Nella notte tra il 25 e il 26 marzo 2026, nel villaggio di Kafari, nei pressi di Shiraz, nel sud dell’Iran, sono state rinvenute numerose mine che, secondo le analisi disponibili, sarebbero state disperse dall’aria. Secondo i media statali iraniani, l’episodio avrebbe causato diverse vittime tra la popolazione locale.

Le immagini e i video diffusi online sono stati esaminati da Bellingcat, centro di ricerca e analisi open source specializzato in scenari di conflitto, guerra informativa e analisi forense — in un’analisi condotta da Trevor Bell — insieme al contributo di tre esperti indipendenti, che hanno identificato gli ordigni come mine anti-carro di fabbricazione statunitense appartenenti al sistema “Gator”.
L’episodio è inoltre confermato da un sopralluogo sul campo documentato in un video di Dimitri Lascaris, pubblicato sul canale YouTube Reason2Resist with Dimitri Lascaris, attivista e giornalista canadese.

In base alle analisi, si tratterebbe in particolare di mine BLU-91/B, normalmente disperse tramite bombe a grappolo lanciate da velivoli, come le CBU-78/B o CBU-89/B in dotazione alle forze armate statunitensi. Alcune delle immagini mostrano la presenza di adattatori aeroballistici, componenti che stabilizzano la caduta delle mine e che indicano una distribuzione aerea. Secondo Bellingcat e gli esperti intervistati, questo elemento rende altamente probabile che le mine siano state rilasciate da un mezzo aereo.

Il sistema Gator è progettato per disperdere rapidamente mine su aree estese. Ogni dispensatore può contenere sia mine anti-carro BLU-91/B sia mine anti-persona BLU-92/B.
Le mine di questo tipo si attivano generalmente pochi minuti dopo il rilascio e sono dotate di sistemi di autodistruzione programmabili, con tempi variabili che possono andare da alcune ore a diversi giorni. Possono inoltre detonare in seguito a movimenti o interferenze, rappresentando un rischio anche dopo la dispersione iniziale. Secondo quanto riportato da fonti locali, una delle vittime sarebbe rimasta uccisa dopo aver manipolato uno degli ordigni.
Per quanto riguarda l’origine delle armi- come sottolinea Bellingcat– gli Stati Uniti risultano essere l’unico attore coinvolto nel conflitto con l’Iran noto per possedere e utilizzare il sistema Gator. Non emergono, dalle principali banche dati internazionali sui trasferimenti di armamenti, evidenze di cessioni di queste mine ad altri paesi della regione. Bellingcat ha richiesto chiarimenti al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti in merito all’eventuale utilizzo di questi sistemi nell’area, ma al momento della pubblicazione non è stata fornita alcuna risposta.
L’analisi di Bellingcat ha geolocalizzato alcune delle mine a circa due chilometri da un sito militare iraniano descritto come una “missile city”, ovvero una base sotterranea per lo stoccaggio e il lancio di missili. Secondo gli esperti intervistati, l’impiego di mine anti-carro in prossimità di tali infrastrutture potrebbe avere l’obiettivo di limitare la mobilità dei veicoli militari e ostacolare l’accesso alle strutture.
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