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Guerra

Pakistan contro Afghanistan: la crisi che ruota attorno ai Talebani pakistani

Nelle prime ore del 21 settembre i caccia pakistani hanno colpito il vicino Afghanistan, più precisamente nelle province orientali di Kunar e Paktika, a ridosso del confine. Entrambe le aree rappresentano da decenni una zona ad alta tensione per via...

Nelle prime ore del 21 settembre i caccia pakistani hanno colpito il vicino Afghanistan, più precisamente nelle province orientali di Kunar e Paktika, a ridosso del confine. Entrambe le aree rappresentano da decenni una zona ad alta tensione per via della prossimità con la Linea Durand, un confine artificiale demarcato dall’impero britannico nel 1893 e causa di enormi tensioni identitarie e territoriali tra i due Paesi.

I raid hanno interessato tre obiettivi, due nella provincia di Paktika, nell’area di Barmal, e uno nel distretto di Nurgal. Ma il problema nasce dalla solita e sistemica divergenza nelle dichiarazioni dei due ministeri: il Pakistan dice di aver adoperato raid di precisione per distruggere tre covi di addestramento per attentatori suicidi, causando in questo modo la morte di 28 “terroristi” e la demolizione di depositi di armi e munizioni. Dall’altro lato, però, il governo talebano annuncia la morte di 3 civili, presumibilmente appartenenti alla stessa famiglia, composta da due adulti ed una bambina. La versione talebana è stata poi confermata dalla missione delle Nazioni Unite UNAMA, che ha successivamente denunciato il bombardamento di case private in Afghanistan e ha registrato, oltre alle vittime, altri 4 feriti. 

I recenti attacchi interrompono il periodo di relativa calma che ha caratterizzato i rapporti tra Islamabad e Kabul negli ultimi tre mesi, riaccendendo una tensione che, in realtà, non ha mai smesso di ripresentarsi. L’ultimo attacco delle forze pakistane risale infatti al giugno del 2026 nelle province afghane di Paktya, Paktika e Kunar, in cui erano stati confermati almeno 28 morti e 49 feriti tra i civili, secondo UNAMA.

Una frontiera contesa da quasi ottant’anni

Ma perché il Pakistan ha colpito il suo vicino? Le tensioni tra i due Paesi hanno radici che risalgono alla creazione del Pakistan nel 1947. Fin dal momento conclusivo della Partition, l’Afghanistan ha rifiutato di riconoscere il confine per varie ragioni: prima di tutto, la Linea Durand, disegnata da una forza straniera, ha provocato la divisione del gruppo etnico più numeroso della regione conosciuto con il nome ‘pashtun’, generando in questo senso forti rivendicazioni sociali e identitarie, fino alla proposta afghana di creare uno stato apposito per accogliere il gruppo etnico, il Pashtunistan.

Nel corso dei decenni, poi, le tensioni lungo la frontiera hanno alternato fasi di scontro aperto a periodi di cooperazione informale, spesso mediata dal sostegno pakistano a gruppi armati operanti in Afghanistan, prima ad alcune formazioni mujahideen impegnate contro l’occupazione sovietica e successivamente ai Talebani afghani, oltre che dalla presenza di reti educative e religiose, le madrase, che hanno contribuito alla formazione del quadro talebano.

Il nodo dei Talebani pakistani

Oggi le motivazioni dietro gli attacchi transfrontalieri hanno come oggetto, tra le altre cose, l’organizzazione armata Tehrik-e-Taliban Pakistan (TTP), comunemente chiamata Talebani pakistani. Il TTP è un gruppo terroristico insurrezionale di matrice islamista sunnita, nato nel 2007 e successivamente conformatosi in una coalizione a ombrello di diverse formazioni militanti, che opera militarmente con l’intento di rovesciare il governo di Islamabad, come dimostrano i numerosi attacchi alle forze di sicurezza pakistane avvenute negli anni, e per questo bandita in Pakistan. Le accuse che Islamabad lancia a Kabul hanno come principale critica la presunta collaborazione dei talebani con il TTP, sebbene si tratti di due entità separate e distinte, vicine principalmente nella dimensione ideologica e storica. 

L’incursione aerea del Pakistan è arrivata a seguito dell’intensificarsi degli assalti sferrati dai militanti dell’organizzazione armata contro il personale di sicurezza di Islamabad, come riporta anche la notizia dell’attentato a Kohat, durante il quale un attentatore suicida ha provocato un’esplosione tale da distruggere una moschea collocata all’interno di una struttura della polizia, dando vita ad uno scontro durato circa 20 ore e provocando oltre 20 morti. Secondo le ricostruzione successive, l’attacco è stato rivendicato dal gruppo militante islamista Shura Ittehad-ul-Mujahideen, una fazione locale collegata al TTP e guidata da Hafiz Gul Bahadur che inizialmente concentrava le sue operazioni contro le forze degli Stati Uniti e della NATO in Afghanistan. Sebbene abbiano origini e leadership diversa, i gruppi vengono percepiti come una minaccia alla sicurezza e integrità del Pakistan, e per questo vengono targettizzati da Islamabad negli attacchi oltre il confine.

Una diplomazia che non riesce a spezzare il ciclo

Le autorità civili e militari pakistane, dunque, accusano apertamente il governo afghano di concedere rifugio sicuro ai combattenti del TTP, i quali utilizzerebbero il territorio afghano come sede per rifornirsi e pianificare attacchi militari, mentre l’Afghanistan ribatte catalogando il problema come istanza interna del Pakistan e condanna la violazione della sovranità nazionale. È su questa distanza che si sono finora arenati anche i diversi tentativi diplomatici di ricomporre la crisi: le mediazioni regionali e i colloqui tra le parti non sono riusciti a produrre un’intesa capace di risolvere la questione del TTP, mentre Islamabad continua a chiedere a Kabul misure concrete e di contenimento contro i gruppi armati presenti sul territorio afghano. 

Il problema, quindi, non riguarda soltanto l’ultima serie di raid, ma la possibilità di interrompere un ciclo che continua a riproporsi: agli attacchi sul territorio pakistano seguono le accuse rivolte al TTP e a Kabul, quindi le operazioni oltre-confine e le minacce di risposta afghane. Resta allora da capire quale margine possa avere ancora la diplomazia se Islamabad e Kabul non riusciranno prima a trovare un punto d’incontro proprio sulla questione che più le divide.

Fonti

https://www.aljazeera.com/news/2026/9/21/afghanistan-says-three-killed-in-pakistani-air-attacks

https://www.dw.com/en/pakistan-says-strikes-in-afghanistan-killed-28-terrorists/a-79350604

https://www.dropsitenews.com/p/peace-abroad-war-next-door-pakistani

https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/09/21/pakistan-says-28-killed-in-airstrikes-on-three-targets-in-afghanistan

https://www.reuters.com/world/asia-pacific/least-three-killed-pakistani-airstrike-afghanistan-tolo-news-reports-2026-09-21/

https://www.trtworld.com/article/9bd280ed3bae


https://unama.unmissions.org/en/node/136081

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