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Una fragorosa rivincita dopo gli errori di sottovalutazione sul Covid e il disastro afghano: la partita ucraina è stata per la comunità d’intelligence degli Usa una svolta strategica a tutto campo, che ha dimostrato agli occhi del mondo che la Cia e gli altri apparati che monitorano il mondo, dalla Nsa alla Geospatial Intelligence, riescono a conseguire risultati operativi non secondari.

Per settimane i servizi segreti statunitensi hanno rivelato apertamente al mondo che l’invasione russa era possibile. A più riprese hanno fornito date plausibili, fino a indicare con ventiquattro ore d’anticipo sull’ingresso delle forze di Mosca in Ucraina la presenza di un ordine d’invasione da parte di Vladimir Putin. Joe Biden e la “zarina” dell’intelligence Avril Haines hanno deciso fin dalle prime battute della crisi hanno deciso di divulgare a mezzo di stampa e comunicazioni politiche le informazioni, raccolte analizzando i dati satellitari, le rilevazioni sul jamming elettronico e gli attacchi informatici diffusi, le notizie di open source intelligence.

“La decisione del governo degli Stati Uniti di dare queste informative di intelligence quasi quotidianamente”, racconta su StartMag il professor Giuseppe Gagliano, è stata “senza precedenti”. Questa strategia “viene letta come una strategia aggressiva da parte delle agenzie di intelligence americane almeno dalla crisi missilistica cubana del 1962″, dato che la radicalizzazione dei contesti geopolitici e strategici legata alla declassificazione immediata di informazioni riservate ai decisori è sotto gli occhi di tutti.

D’altro canto, l’intelligence americana ha voluto prendersi una rivincita dopo le accuse di mancanza di professionalità degli ultimi anni. Dal caso Assange a quello Snowden, apparati come la National Security Agency erano finiti nella bufera per le intercettazioni telefoniche. Più di recente, le agenzie d’intelligence del Pentagono e la Cia erano state messe sotto accusa per la carenza di previsioni chiare sulle due grandi crisi dell’ultimo biennio, lo scoppio della pandemia e la debalce afghana. Foreign Affairs ha definito l’incapacità di prevedere la portata della pandemia come “il più grande fallimento d’intelligence” della storia Usa, mentre sul fronte afghano gli Usa hanno perso la guerra delle spie che ha portato i Talebani a Kabul. Per riscattare queste figuracce, serviva un’opera di rilancio a tutto campo. E gli Usa l’hanno compiuta.

Primo punto: gli uomini giusti al momento giusto hanno saputo coordinare attivamente gli apparati. A capo dell’agenzia più importante, Joe Biden ha posto l’ambasciatore William Burns. Il direttore della Cia ha sì costruito una strategia distensiva e di dialogo operativo e securitario coi russi, ma anche voluto sminare il terreno da ogni opera di disinformazione e da operazioni a sorpresa, mettendo l’agenzia sulle tracce del Cremlino. La Haines, Director of National Intelligence e autorità delegata alla sicurezza dell’amministrazione, ha messo in campo un efficace sistema di coordinamento tra agenzie per controllare la Russia.

In secondo luogo, il coordinamento pubblico-privato ha svolto un ruolo chiave nel far agire gli Usa con ottica di sistema-Paese. Maxar Technologies, società di telecomunicazioni con sede in Colorado ha come ricorda Formiche sostenuto lo sforzo americano “tenendo d’occhio i territori che confinano con l’Ucraina dando grande visibilità al suo monitoraggio dei movimenti delle truppe russe con la forza delle immagini riprese sui social e da tutte le testate giornalistiche. Maxar Technologies ha importanti rapporti negli Stati Uniti: per esempio, collabora in SpaceNet, organizzazione che si occupa di intelligence per applicazioni geospaziali, con In-Q-Tel”, fondo di accelerazione tecnologica legato alla Cia dal cui lavoro è nata anche l’azienda più strategica nel reparto del data mining, Palantir, “palestra” per la stessa Haines che ha messo in campo l’opera di coordinamento tra apparati federali, agenzie, imprese strategiche.

Infine, il fatto che Mosca abbia scelto di giocare una partita tutto sommato diversa dagli scenari base che gli Usa si erano prefissati ha favorito l’opera di sorveglianza. I pensatoi strategici e gli apparati si aspettavano nel confronto Ucraina-Russia una serie di mosse ibride di Mosca basate su operazioni false flag, offensive cybernetiche, infowar, operazioni di dissimulazione. La Russia ha sorpreso tutti con una mobilitazione “novecentesca” a viso aperto che però ha dato agli Usa una superficie d’azione chiave per gli apparati di intelligence. L’attacco cyber, in questo senso, c’è stato (e la mancata protezione ucraina è forse l’unica falla dell’intelligence Usa nel teatro), ma prodomico all’offensiva su larga scala. E questo gli Usa lo avevano dichiarato esplicitamente.

Il combinato disposto tra questi tre fattori ha consentito un’operazione di monitoraggio concreta che, in un certo senso, ha avallato la strategia di graduale riflusso da qualsiasi sponda al dialogo da parte dell’amministrazione Biden. Il presidente, con la mossa azzardata di Vladimir Putin, ha ottenuto la vittoria strategica del de-coupling euro-russo.  Non interrompere mai il tuo nemico mentre sta facendo un errore”, diceva Napoleone Bonaparte. Biden ha colto appieno questo suggerimento, vedendo le mosse della Russia giorno dopo giorno e addirittura incentivandole. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. E anche gli 007 a stelle e strisce si possono fregiare di un positivo risultato operativo.

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