Un missile Patriot di fabbricazione statunitense sembra aver abbattuto un bombardiere Su-24 russo sul Mar Nero la scorsa settimana. Secondo alcuni analisti potrebbe trattarsi di un “cambiamento tattico” da parte della Difesa di Kiev, che potrebbe aver iniziato ad impiegare i sistemi d’arma forniti dall’Occidente secondo uno schema differente; forse dettato dalla delicata fase del conflitto che non ha mai concesso all’aggressore, o ristabilito per il difensore, la completa superiorità aerea e il predominio nei cieli.

Il presunto abbattimento di un bombardiere tattico supersonico Su-24 (codice identificativo Nato “Fencer”), jet biposto con ali a geometria variabile sviluppato in era sovietica, da parte di un missile terra-aria Patriot, è stato riportato nell’estremità occidentale del Mar Nero. Proprio dove spicca l’ormai leggendaria Isola dei Serpenti. Esso può rappresentare, secondo quanto riportato dalle fonti di The War Zone un “nuovo sforzo da parte dell’Ucraina per interrompere gli attacchi russi contro obiettivi nella parte occidentale del Paese”.

La difesa aerea ucraina ha affermato su diversi canali d’informazione che sebbene distante da una possibile area di impiego, si sarebbe trattato di vettore che “stava tentando di lanciare un attacco con bombe-razzo” su obiettivi strategici designati nei pressi della portuale di Odessa. Il Fencer, sempre secondo fonti ucraine, stava volando con una aereo di scorta: un caccia Su-30sm (codice identificativo Nato “Flanker”).

Su-24, bombe “stupide” e Patriot

A confermare un abbattimento nell’estremità occidentale del Mar Nero, sarebbe la presenza di squadre di ricerca inviate per tentare di individuare e recuperare l’equipaggio della Fencer, che ricordiamo essere composto da un ufficiale pilota e da un navigatore.

Una delle ragioni per cui l’abbattimento risulta “interessante” alle cronache, mentre tutti sono concentrati sullo sblocco da parte del congresso degli Stati Uniti degli indispensabili fondi che dovrebbero continuare a sostenere e sovvenzionare l’Ucraina nella strenua resistenza, sono gli armamenti coinvolti: da una parte le “bombe-razzo” o le “dumb bomb”, munizionamento aeronautico dotato di un kit per renderle bombe plananti; dall’altra il sistema di difesa antiaerea tattico a cui gli Stati Uniti delegano la sicurezza degli spazi aerei più sensibili, quando si tratta di sopprimere una minaccia aerea.

Ogni tipo di raid aereo russo che abbia prefisso obiettivi nell’area di Odessa o lungo la costa occidentale nel Mar Nero, deve prevedere munizioni stancabili a distanza, per proteggere il vettore di lancio russo dall’antiaerea, ma lo schieramento in quest’area del sistema Patriot, e il presunto abbattimento mostrerebbero una “misura” nuova nel confronto, e di conseguenza un cambiamento tattico. Sia da parte delle forze ucraine, che hanno attivato il sistema Patriot a difesa di questo settore. Sia da parte delle Forze Aerospaziali russe, che dovranno fare i conti con un’arma che nel corso del conflitto è andata a segno su gran parte delle piattaforma impiegate dai russi: dai caccia Su-35 agli elicotteri Mil-Mi-8. Si segnala inoltre che l’Isola dei Serpenti, tornata sotto il controllo ucraino, potrebbe essere un punto di avvistamento ottimale per tracciare e intercettare gli aerei attaccanti in anticipo.

Superiorità aerea mancata e stallo del conflitto

È diventato chiaro già nella prima fase del conflitto come le Forze Aerospaziali russe, nonostante l’esigua schiera di avversari nel cielo e le inizialmente ridotte difese antiaeree schierate dalle forze di Kiev, non sono state in grado di ottenere la completa superiorità aerea in Ucraina.

L’ipotesi di una superiorità aerea, mano a mano che le forniture occidentali aumentavano, è diventata una vera e propria chimera per il comando aereo del Cremlino, che ora, tuttavia, sembrano mostrare nuovo interesse per il settore di Odessa – dove si è sempre temuto uno sbarco in forze, mai avvenuto – tornato nel mirino delle provate forze navali russe come in quello dei cacciabombardieri. Il fine di questi attacchi dovrebbe essere quello di interrompere i collegamenti commerciali principali via mare, per aggravare ulteriormente la condizione critica in cui Kiev si sta trovando: lo stallo del confitto che in assenza di progressi tangibili sul campo di battaglia rischia di cristallizzare le posizioni, in vista di un lento susseguirsi di piccole offensive e controffensive da Primo confitto mondiale.

Gli analisti americani hanno identificato nelle navi mercantili in transito nel Mar Nero un obiettivo della Russia fin dall’inizio dell’invasione. Annotando che se Mosca è “costretta” ad inviare i suoi aerei, data la sfortuna incontrata dalle sue navi, forse le “munizioni killer” sono finite come determinati sistemi d’arma con la portata necessaria. Ma sono frasi che abbiamo già letto in passato, per scoprire poi il contrario. Lo schieramento del sistema Patriot dall’Ucraina, invece, viene visto come un duro segnale di “avvertimento” per scoraggiare ulteriori raid. Che sia sufficiente?