Il reinsediamento israeliano a Gaza non solo sarebbe voluto per diritto divino ma persino fattibile dal punto di vista pratico. Quel che i coloni e alcuni membri della Knesset stanno chiedendo a gran voce è di effettuare “una pulizia etnica e di annettere la Striscia allo Stato ebraico”. È la cronaca di quanto sta avvenendo fuori dalle mura di Gaza dove, ripetutamente, vengono organizzati manifestazioni per “normalizzare” il ritorno degli israeliani in quella terra martoriata che oggi è l’enclave palestinese. L’ultimo e discutibile “evento” organizzato dai coloni è andato in scena lunedì scorso, in occasione della festa ebraica di Sukkot. Come riporta +972 magazine, il “convegno per il reinsediamento a Gaza è stato autorizzato dall’esercito israeliano in una zona militare”, proprio a due passi dalla Striscia. Più specificatamente, si è svolto vicino al kibbutz di Reim, tant’è che, riporta Middle East Eye, i comizi avevano un sottofondo alquanto inquietante, ovvero “il suono del bombardamento in corso da parte di Israele nel Nord di Gaza”.
Daniela Weiss, pasionaria dei coloni, deve aver trovato lo scenario idilliaco: mentre ripeteva slogan del tipo “via tutti i palestinesi dalla nostra terra”, alle sue spalle il fumo delle bombe si alzava all’orizzonte.
Ben-Gvir: “Siamo i padroni della terra”
Ospite d’onore, anche in questa occasione, il leader messianico e consigliere per la Sicurezza nazionale Itmar Ben-Gvir, che ha sentitamente ringraziato la polizia “per aver autorizzato il raduno”. “Questo è un momento storico”, ha dichiarato il leader di Potere Ebraico, “il cambiamento del 7 ottobre sta dando i suoi frutti. Ci stiamo comportando da padroni della terra e i risultati si vedono”.
Accompagnato da altri membri della Knesset, tra cui Bezalel Smotrich ed alcuni deputati del Likud [il partito del premier Benjamin Netanyahu], Ben-Gvir ha esposto la sua “soluzione più umana al problema di Gaza”, cioè “invitare tutti i palestinesi ad andarsene volontariamente in altri Paesi”.
Tuttavia, considerando la difficile attuazione della sua proposta, il leader di estrema destra ha sposato quanto urlato a gran voce dalla Weiss, ovvero “fare di Gaza un copia e incolla della West Bank”. In realtà, mancherebbe poco alla realizzazione di tale progetto, poiché “i coloni pronti ad insediarsi nella Striscia sono numerosi e non aspettano altro”. È stata persino identificata l’area dove iniziare a colonizzare e, com’era facilmente intuibile, si tratta del Nord della Striscia. Lo stesso lembo di terra dove attualmente non arrivano aiuti umanitari, nemmeno col contagocce [al punto di suscitare “l’ira”, si fa per dire, degli Stati Uniti che hanno minacciato di sospendere l’invio delle armi].
Il piano Eiland
La sfollamento del Nord della Striscia sembra essere già iniziato: a Jabalya, dove l’esercito israeliano ha intensificato i suoi attacchi. Lo scrive Haartez in un editoriale: “L’operazione, che ufficialmente è stata presentata come un tentativo di danneggiare l’infrastruttura militare che Hamas è riuscita a ricostruire [è infatti il terzo attacco a Jabalya ndr], sembra a tutti gli effetti l’inizio dell’attuazione del piano criminale di Eiland”, ovvero il cosiddetto “piano dei generali” che prevede un assedio totale nel Nord della Striscia prima, e l’espulsione di tutti i palestinesi che risiedono nell’area poi.
Ma Haaretz avverte: “Il piano di Eiland è un crimine di guerra, ed è contrario alla risoluzione 2334 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che stabilisce che la terra non può essere acquisita con la forza”. Ovviamente il Governo Netanyahu ha negato che si stia attuando il piano, eppure “i timori della comunità internazionale non si sono attenuati, e a ragione, perché la situazione sul campo racconta una storia diversa”. Quel che stanno vivendo i residenti di Jabalya, che non hanno accesso a cibo e ad acqua potabile, “è un tentativo di espulsione forzata, al fine di spingerli definitivamente verso Sud”.
Proprio come ha testimoniato il succitato e affollato raduno dei coloni, per quei membri del governo che vedono la guerra come un’opportunità storica per tornare nella Striscia di Gaza, “il piano di Eiland – conclude il giornale israeliano – è il piatto d’argento sul quale verrà servito il rinnovato insediamento ebraico nella Striscia”.
Peraltro, a conferma che l’ipotesi di Haaretz abbia un fondamento il fatto che durante la recente visita del Segretario di Stato americano Antony Blinken in Israele, messo di fronte al rigetto Usa del “piano dei generali” (ci sono le elezioni in America…) Netanyahu ne ha negato l’attuazione. Ma quando Blinken gli ha chiesto di dirlo pubblicamente, il premier israeliano “ha esitato”, come riporta il Timesofisrael. In effetti, non si registra alcuna sconfessione pubblica da allora.