Si chiama National Center for Medical Intelligence (Ncmi), ed è un ramo, poco conosciuto, della Defense Intelligence Agency (Dia) che si occupa di raccogliere dati e informazioni sulle malattie e loro diffusione in tutto il mondo. L’ufficio speciale è lo stesso che il mese scorso, prima che l’Oms dichiarasse lo stato di pandemia, lanciò l’allarme sulla portata dell’infezione da Covid-19.

Sebbene anche la Cia abbia un’unità che si occupa di intelligence medica, il Ncmi, che ha il suo quartier generale a Fort Detrick in Maryland, è l’organismo principale atto alla raccolta di dati in situazioni come quella attuale, in cui stiamo assistendo a un’esplosione globale del virus.

L’ufficio speciale della Dia, come affermano esperti contattati dalla Nbc, si avvale di ogni fonte di intelligence possibile: dalle intercettazioni nelle comunicazioni sino alle immagini satellitari passando anche, ovviamente, per il fattore umano (Humint), ovvero avvalendosi di informatori e facendo ricorso ad agenti. Un lavoro di spionaggio che serve per raccogliere informazioni che vanno oltre i comunicati ufficiali dei vari istituti di sanità stranieri, che possono essere infarciti di dati distorti o falsi per propaganda, in modo da offrire all’organo supremo a cui fanno riferimento, in National Security Council (Nsc), tutti gli strumenti per porre in atto politiche contenitive ma non solo.

Un’approfondita analisi del diffondersi di un’epidemia in una nazione serve anche per misurarne il livello tecnico e la prontezza dei suoi organismi militari o di protezione civile, nonché è utile per capire quanto un virus possa aver intaccato l’intero sistema difensivo, ad esempio se ha colpito reparti o comandi particolari in egual misura rispetto ai dati riportati per la popolazione civile. Ammettere debolezze in questo campo, anche in caso di un’epidemia in atto, non è ammissibile. Questo fornisce una spiegazione plausibile per la decisione di Nato e Stati Uniti di cancellare alcune esercitazioni in Europa ma di proseguire, se pur dopo averla numericamente ridimensionata, Defender Europe 2020: è stato sospeso quello che si poteva sospendere ma si procede con quello che, in quest’ottica, è irrinunciabile; del resto non sono affatto tempi di pace globale quelli che stiamo vivendo.

Per svolgere questo compito, in questo momento fondamentale, il Ncmi si affida a un gruppo multidisciplinare di esperti composto da virologi, epidemiologi, tossicologi, medici e perfino veterinari oltre ad altri specialisti in operazioni sanitarie delle Forze Armate. In tempi normali i referenti del lavoro di quest’ufficio particolare sono i vertici delle Forze Armate Usa, che usano i rapporti pervenuti per tutelare le truppe all’estero da possibili minacce batteriologiche, mentre in periodi di crisi come quello che stiamo vivendo, fanno capo direttamente al presidente tramite appunto il Nsc.

In una fase epidemica come questa il Ncmi lavora di concerto con altre agenzie, come la Cia o la Nsa, per raccogliere tutte le informazioni possibili in quella che viene definita medical Sigint (Signal Intelligence) ovvero la raccolta di qualsiasi tipo di comunicazione inerente all’infezione, dalla difficoltà dei reparti di terapia intensiva negli ospedali italiani sino alla diffusione del contagio nei campi profughi per i rifugiati siriani, senza dimenticare tutto il lavoro di monitoraggio di quanto è accaduto e sta accadendo in Cina, inclusi i tentativi di Pechino di insabbiare quello che stava accadendo nei primi mesi del contagio, ormai fatto risalire allo scorso novembre.

Il lavoro legato all’esplosione di un’epidemia da parte di un’agenzia di intelligence non si limita a quanto fin qui raccontato. I servizi segreti, oltre a monitorare il contagio giornalmente, hanno alzato la guardia anche per proteggere le reti da possibili attacchi informatici, come avviene in Inghilterra, dove la National Cyber Security Centre (Ncsc) ha reso noto che una serie di attacchi condotti da cyber criminali è avvenuta in questi giorni approfittando della paura del contagio da Covid-19.

Ultimamente le agenzie come la Ncmi, o la Cia, stanno affrontando una nuova fase dell’epidemia, che è molto più attinente al piano della propaganda rispetto a quello medico. La Cina, infatti, ha dato il via ad una massiccia campagna di disinformazione riguardo le origini del virus, arrivando ad accusare gli Stati Uniti e proprio gli uomini di Langley. Si tratta ovviamente di un abile tentativo di Pechino di sviare l’attenzione dell’opinione pubblica dalle sue responsabilità nelle primissime settimane del contagio, quando medici vennero messi a tacere e si è cercato in ogni modo di ritardare la diffusione della notizia dell’epidemia nella provincia di Hubei.

Onda cavalcata, ovviamente, anche dall’Iran dove il regime degli ayatollah ha parlato apertamente di un’arma batteriologica americana, senza però fornirne le prove. In un mondo di informazione globalizzata dove basta una notizia falsa rilanciata per far crollare un mercato, basta lanciare il sospetto per poter spostare, purtroppo con successo, enormi fette di opinione pubblica.

Diventa fondamentale quindi l’utilizzo dei servizi segreti per poter avere strumenti per parare e rispondere ai colpi della propaganda avversaria, che sembra attecchire molto anche in Europa e non senza responsabilità proprio da parte di Washington che ha sempre tenuto un atteggiamento ondeggiante tra l’isolazionismo e la negazione del pericolo che stava già serpeggiando nel Vecchio Continente. Solo ora, forse tardivamente, alla Casa Bianca si sono accorti della “guerra psicologica” fatta sul virus messa in atto dalla Cina e sta cercando di correre, timidamente ai ripari. Gli effetti di questa guerra, però, li vedremo nel medio e lungo termine.