Molto spesso il percorso che porta allo scoppio di una guerra inizia con un piccolo passo falso. La storia è piena di avvenimenti apparentemente banali, trascurabili nell’immediato ma che in un secondo momento si rivelano per ciò che realmente sono: veri e propri detonatori di crisi globali. È questo il mantra dal quale parte e si snoda l’avvincente trama di Per niente al mondo (titolo originale Never), il nuovo libro di Ken Follett edito da Mondatori in uscita il prossimo 9 novembre anche in Italia, in contemporanea con Stati Uniti e Regno Unito. Dall’ombra del terrorismo islamico, un’ombra mai svanita e strettamente collegata alle ondate migratorie provenienti dall’Africa, al testa a testa tra superpotenze dotate di armi nucleari, dal narcisismo di alcuni politici desiderosi di lasciare un improbabile segno nella storia a leader politici imprevedibili.

La tempesta perfetta

In mezzo a questi riferimenti attualissimi, il libro di Follett ospita personaggi altrettanto verosimili, come Pauline Green, prima presidente donna degli Stati Uniti, fedele repubblicana; Kang U-Jung, presidente della Corea del Nord, che già dal nome volutamente storpiato richiama Kim Jong Un; un dittatore golpista africano, denominato il Generale, che ha appena preso il controllo del Ciad e che, nella sua follia, ritiene di essere pronto a giocare ad armi pari con Washington e Pechino. Sullo sfondo, non bastasse già la complessa vita della presidentessa statunitense Green, pressata da una quotidianità familiare complicata e da avversari politici pronti a metterle i bastoni tra le ruote (tra cui James Moore, repubblicano controfigura di Donald Trump che vorrebbe distruggere la Cina utilizzando le bombe atomiche), troviamo tanti piccoli eventi che bussano alla porta dello Studio Ovale della Casa Bianca. Problemi che, se presi singolarmente, non destano particolari preoccupazioni, ma che possono formare una tempesta perfetta nel caso in cui dovessero sommarsi l’uno con l’altro.

Il rischio di una catastrofe globale

Follett è pronto a stupire i lettori con un thriller politico di oltre 700 pagine, dotato di una trama frenetica e al tempo stesso avvincente proprio come se si trattasse di un film. L’autore, dopo aver abbandonato il romanzo storico, torna dunque ad analizzare il presente. In particolare, Per niente al mondo racconta una crisi globale che minaccia di sfociare nella Terza Guerra Mondiale.

“Mentre facevo ricerche per La caduta dei giganti, rimasi scioccato nel rendermi conto che la Prima guerra mondiale è stata una guerra che nessuno voleva. Nessun leader europeo, dell’uno o dell’altro schieramento, avrebbe voluto che scoppiasse. Eppure, uno dopo l’altro, imperatori e primi ministri presero decisioni – decisioni logiche e ponderate – ognuna delle quali condusse, a piccoli passi, al peggior conflitto che il mondo avesse mai conosciuto. Mi sono convinto che si era trattato di un tragico incidente. E mi sono chiesto se sarebbe potuto accadere di nuovo”, ha spiegato Follett.

Un thriller politico

Le ambientazioni geografiche toccate dal libro sono molteplici. C’è il deserto del Sahara, dove due agenti dell’intelligence d’élite sono sulle tracce di un potente gruppo di terroristi del contrabbando di droga. Non poteva mancare la Cina, dove un alto funzionario governativo con grandi ambizioni per sé e per il suo Paese combatte contro i vecchi falchi comunisti del governo, che potrebbero spingere Pechino – e il suo stretto alleato militare, la Corea del Nord – verso un punto senza ritorno. Ci sono, poi, gli Stati Uniti di Pauline Green, impegnata a evitare lo scoppio di una guerra non necessaria. Luoghi e Paesi quanto mai reali che lasciano intendere al lettore un messaggio ben preciso: quando un atto di aggressione provoca una reazione – e prende il via una escalation incontrollabile – il rischio di assistere a una apocalisse nucleare diventa più concreto che mai.

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