La geopolitica della corsa allo spazio
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Guerra /

I toni tornano ad alzarsi tra Mosca e Washington. Dopo alcuni giorni di apparente calma, con timidi segnali di distensioni giunti dalla Russia e dalla Nato, la mattina di tensioni in Donbass ha riacceso la tensione non solo sul campo, ma anche diplomatica.

Il presidente Usa Joe Biden ha riferito che “nei prossimi giorni con un pretesto” la Russia potrebbe decidere di attaccare l’Ucraina. Ipotesi cui ha fatto eco anche il segretario di Stato Anthony Blinken, che ha confermato le ipotesi del capo della Casa Bianca parlando di un attacco imminente. Il Cremlino ha risposto che tutto questo allarmismo non fa che elevare il livello della tensione, già particolarmente alto, e ha rilanciato con una prima mossa da non sottovalutare: l’espulsione del vice-ambasciatore statunitense a Mosca.

Le immagini che arrivano in queste ore dalla cancellerie mondiali è che le trattative proseguono ma i tempi si restringono. Dagli Stati Uniti, il messaggio che si preferisce rilanciare non è solo quello dell’allerta massima su un possibile intervento militare russo, ma anche il fatto che sia Vladimir Putin, a questo punto, ad avere la possibilità di scegliere tra la guerra o la pace. Washington fino a questo momento non ha potuto dare alcuna formale adesione alle proposte di accordo inviate dal Cremlino, soprattutto perché di fatto sancirebbero la fine della politica delle porte aperte della Nato e una sostanziale resa di fronte alle richieste di Mosca. Tuttavia Biden, che in questa fase appare abbastanza incerto e con lui l’intero blocco occidentale, continua con i suoi tentativi di negoziazione. Dopo l’incontro con Olaf Scholz,  sembra avere avallato la line diplomatica franco-tedesca. E, come spiega Giuseppe Sarcina del Corriere, in sede bilaterale l’obiettivo di Washington è quello di puntare su “riduzione degli armamenti nucleari; meccanismi di controllo reciproco; nuove misure per la stabilità”. In sintesi, rimettere mano al trattato New Start.

La questione rientra nel più ampio obiettivo russo di ricevere quelle “garanzie di sicurezza” presentate già a fine 2021 alle controparti statunitensi e atlantiche. Il governo di Mosca aveva chiesto di poter negoziare un accordo che fornisse rassicurazioni sulla sfera di sicurezza russa in Europa in base al principio della “indivisibilità della sicurezza” sancito in ambito Osce. Gli Stati Uniti e la Nato non possono mettere nero su bianco che l’Ucraina non aderirà nella Nato, ma l’idea è che da Oltreoceano si stia cercando di trovare la quadra per concedere qualcosa a Putin senza per questo arrendersi sui principi-guida dell’Alleanza. Missili, armi nucleari e basi in Europa orientale potrebbero essere un terreno di negoziazione.

Non è detto che la carta di Biden abbia dei risvolti immediati. L’impressione, almeno nelle prime notizie che giungono della Federazione Russia e dalle aree di risi in territorio ucraino, è che la linea rossa del Cremlino sia molto più netta. E per il momento anche le dichiarazioni giunte dal ministero degli Esteri russo – riportate dall’agenzia Tass – appaiono molto rigide. Mosca ha spiegato che da parte di Washington non vi sarebbe stata alcuna risposta in merito alla richiesta russa di evitare il dispiegamento di armi nucleari in territorio europeo, e accusa gli Stati Uniti di essere “limitati a menzionare la necessità di affrontare il problema delle armi nucleari non strategiche nell’ambito di un dialogo strategico, senza tener conto delle specificità della loro ubicazione e di altri fattori che incidono sulla sicurezza delle parti”. La Russia, si legge nel documento, punta soprattutto il dito sul fatto che vi siano armi atomiche in Stati membri non nucleari della Nato e si chiede “l’eliminazione delle infrastrutture per dispiegare rapidamente tali armi in Europa”, cos come la fine di qualsiasi esercitazione che coinvolga Paesi che non dispongono di un arsenale nucleare.

Gli Stati Uniti, per bocca di Blinken, hanno proposto un incontro in Europa con il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, già dalla prossima settimana. Si chiedono vertici anche tra Nato e Russia e in sede Osce. Ma la via della diplomazia passa per questa enorme partita a scacchi dove a questo punto si cerca di trovare qualsiasi punto di convergenza per sedersi intorno a un tavolo e porre nero su bianco le prime certezze.

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