia e, indirettamente, in America Latina e Sud Est asiatico, ma con azioni più dimostrative che non connesse ad un piano organico.

La Cina, al contrario, è in cima all’agenda delle minacce di Washington. Gli Stati Uniti temono le ambizioni globali della Repubblica Popolare, ben più grandi di quelle russe e, per giunta, in aperto contrasto con l’ordine predicato dal governo statunitense. Con le sue parole Biden ha dunque sostanzialmente fatto capire quali sono le reali priorità Usa.

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