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Convergenza di interessi, più che reale svolta politica, ma quanto emerge dai report immediatamente successivialla riconquista di Palmyra ad opera dell’esercito di Assad appare avere in ogni caso i contorni di un fatto storico nuovo ed importante all’interno del conflitto siriano: russi ed americani hanno cooperato prima, durante e dopo la battaglia per riprendere e liberare l’antica ‘perla del deserto’. Per Mosca, alleata e prima sostenitrice di Damasco, entrare nuovamente a Palmira ha voluto significare il raggiungimento di un nuovo obiettivo di carattere soprattutto mediatico, per Washington invece stanare l’Isis alle porte dell’antica città romana è stato importante per indebolire eventuali rinforzi che il Califfato era pronto ad inviare verso la provincia di Raqqa, lì dove forze curde sostenute dagli USA sono adesso stanziate a circa 15 km dalla periferia di quella che il sedicente Stato Islamico considera la propria capitale, specie dopo la caduta di Mosul.La prima traccia: i report della ‘Combined Joint Task Force’Spulciando uno ad uno tutti i dati forniti a fine febbraio dalla ‘Combined Joint Task Force’, ovvero il nome ufficiale dato alla coalizione internazionale a guida USA operante tra Siria ed Iraq, emerge come a partire dal 23 febbraio 2017 vengano segnalati strikes compiuti nei pressi di Palmyra; in questa data, né da Damasco e né da Mosca gli ufficiali parlavano ancora di un’imminente offensiva verso la città, liberata poi il 2 marzo e quindi esattamente una settimana dopo. Potrebbe non essere un caso che, la coalizione a guida statunitense, abbia iniziato a bombardare l’ISIS nella zona di Palmyra proprio in quella data, quando le forze russe assieme a quelle siriane hanno iniziato ad allargare il perimetro di sicurezza attorno ai territori in mano governativa nel deserto compreso tra Homs e la stessa Palmyra. Anche i report di giorno 26 e giorno 27 febbraio, parlano di bombardamenti contro obiettivi ISIS a Palmyra.Interessante notare poi come, prima del 23 febbraio, nessun report della Combined Joint Task Force parla di bombardamenti che, in Siria, siano andati oltre la provincia di Raqqa; la data sopra citata, è forse quella spartiacque: da quel momento, gli aerei USA si sono spinti fino al deserto ad est di Homs colpendo obiettivi del califfato e, pochi giorni dopo, le forze speciali russe hanno sfondato il fronte aiutando l’esercito siriano ad entrare tra le rovine di Palmyra. Entrare nel deserto della provincia di Homs, ha voluto dire mettere piede in un territorio dove dall’ottobre 2015 operano esclusivamente aerei siriani e russi; è quindi quasi impossibile che gli americani si siano spinti con la propria aeronautica fin sopra Palmyra senza anche un minimo di coordinamento con le forze di Mosca.[Best_Wordpress_Gallery id=”460″ gal_title=”PALMIRA RICONQUISTATA”]Immagini successive alla presa dell’aeroporto militare della città siriana, datate quindi 3 marzo 2017, mostrano cinque carri armati distrutti all’interno di grossi hangar di cemento armato della struttura; si tratta di mezzi che erano stati abbandonati dai siriani dopo la ritirata e che potevano essere nell’immediata disponibilità dei miliziani dell’ISIS intenti ad impedire alle forze di Assad di espugnare Palmyra. Nel report della Task Force USA del 28 febbraio 2017, tra le altre cose si legge: “Near Palmyra, two strikes destroyed five tanks”, probabilmente è stato questo bombardamento qui riportato a centrare i mezzi ISIS all’interno dell’aeroporto; inoltre, a sapere della presenza di tali mezzi non potevano che essere siriani e russi, visto che le loro forze fino a dicembre erano all’interno dell’aeroporto poi abbandonato con l’improvviso avanzare dello Stato Islamico. Anche questa circostanza, confermerebbe un coordinamento tra Russia ed USA: dopo le incursioni aeree, in meno di una settimana le forze di terra di Damasco e di Mosca sono entrate in città.La seconda traccia: il vertice militare Russia-Usa-Turchia ad AntalyaIn una nota divulgata dal Ministero della difesa turco lo scorso martedì 7 marzo, si apprende che i capi di Stato maggiore di Turchia, Russia e Stati Uniti si sono incontrati nella città di Antalya, la stessa che nel 2015 ha ospitato il vertice del G20. La data dell’incontro però, non è stata specificata: si fa riferimento ad un summit che ha avuto, come punto all’ordine del giorno, il contrasto all’Isis e le azioni da mettere in campo contro il califfato in Siria ed in Iraq. Questo summit dunque, potrebbe essere stato svolto subito dopo la liberazione di Palmyra, quindi entro i primi cinque giorni di marzo, così come però anche prima della battaglia per la ripresa della città e potrebbe essere stato messo a punto ad Antalya il coordinamento Mosca – Washington per Palmyra; a prescindere dalla data comunque, l’incontro in Turchia testimonia una fase di collaborazione militare più intensa tra Russia ed USA rispetto agli ultimi mesi del 2016.Una svolta militare silenziosaSe a livello politico i rapporti tra Mosca e Washington continuano a tenere banco, tanto da essere al centro dell’attenzione anche dopo la campagna elettorale che ha visto il trionfo di Donald Trump, fautore di una politica di riavvicinamento con Putin, a livello militare una svolta c’è già stata ma il tutto è avvenuto senza il favore dei riflettori. A Palmyra, la più che probabile collaborazione tra Russia ed USA è avvenuta, come detto ad inizio articolo, sotto la spinta di comuni convergenze d’interessi, dettate dalla necessità di entrambe le parti di vedere il califfato indebolito nel deserto ad est di Homs; un coordinamento quindi non figlio di una reale svolta politica, ma che ha dato i suoi frutti, forse proprio grazie al fatto di non averlo ‘esposto’ mediaticamente.Difficile però dire se Palmyra resterà un caso isolato oppure, alla luce sia del successo militare che dell’interesse adesso anche americano di vedere l’ISIS con sempre meno territori in mano, tra Mosca e Washington ci sarà spazio per una collaborazione a tutto campo nel contesto siriano; le svolte militari spesso non seguono quelle politiche, ma possono preparare il terreno a queste ultime: non appena Trump ha espresso, anche da presidente eletto, l’intenzione di riallacciare buone relazioni con la Russia, è stato esposto ad un pressing politico e mediatico molto forte, possibile quindi ipotizzare una collaborazione lontana dai riflettori ed in grado militarmente di replicare in altre occasioni quanto accaduto a Palmyra, per poi portare solo in un secondo momento la questione anche a livello politico. Per capire questo però, occorreranno ancora diversi mesi: intanto, dati alla mano, non si può non registrare questo primo approccio collaborativo avvenuto all’ombra delle antiche rovine romane del deserto siriano.