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Il Pentagono conferma: le partite di armi che gli Stati Uniti avevano promesso all’Ucraina, impegnata in una strenua resistenza con l’invasione russa, sono state momentaneamente bloccate dall’amministrazione Trump. Così, l’ora più buia già attesa, il giorno che in molti temevano sarebbe attivato quando si preannunciava un cambio di linea nella Casa Bianca, è arrivato.

La scorsa settimana il portavoce del Pentagono, il quartiere generale del Dipartimento della Difesa statunitense dove si prendono alcune delle decisioni più delicate per le sorti del mondo, si è rifiutato di specificare “quali” tipologie di aiuti militari e sistemi d’arma sono stati soggetti al blocco deciso dalla Casa Bianca. Non fornendo alcuna informazioni su “quando” la revisione sia stava approvata, e su “chi” abbia raccomandato la sospensione di quegli aiuti militari considerati indispensabili per la difesa dell’Ucraina. Tale revisione, secondo quanto si apprende dal dipartimento della difesa, riguarderebbe il trasferimento di munizioni e armi promesse all’Ucraina durante le ultime settimane dell’amministrazione Biden.

La notizia è stata riportata in anteprima da Politico e dal Wall Street Journal, e nei giorni successivi la possibilità che nell’elenco delle armi e delle munizioni negate compaiano anche gli indispensabili missili anti-aerei / anti-missile balistico MiM-104 Patriot, il sistema per la difesa tattica di punto che protegge maggiormente i cieli ucraini e i siti strategici dalle incursioni russe che stanno aumentando di frequenza e potenza proprio nelle ultime settimane, si è diffusa come una delle principali preoccupazioni.

Il dipartimento sta esaminando e adattando rigorosamente il suo approccio per raggiungere questo obiettivo, preservando al contempo la prontezza militare e le priorità di difesa statunitensi a supporto dell’agenda ‘America First’ del presidente“, riporta il portale DefeneOne che cita l’intervento del portavoce del Pentagono Sean Parnell.

“Non forniremo aggiornamenti su quantità o tipi specifici di munizioni fornite all’Ucraina o sulle tempistiche associate a questi trasferimenti, ma il Segretario continuerà a formulare raccomandazioni al Presidente per la sua decisione sull’assistenza militare all’Ucraina in futuro“.

Non possiamo dare armi a tutti, in tutto il mondo“, ha affermato Parnell, aggiungendo che il dipartimento della Difesa deve “.. prendersi cura dell’America” e difendere “la patria, le truppe degli Stati Uniti in tutto il mondo”. Il portavoce del Pentagono ha ricordato agli uditori che in ogni caso “le forze armate [degli Stati Uniti] hanno tutto il necessario per condurre qualsiasi missione, ovunque, in qualsiasi momento, in tutto il mondo“; affermando che l’America controlla quella che ritiene essere la “forza di combattimento più letale al mondo“.

Una questione di priorità

È più che probabile che la visione strategica degli Stati Uniti, che già da anni sta ponendo la massima attenzione sugli sviluppi che riguardano la regione dell’Indo-Pacifico, e non sugli sviluppi di un conflitto che lambisce i confini dell’Europa o dell’Occidente, e che, sia considerato una “guerra per procura” o meno, è giunto a una fase di stalloirreversibile“, secondo molti osservatori ed esperti militari che hanno monitorato con attenzione tutte le fasi del confitto iniziato tre anni fa come “operazione militare speciale per la denazificazione dell’Ucraina” ordinata dal Cremlino.

La decisione di intervenire e impedire le consegne pianificate di munizioni all’Ucraina è miope e metterà a rischio gli ucraini e ridurrà la credibilità della deterrenza statunitense a livello globale“, ha spiegato il direttore senior della Foundation for Defense of Democracies di Washington. Rammentando come gli Stati Uniti – al pari di altre potenze della Nato, tra le quali dobbiamo ricordare il Regno Unito – abbiano “iniziato a fornire assistenza” rendendo “gli ucraini dipendenti dalla base industriale della difesa statunitense“, e come sia “inaccettabile” privare Kiev della armi arrivati a questo punto.

Specialmente perché il messaggio che ne deriva potrebbe essere “ambiguo” agli occhi degli avversari reali e teorici, che potrebbero dedurre che gli Stati Uniti non possono sostenere più fronti contemporaneamente come si teorizza da tempo.

Il portavoce del Pentagono ha definito la revisione come un “passo pragmatico e di buon senso“. Garantendo che gli Stati Uniti non debbano esaurire le loro scorte di munizioni per sostenere l’Ucraina, ma insistendo, allo stesso tempo, sul fatto che agli Stati Uniti non sono certo a corto di armi e scorte. Verrebbe da dire “delle due l’una“. Il portavoce Parnell non ha perso l’occasione per citare il successo dell’Operazione Midnight Hammer, l’attacco aereo lanciato contro il programma nucleare dell’Iran.

Un giorno buio per Kiev

Non appena appresa la notizia, il presidente ucraino Volodimir Zelensky, ultimamente trascurato dai riflettori che stanno illuminando da settimana la Crisi medio orientale, ha voluto rassicurare la nazione, dichiarando che l’Ucraina sta definendo “tutti i dettagli della fornitura di supporto alla difesa” con il partner statunitense. Partner con il quale ha già sottoscritto accordi riguardo le importanti e ambite concessioni per le terre rare che si trovano nelle viscere della territorio ucraino.

Acquistare o prendere in affitto” le armi anti-aeree, l’importante è riceverle per proteggere i cieli ucraini e non concedere ulteriore capacità di manovra alle Forze aerospaziali russe che ogni notte colpiscono obiettivi di ogni genere con missili da crociera e droni kamikaze.

Questa proposta disperata era già stata avanzata durante il summit della Nato che si è tenuto all’Aja, ma la risposta del presidente statunitense Donald Trump, era stata “evasiva”. I sistemi Patriot e Thaad sembrano essere destinati, almeno per priorità, alla regione del Medio Oriente, dove lo stato di Israele ha richiesto, ed evidentemente ottenuto, supporto e protezione per abbattere le minacce proveniente dall’Iran.

Secondo la maggioranza dei centri internazionali di analisi militare e geopolitica, una blocco delle forniture di armi all’Ucraina metterebbe in serio rischio le capacità difensive opposte alla Russia “nel lungo termine”. E questo nonostante degli “sforzi aggiuntivi” da parte dell’Europa.

Il pungo di ferro della Russia

Meno armi vengono fornite all’Ucraina, più vicina è la fine della guerra“, ha sottolineato Dmytri Peskov, che ha accolto con interesse la notizia della “revisione” annunciata dal Pentagono. E questo proprio mentre le fabbriche riconvertite all’economia di guerra “incrementano la produzione di missili e droni, arrivando a circa 70 Iskander balistici e 15 Kinzhal ipersonici al mese“, e garantiscono la capacità di produrre fino a 200 droni kamikaze iraniani Shahed al giorno.

Per Vladimir Putin l’unica pace possibile è quella che vorrà “riconoscere le nuove realtà territoriali” reclamate dalla Russia. Fino ad allora i raid russi proseguiranno. Secondo quanto riportato dall’Ansa, l’intelligence ucraina ha stimato “che la Corea del Nord sia pronta a triplicare il numero delle truppe da affiancare ai russi, inviando al fronte altri 25.000-30.000 soldati nei prossimi mesi“, e questo mentre 50.000 soldati russi si ammassano intorno alla città di Sumy, che osservando i confini frastagliati dell’Ucraina orientale lasciano già immaginare l’obiettivo della manovra.

Le conseguenze di un disimpegno degli Stati Uniti

L’Ucraina era al corrente del fatto che avrebbe dovuto fare i conti con un progressivo disimpegno degli Stati Uniti nel caso di una vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali, ma l’annuncio del “blocco” delle forniture militari autorizzato da Trump, sembra essere stato accolto come un fulmine a ciel sereno.

L‘ambiguità riguardo l’invio di altri sistemi di difesa Patriot non deve essere stata in ogni caso ben accolta da Kiev, che sabato scorso ha assistito al più massiccio raid aereo mai subito dall’inizio delle ostilità. Il governo ucraino ha definito “disumano” il blocco di aiuti militari preso in esame dal Pentagono, offrendosi di “acquistare” le armi necessarie per continuare a difendersi.

Secondo le fonti informate sui “dettagli“, gli arsenali ucraini sarebbero già a corto di munizioni per armare gli Iris-T forniti dalla Germania , e avrebbero esaurito anche le scorte di missili impiegati dai sistemi di difesa europei Samp/T e Crotal. Se Trump confermasse il blocco per missili Patriot, o mantenesse una linea ambigua nei confronti di Kiev, le difese anti-aere dell’Ucraina potrebbero crollare concedendo all’avversario un vantaggio decisivo. Per questo la “rinnovata promessa” dell’invio di dieci lanciatori può rappresentare una svolta importante, se rispettata dal tyacoon.

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